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Nefrologia

Quando il nefrologo aiuta a evitare allarmismi

Molte patologie renali iniziano con sintomi aspecifici difficili da interpretare correttamente ed è necessario valutarli nel loro insieme. È utile conoscere quali disturbi dovrebbero spingervi a recarvi dal nefrologo, per evitare inutili allarmi o al contrario per monitorare e analizzare una spia di un’eventuale patologia renale o anche di una malattia in fase preparatoria (fase iniziale).

Quali sono i sintomi per i quali dovremmo preoccuparci maggiormente?

Se osservandosi si notano edemi ovvero si osservano dei piccoli versamenti di liquido in eccesso all’interno dei tessuti ci si dovrebbe insospettire.
In particolare nell’area del viso e delle palpebre gli edemi potrebbero essere stati causati da una perdita di proteine con le urine e dalla riduzione del filtrato renale. La riduzione di albumina provoca una difficoltà a trattenere all’interno dei vasi circolatori la parte liquida del sangue che si trova nel sottocutaneo.
Altri sintomi evidenti sono: ematuria, poliuria ed oliguria.

L’ematuria distinguibile in micro o macro – dove per la prima si intende una presenza di globuli rossi nelle urine riscontrabili dall’esame al microscopio e per la seconda una consistenza di globuli rossi visibile ad occhio nudo – rappresenta il sintomo più frequente di una sindrome nefritica.

La poliuria coincide con l’aumento del volume urinario ed infine l’ultima che si ha in caso di diminuzione del volume. In questi due casi, i due sintomi sono legati disordini renali che provocano scompiglio nella funzione di diluizione o concentrazione delle sostanze che il rene ben funzionante filtra, purifica, eliminando le scorie. Per esempio, nell’insufficienza renale, si ha difficoltà a concentrare l’urina con la conseguente minzione di un’urina abbondante, ma con basso peso specifico.

L’oliguria viene definita una quantità di urina inferiore mediamente ai 400 cc durante le 24 ore; è la risposta dell’organismo alla continua perdita di liquidi dovuta a sudorazione, diarrea, emorragie. È il sintomo tipico o della disidratazione eccessiva o dell’insufficienza renale.

Come si arriva alla diagnosi?

Edemi, ematuria e tutte le forme simili possono essere espressione di patologie renali ed extra-renali, ma sarà il nefrologo in base a specifici esami diagnostici con o senza immagini a contrasto o digitali ad individuare le cause e a formulare una diagnosi.
L’esame delle urine è indicativo del livello di proteinuria (perdita di albumina) ed orienta verso una nefrosi; la presenza di cilindri ed emazie porta alla diagnosi di glomerulo nefrite. L’azotemia individuabile nel prelievo anche ematico o meglio la creatininemia evidenziano la difficoltà da parte del rene di smaltire le scorie azotate.
Nella visita potrebbe essere effettuato o richiesto un tampone faringeo per la valutazione dello streptococco per allontanare l’ipotesi si tratti di glomerulo nefrite post streptococcica.
L’ecografia renale dà modo di vedere si vi siano o meno calcoli o di un rene policistico o di un’eventuale neoplasia.
Infine, è opportuno un controllo della quantità e qualità delle urine, analizzando se il livello volumetrico urinario è pari a 500 cc.

Quando è necessaria la dialisi?

Cos’è innanzitutto la dialisi? La dialisi rappresenta una soluzione per la cura delle malattie renali che causano un malfunzionamento. È una terapia consigliata in caso di insufficienza renale o insufficienza renale cronica e se la compromissione è pari a circa il 90%.
Viene ad essere essenziale per evitare l’accumulo nel sangue di sostanze nocive che dovrebbero essere eliminate dal corretto funzionamento renale. Il fine della dialisi è quello di filtrare dal sangue tutto ciò che non dovrebbe rimanere in circolo o meglio fluidi che potrebbero rivelarsi pericolosi.
Esistono diversi tipi introdotti già a partire dal 1940, ma ai nostri giorni il progresso ha permesso un miglioramento della tecnica che garantisce ai reni un migliore funzionamento.

Tuttavia la durata dell’effetto, nel caso di insufficienza renale cronica, è pari a circa 20 anni, trascorsi i quali, sarebbe opportuno il trapianto; se, però non è cronica, esiste la possibilità di fare la dialisi per un periodo di tempo necessario affinché i reni possano riprendere il regolare funzionamento. L’efficacia della dialisi è massima nel caso di giovani che rientrano nella fascia tra i 20 e i 30 anni, ma è ridotta nelle fasce di età più avanzata.

Quali sono gli effetti collaterali della dialisi?

Gli effetti collaterali maggiormente riscontrati sono: un’alterazione pressoria che coincide con un abbassamento correggibile con l’assunzione di liquidi, nausea, vomito. Si aggiungono poi un senso di spossatezza ed affaticamento. Raramente si sono riscontrati effetti sulla pelle, poiché c’è una tendenza a divenire più secca con fastidiose sensazioni di prurito; si possono, infine avere crampi muscolari e ipermotilità delle gambe.

Conclusioni

Va premesso che per quanto riguarda le malattie renali primitive vi sono molti sintomi aspecifici che non devono necessariamente allarmare o far pensare alla dialisi, ma dovrebbero spingere ad eseguire alcuni esami ematici ed un’urografia per completare il check-up.
Sarà il vostro specialista a richiedere altri esami di laboratorio per essere più sicuro della diagnosi. Oltre alla sintomatologia già descritta, altre conseguenze comuni anche ad altre malattie sono: astenia, anoressia, nausea, anemia.
Se è necessaria la dialisi, è raccomandabile recarsi nei centri specializzati per migliorare lo stato di salute ed allungare la vita rendendola più sana; talvolta la dialisi va eseguita solo per un periodo di tempo, in altri casi, come nell’insufficienza renale, va ripetuta ad intervalli regolari per circa 20 anni, in attesa del trapianto.
L’importante è saper valutare quando recarsi dal nefrologo e seguire i suoi consigli per evitare conseguenze gravi e magari non più risolvibili se non, forse, con la chirurgia.

FONTE: Manuale di Nefrologia a cura di G. Garibotti ed R. Pontremoli