Contro i pollini primaverili già in agguato, questi risultano essere gli ultimi giorni utili per potersi difendere. E’ risaputo che i migliori risultati in tal senso, si ottengano iniziando la somministrazione a dicembre, tuttavia, anche per i ritardatari, sono garantiti esiti promettenti, riducendo i fastidi creati dal naso chiuso, dagli starnuti e dagli occhi arrossati.
Spiega Domenico Schiavino, direttore del Servizio e della Scuola di Allergologia del Policlinico Gemelli di Roma, che oltre alle tradizionali iniezioni, ormai il vaccino si può somministrare per via orale attraverso gocce o compresse. Sempre secondo Schiavino, altri benefici si possono ottenere da una immunoterapia breve contro le graminacee, che rimangono la causa più frequente e persistente di allergie di primavera-inizio estate.
Chi è allergico, produce anticorpi contro determinati pollini, e questi anticorpi appartengono a una delle cinque classi di anticorpi chiamati lgE, che funzionano da sentinelle, lanciando l’allarme appena il polline entra in circolo nel corpo. Questo allarme scatena una serie di reazioni chimiche che portano alla liberazione di istamina, la sostanza che, in pratica, crea l’infiammazione e le irritazioni che molti conoscono. Se il polline entra in dosi massicce, l’infiammazione può estendersi per tutto l’organismo fino a provocare una crisi asmatica.
Ora, i nuovi vaccini tendono a somministrare in dosi controllate lo stesso polline a cui si è allergici per provocare la produzione di anticorpi lgE in grado di neutralizzarlo senza provocare irritazioni e infiammazioni.
Il problema è che un ciclo di questi vaccini ha tempi di somministrazioni lunghi e costi elevati. Un ciclo annuale di vaccino antiallergico infatti, può oscillare tra i 300 e i 500 euro, quasi tutti a carico del paziente.
Articolo di Redazione
Fonte: La Repubblica, 14/02/2012