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Ginecologia e Ostetricia

Come evitare le conseguenze del post-partum?

Il periodo che va dall’espulsione della placenta alla cancellazione di tutte le modificazioni dell’organismo materno che aveva comportato la gravidanza è chiamato puerperio. La sua durata è di circa 40-42 giorni; in questo periodo le mammelle si preparano e maturano per l’allattamento. Le prime 2 ore che seguono il secondamento sono definite post-partum.

Cos’è il post-partum?

Mother and Baby Playing

È un periodo importantissimo e delicato poiché l’utero contraendosi dovrebbe formare il globo di sicurezza che ha il compito di impedire l’eventuale emorragia dovuta al distacco della placenta. Se ciò non avviene si possono verificare emorragie a causa dell’atonia uterina ossia la difficoltà dell’utero a contrarsi e muoversi per tornare esattamente nel volume e nella posizione antecedente il parto.

La prassi è che si formino dei coaguli che occludono tutte le aperture vascolari; in caso contrario si tratterà di puerperio patologico o irregolare.

Perché si verifica l’atonia uterina e la conseguente emorragia?

I motivi potrebbero essere vari ma cerchiamo di menzionare i più ricorrenti:

  • Mucosa uterina particolarmente dilatata dopo una gestazione resa più complessa dalla gravidanza plurima.
  • Travaglio particolarmente complicato e più lungo della norma.
  • Parto troppo veloce.
  • Problemi placentari: non si è distaccata completamente o affatto o anche, pur distaccatasi si è incastrata nella sua stessa sede di impianto.
  • Presenza di residui placentari: la placenta non si è staccata in modo completo.
  • Ritenzione della placenta in un segmento inferiore dell’utero e conseguente blocco nella mucosa uterina inferiore. Normalmente dopo il parto le arterie spirali dovrebbero aprirsi senza provocare emorragia; se compare l’emorragia il chirurgo o l’ostetrico provvederanno manualmente al secondamento.
  • Placenta con forma anomala: accreta, increta, percreta; tali nomi si devono alla posizione della placenta stessa: rispettivamente strato superficiale del miometrio (accreta), strato medio (increta), ed infine più profondo ed esterno (percreta).
  • Fibromi o miomi pregressi.
  • Tagli cesarei precedenti.

Quali altre anomalie possono succedere durante il puerperio?

Oltre a quella suddetta che appartiene al gruppo delle patologie emorragiche, possono esservi quelle trombo-emboliche o infettive. Iniziamo con la lacerazione del canale del parto, dicendo che potrebbe verificarsi al momento dell’espulsione fetale. È un trauma che capita a livello vaginale, perineale e del collo uterino.

L’ispezione accurata del tratto genitale permette la visualizzazione dei punti sanguinanti e consente l’individuazione di dove porre i punti di sutura. Talvolta, nella ricostruzione del perineo può formarsi un ematoma; dopo 2 ore dal parto la donna potrebbe provare un dolore vulvoperineale che va prontamente risoltodallo specialista. Per quanto riguarda i trombi e le patologie a loro legate, va detto che spesso sono fattori di natura congenita o acquisita, i responsabili della loro formazione. Per esempio problemi piastrinici o di coagulazione come anche emofilici.

Quali sono le patologie tromboemboliche?

La predisposizione a sviluppare tromboembolie durante il puerperio è dovuta ad un’iper-coagulazione causata dalla gravidanza allo scopo di proteggerla da emorragie. Nel puerperio il rischio di trombosi è molto alto, poiché sono coinvolti 3 fattori predisponenti: la stasi venosa, l’immobilità e l’alterazione della parete dove si trovano i vasi. La trombosi può interessare il distretto venoso superficiale e quello profondo; la tromboflebite superficiale è facilmente diagnosticabile e priva di complicazioni; quella profonda si presenta spesso col quadro clinico dell’embolia polmonare. Per la prevenzione nelle pazienti a rischio, come quelle che hanno subito un taglio cesareo, è consigliabile l’uso di farmaci anticoagulanti contenenti l’eparina.

E le intenzione puerperali?

Per infezione puerperale, si intende un’alterazione della temperatura corporea pari a + di 38° che compare dopo circa 2 ore dal parto. I germi possono trovarsi nel canale del parto e dunque si tratterebbe di infezione endogena o dall’esterno, esogena. Tra i germi più comuni troviamo gli streptococchi, gli stafilococchi, l’escherichiacoli ed altri germi anaerobi. L’infezione deriva dalla rottura prematura della membrana uterina, dal travaglio laborioso, dal parto operativo (forcipe, ventosa e TC).

La terapia si basa su antibiotici a largo spettro e successivamente sull’antibiotico specifico per quel tipo di germe. Un altro tipo di infezione che interessa la puerpera è la mastite ovvero l’infezione della mammella; spesso è lo stafilococco il colpevole degli ascessi mammari, poiché passa attraverso le ragadi del capezzolo a sua volta generate dalla suzione del neonato. Il sintomo della mastite è il dolore alla mammella durante la palpazione, ma altri segni sono l’arrossamento di un quadrante della mammella ed un rigonfiamento mammario.

Conclusioni

Il puerperio è un periodo molto delicato per la donna poiché va incontro ad una serie di problemi non sempre desiderati e ad inconvenienti locali o di carattere generale. Di conseguenza, la puerpera va seguita e monitorata per poterle dare il soccorso e il supporto necessari soprattutto al comparire dei primi sintomi di deviazione dal regolare decorso del periodo considerato.

FONTE: Ginecologia ed Ostetricia a cura di A. Ferrari, L. G. Frigerio, Mc. Gram Hill, 2015.