Nonostante (e per fortuna) la moda del tatuaggio cominci a segnare qualche battuta a vuoto, per chi nonostante tutto non volesse rinunciare a farsi disegnare sulla propria pelle un segno praticamente indelebile –farsi togliere un tatuaggio è pratica dolorosa e costosa-, è bene tenere a mente alcuni consigli. A questo proposito l’American Academy of Dermatology, storica società di dermatologi statunitensi, consiglia alcune regole per tatuarsi senza problemi e in regime di sicurezza.
Come primo avvertimento i dermatologi statunitensi sconsigliano vivamente di non tatuarsi già da piccoli, di non farlo mai da soli o con l’aiuto di amici, perché il tattoo potrebbe scatenare gravi allergie e lasciare cicatrici. Dopo essersi tatuati, inoltre, è buona regola seguire fedelmente le indicazioni del medico per evitare infezioni e dermatiti da contatto.
Antonio Cristaudo, Responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia infiammatoria e allergologica dell’Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma, afferma che il rischio di infezioni da stafilococco o di contrarre malattie come HIV, epatite B e C, può essere prevenuto affidandosi a centri autorizzati, che utilizzano pigmenti omologati, adeguate norme igieniche e corretti metodi di sterilizzazione degli strumenti. Uno studio effettuato in tempi recenti dall’ospedale romano e dall’Istituto Superiore di Sanità, dimostra che nel nostro Paese sono raddoppiate negli ultimi cinque anni le reazioni allergiche ai tatuaggi dovute anche al fatto che negli inchiostri usati per i tatuaggi sono presenti concentrazioni elevate di cromo, nichel, cobalto e in misura inferiore addirittura di mercurio o altre sostanze tossiche.
Ma il problema si estende anche ai tatuaggi temporanei, perché anche questi possono provocare dermatiti. Insomma se proprio non se ne può fare a meno (esigenza invero difficile da dimostrare) ci si tatui pure, ma con attenzione e seguendo precise regole igieniche. Tenendo presente, inoltre, che un tatuaggio raramente lascia spazio al pentimento: una volta fatto resta lì (quasi) sempre per sempre.
Articolo di Redazione
Fonte: Corriere della Sera, 29/03/2012