Uno studio, portato avanti dai ricercatori del Charité-Universitätsmedizin di Berlino e dell’University Medical Center di Amburgo, conferisce una conferma scientifica al consiglio che molti medici e infermieri spesso danno ai pazienti prima di fare un’iniezione: distogliere lo sguardo dall’ago per non provare dolore o, almeno, per attenuare il fastidio della puntura.
Spiega Marion Höfle, coordinatore dello studio in questione, che l’ago della siringa è una potenziale minaccia e per questo guardare l’iniezione che ci viene fatta, aumenta la percezione del dolore poiché si aumenta l’attività del sistema nervoso autonomo. Per misurare gli effetti, alla vista dell’ago, delle nostre aspettative e delle passate esperienze con prelievi e iniezioni, i ricercatori hanno effettuato dei test con 25 volontari, monitorando la valutazione del fastidio percepito e l’attività del loro sistema nervoso davanti alla proiezione di clip in cui compariva solo una mano, una mano punta da un ago o toccata da un bastoncino.
I partecipanti hanno riferito di aver provato un dolore più intenso e sgradevole ogni volta che ricevevano la stimolazione elettrica in corrispondenza delle clip in cui l’ago penetrava nella mano. Questo dimostra che la consapevolezza che il contatto con un oggetto appuntito sia più fastidioso rispetto al contatto con un oggetto non contundente, incrementa la spiacevolezza del dolore percepito, indipendentemente dall’entità dallo stimolo.
Esiste dunque una correlazione fra i sistemi visivi del cervello e quelli del dolore. Spiega in proposito Flavia Martini, ricercatrice all’Istituto di neuroscienze cognitive all’University College London , che il dolore non è necessariamente legato alla presenza e all’intensità dello stimolo doloroso ma è, invece, frutto di complesse interazioni nel nostro sistema nervoso centrale, altamente modulabili. Proprio per questo anche il dolore è gestibile attraverso strategie cognitive. Non guardare l’ago che ci sta per bucare è il primo passo.
Articolo di Redazione
Fonte: Corriere della sera, 18 maggio 2012