Un sospetto del vostro specialista può essere confermato o smentito solo dall’esame istologico, ovvero dall’analisi citologica di un frammento o un siero prelevato dalla lesione, ferita o piccola cisti presente in una qualsiasi zona del corpo.
Se non è visibile all’esterno, sono alcuni esami ematici che portano al dubbio e ad una diversa procedura terminante sempre con l’esame istologico.
Un esito positivo dovrebbe spingere il paziente a recarsi dall’oncologo.
Qual è il cammino da seguire?
Durante la prima visita oncologica, lo specialista rassicurerà il paziente spiegando che in campo oncologico la medicina ha fatto enormi progressi e specie per alcuni tumori la guarigione arriva al 70%, dato piuttosto confortante rispetto al passato.
L’oncologo vorrà poi avere un’idea di come sta l’organismo in generale ovvero le condizioni psico-fisiche del malato. Si procederà poi con la verifica dello stato di aggressività e dell’individuazione del tipo. Dopo essere ben consapevoli della situazione, gli oncologi suggeriscono la terapia medica, radiante (radio o chemio terapia o anche entrambe ad intervalli regolari in base ai risultati) o, infine, quella chirurgica.
Come si arriva alla conoscenza dello stato generale?
All’oncologo il paziente dovrà illustrare la propria storia clinica e la sua condizione dopo l’esame obiettivo viene classificata in base a scale che danno la capacità di resistenza, chiamata efficienza del paziente.
I criteri sui quali si basa la scala sono: il livello di autosufficienza e di assistenza; il rapporto fra questi permette al medico di stabilire la terapia da intraprendere.
Sono altresì fondamentali gli esami ematici che evidenziano non solo la VES ovvero la presenza e il grado di infezione, ma anche specifici marker che potrebbero aiutare ad avere un’idea più precisa, anche se non forniscono la distinzione se si tratta di un tumore benigno o maligno; in altre parole i marker servono ad accertare l’eventuale presenza di forme neoplastiche, ma non viene specificata la loro natura.
Quali sono i gradi di tumore?
Il patologo descrive il grado di malignità servendosi di questo schema:
- Grado 0: tumore ben differenziato in cui la cellula neoplastica è simile per morfologia ad una cellula normale.
- Grado 1: mediamente differenziato: ciò è dovuto ad un maggiore distaccamento dalle cellule normali.
- Grado 2: indifferenziato: è pressoché impossibile distinguere le cellule originarie.
L’aggressività del tumore è direttamente proporzionale al suo grado.
Di recente si sono sviluppata tecniche immunoistocliniche che permettono di valutare i fattori predittivi delle risposte al trattamento. In alternativa ancora più recenti della genomica, c’è l’intergenoma del tumore che garantisce una terapia ancora più specifica e più efficace per quel tipo di neoplasia che dà minori effetti collaterali.
L’entità di diffusione del tumore è definita stadiazione.
Come viene definita la stadiazione?
La stadiazione clinico-strumentale si basa sull’esame clinico-strumentale eseguibile attraverso la TAC, la RNM, e la PET o infine la scintigrafia.
La stadiazione anatomo-patologica data da un esame dettagliato dell’organo, sede della neoplasia e dei linfonodi asportati.
Viene indicata con le lettere T, N ed M.
Con la T si intende un tumore primitivo esteso.
Con la N si indica l’assenza o la presenza di metastasi linfonodali regionali.
Con M si classifica la presenza o l’assenza di metastasi a distanza ovvero lontane dall’area in cui si trova l’organo colpito.
Oltre a tali gruppi esistono dei sottogruppi:
- TX : tumore che non può essere definito
- T0: assenza di segni di tumore primitivo
- TIS: carcinoma in situ
- T1-T4: dimensioni del tumore primitivo.
N – linfonodi regionali:
- NX: lo stato dei linfonodi non può essere definito
- N0: assenza di linfonodi
- N1-N3: aumento dei linfonodi interessati alla ripetizione del tumore.
M – metastasi:
- MX metastasi non documentata
- M1 metastasi a distanza.
Dalla stadiazione deriva il successivo passo terapeutico: in un tumore di basso grado e poco esteso con linfonodi sentinella negativi, la terapia chirurgica è quella che di solito meglio interpreta la soluzione definitiva da seguire.
Se, invece, si evidenzia la presenza di linfonodi viene dapprima suggerita una radio o una chemioterapia adiuvante allo scioglimento.
Nel caso in cui il tumore abbia una dimensione importante è raccomandabile la chemioterapia per tre mesi, alla quale dovrà seguire la rimozione del tumore per via chirurgica; la chemio servirà in questo caso a ridurre la dimensione e dunque ad un intervento meno invasivo e meno invalidante.
Conclusioni
Ogni neoplasia così come il paziente che ne soffre possiede determinate caratteristiche, che ne influenzano l’evoluzione. I fattori prognostici sono legati alla malattia e all’ospite che ne è affetto.
Tra i fattori legati alla neoplasia, la caratterizzazione isto-patologica riveste un ruolo centrale. Il grado istologico di malignità, l’iperestensione di geni che promuovono la proliferazione di marker molecolari hanno un significato prognostico sfavorevole.
Lo stato patologico, però, fornisce dati fondamentali e di notevole interesse perché tanto più è basso lo stadio, tanto migliore sarà la prognosi.
Tra i fattori legati al paziente, l’età e il sesso potrebbero far condizionare i trattamenti soprattutto considerando la situazione generale inclusa l’eventuale gravidanza.
La scelta della terapia da intraprendere favorisce la comparsa di un maggiore o minore numero di effetti collaterali (perdita di capelli, osteoporosi, spossatezza, ed altri legati alle radiazioni).
Dopo aver curato la neoplasia, il paziente dovrebbe comunque seguire un follow-up caratterizzato da controlli periodici clinico-strumentali al fine di prevenire recidive e di scegliere la profilassi migliore.
Un carcinoma in situ o al primo stadio con linfonodi negativi, con la rimozione chirurgica si ha un successo pari quasi al 100% di guarigione; negli stadi intermedi come il Primo e il Secondo, la percentuale si abbassa al 60-70% ed infine nel Terzo e Quarto la possibilità di salvarsi è ridottissima ed è pari a circa il 20%. Ne consegue che è necessario fare prevenzione e trovare una giusta profilassi che può consistere anche in un sano stile di vita evitando gli eccessi nel fumo e nell’alcol, specie se si appartiene ad una famiglia dove il rischio di ammalarsi è genetico.
FONTE: Oncologia medica a cura di E. Ciarchiello e coll.