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Ginecologia e Ostetricia

Cosa sai dell’isteroscopia?

Tra gli strumenti che possiede il ginecologo c’è l’isteroscopio che viene utilizzato per indagare l’interno della vagina, del canale cervicale e della cavità uterina. Se noi infatti partissimo dall’etimologia, scopriremmo che istero e scopia significano insieme “esame dell’utero” e quindi di tutti i suoi componenti e zone limitrofe. L’isteroscopia una procedura seguita nel caso in cui la storia clinica o la sintomatologia della paziente richiedano un’analisi più approfondita.

Quando viene effettuata?

Solitamente si procede in questi casi: se le mestruazioni sono particolarmente abbondanti, se si scoprono polipi o fibromi che saltuariamente sanguinano, se l’utero presenta formazioni o aderenze anomale, se sono stati subiti raschiamenti, quando vi sono dubbi sulla vostra fertilità (non riuscite ad avere un bambino), se dovete mettere una spirale (anche se è possibile anche questo apparecchio), o per intervenire al fine di ottenere una permanente contraccezione ovvero una sterilizzazione.

In cosa consiste?

Per capire in cosa consista l’isteroscopia è necessario sapere che è una metodica che fa uso dell’isteroscopio, a sua volta costituito da una cannula spessa 4-6 mm e lunga 30-35, munita di un involucro chiamato “camicia”; la cannula è dotata ad un’estremità di una fotocamera e all’altra di un cavo alimentato da luce fredda.

I sintomi dell’ernia cruraleLa camicia contiene un dispositivo che serve ad erogare anidride carbonica o soluzione fisiologica o ancora liquidi non conduttori di energia elettrica. Infine, la cannula presenta all’interno altri canali che servono ad introdurre gli strumenti operativi. La telecamera riesce a trasmettere l’immagine ad un monitor per essere poi stampata.

Può effettuarsi in ambulatorio, previa l’assunzione di un eventuale antidolorifico mezz’ora prima dell’appuntamento privato, ma, talvolta e se si preferisce l’anestesia totale, la donna deve ricoverarsi in regime di day-hospital seguendo un digiuno di 6 ore almeno prima dell’intervento. Ma entriamo più in dettaglio spiegando come procede il ginecologo in ambulatorio.

Lo specialista si avvale di uno speculum per esaminare vagina e collo dell’utero, procede con la pulizia tramite soluzione antibatterica e poi introduce l’isteroscopio arrivando all’utero; per ottenere immagini più nitide verranno iniettate determinate sostanze o gas (soluzione fisiologica o anidride carbonica). La macchina fotografica posta all’estremità dello stesso scatterà foto da trasmettere e da stampare; dopo averle stampate, il ginecologo le esamina e valuta se è il caso di prendere un campione di tessuto uterino per approfondire ulteriormente le indagini.

Quanto dura l’intervento?

Nel complesso si tratta di un intervento che ha una durata di 10-15 minuti, non è particolarmente doloroso (il paracetamolo è consigliato, come una forma di prudenza e per essere più tranquilli che la donna non provi dolore, ma non è obbligatorio; se lo specialista che esegue l’esame non lo suggerisce, potrebbe darsi che il liquido usato per un’anestesia locale contrasti con l’analgesico. Pertanto è consigliabile farsi indicare se e cosa eventualmente assumere prima dell’intervento stesso) e per lo più eseguibile in ambulatorio. Al termine, se avete scelto l’intervento in sala operatoria, è preferibile attendere che passino gli effetti dell’anestesia generale, mettere un assorbente e prendere un analgesico in caso di dolore al risveglio.

Se avete risolto ambulatorialmente è opportuno indossare un assorbente per eventuali sanguinamenti.

La ripresa richiede quasi sempre da 1 a più giorni, ma dipende per quale problema sia stata utilizzata l’isteroscopia ovvero se è stata una semplice indagine ambulatoriale o se per esempio sono stati rimossi polipi o fibromi. In quest’ultimo caso sarà lo specialista a consigliarvi il riposo necessario.

Quali sono i rischi e gli incovenienti?

Come per tutti gli esami invasivi, esistono degli inconvenienti e degli effetti collaterali ma sono pari al 3% circa. Va premesso però che vi sono alcune controindicazioni all’esame come per esempio la presenza di infiammazioni a livello pelvico o infezioni ai genitali.

I rischi sono invece rappresentati da una serie di complicanze divisibili in tre gruppi: aspecifiche (comuni ad altri esami o terapie chirurgiche come ad esempio la biopsia endometriale) che comprendono traumi, infezioni o emorragie; specifiche che riguardano strettamente l’operatore e gli strumenti utlizzati incluse le sostanze iniettate, ed infine chirurgiche cioè traumi, danni termici, la perforazione uterina, fuoriuscita di gas o liquido superfluo (intravasazione) che può essere ridotta se si sceglie la soluzione fisiologica.

Un’altra complicazione ma in misura minore può essere uno svenimento temporaneo vaso-vagale ossia la sincope transitoria e facilmente risolvibile, il più spesso dovuta al passaggio della cannula dal canale cervicale alla cavità uterina (si può prevenire quasi sempre assumendo un analgesico anche lieve contenente per esempio paracetamolo).

Esiste un modo per evitare queste complicanze?

In effetti esiste più di un modo legato però al chirurgo poiché è lo specialista che dovrebbe conoscere i trucchi del mestiere: per esempio se si vuole evitare una perforazione uterina è consigliabile usare cautela nel dilatare e nell’inserire la strumentazione necessaria, operare con la più ampia visibilità possibile e controllare che le pareti uterine siano perfettamente distese. L’uso dell’ecografo intraoperatorio può rivelarsi utile soprattutto negli interventi più complessi (miomectomie o simili).

Le pazienti hanno solo il compito di seguire i consigli dello specialista prima di sottoporsi a questa tecnica, in quanto conosce il motivo per cui deve essere effettuato; ovviamente non c’è prevenzione nel caso in cui sia usato come strumentazione aggiuntiva per avere conferma della diagnosi durante la visita specialistica.

Conclusioni

L’isteroscopia in questi ultimi anni si è affermata come mezzo diagnostico e terapeutico. Fino a pochi anni fa, per le donne sterili e con malformazioni uterine l’unica soluzione era l’intervento plastico eseguito per via laparotomica, mentre oggi attraverso l’isteroscopio e l’isteroscopia le operazioni si sono semplificate così come il dolore nella donna è ridotto e i tempi di recupero sono sempre più corti.

Nel caso di perdite ematiche vaginali definite abnormi, un tempo si eseguiva un raschiamento, ovvero un intervento alla cieca e spesso non del tutto risolutivo; invece con questa procedura isteroscopica la donna subisce un intervento meno invasivo del precedente con la rimozione delle cause e di conseguenza con un recupero più veloce della sua attività.

Certamente in caso di dubbio neoplastico, è stato dimostrato che il gas o il liquido iniettato con l’isteroscopio non dissemina le cellule neoplastiche. L’isteroscopia deve comunque essere considerato un esame di secondo livello da effettuare laddove ci si trovi di fronte a problemi difficilmente spiegabili clinicamente con un esito ecografico che ne suggerisca la pratica.

FONTE: Ginecologia ed Ostetricia a cura di Livio Zanoio 2015