Le ossa sono costituite da cellule chiamate osteoblasti che formano la matrice ossea e gli osteoclasti deputati alla crescita e al rimodellamento continuo dell’osso che sono in perfetta armonia tra di loro. Il midollo osseo produce tutte le cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine).
Alcune ossa meno compatte come quelle del cranio, della gabbia toracica per il polmone e il cuore sono di natura fibro-cartilaginea ed hanno la funzione di ammortizzare gli urti.
Un’altra funzione molto importante oltre a quella di proteggere è quella di sostenere il nostro corpo.
In tutte queste cellule ed aree si possono generare tumori benigni o maligni.
Quali sono le tipologie di tumore osseo?
Si deve premettere che i tumori ossei sono piuttosto rari, ma possono colpire in età pediatrica e in età adulta. Va inoltre precisato che esiste un tipo primario o un tipo metastatico.
Tra il tipo primario si distinguono i sarcomi, a loro volta divisi tra osteosarcomi e condrosarcomi; i primi hanno origine nel tessuto osseo, mentre gli altri si formano nelle cartilagini. Il sarcoma più pericoloso in età infantile o adolescenziale è quello di Erwing, mentre il condrosarcoma colpisce più frequentemente gli adulti.
I tumori metastatici sono di solito secondari a neoplasie originarie al seno, al polmone o alla prostata.
Queste tipologie vanno affrontate in modo diverso nonostante la somiglianza dei sintomi.
Come si scoprono le neoplasie ossee?
Dopo aver considerato l’esito degli esami ematici, dei raggi X, dell’ecografie o risonanze magnetiche nucleari, si inizia ad esaminare il grado (G) e lo stadio attraverso lo studio dell’estensione (T) e delle eventuali metastasi (M). Esiste una classificazione americana ideata dall’American Joint Commission on Cancer (AJCC) che unisce a tali elementi anche la comparsa e la diffusione dei linfonodi.
I tumori ossei si distinguono anche in localizzato, metastatico, recidivante.
Nel primo caso, localizzato, le cellule colpite si trovano solo nel tessuto osseo nel quale si sono originate; in quello metastatico, le cellule hanno invaso altri organi, prevalentemente il polmone o altre zone dello scheletro. Infine, in quello recidivante, il tumore si presenta nuovamente nella zona dove si era precedentemente formato.
Quali sono i sintomi?
I sintomi potrebbero variare a seconda della zona colpita; ma il più spesso si prova dolore e si nota un gonfiore nella regione dell’osso aggredito. Potrebbe variare anche l’entità e lo sviluppo del dolore; solitamente è intervallato nelle ore diurne e più forte di notte o durante l’attività fisica, in particolare, sotto sforzo.
Talvolta in caso di fratture, si pensa immediatamente a traumi, ma, in realtà, il dolore potrebbe nascondere un inizio di un carcinoma osseo. Inoltre, molto spesso la sintomatologia è aspecifica come febbre, senso di affaticamento nelle ossa, perdita di peso e questo non aiuta nella diagnosi.
Solo una visita dallo specialista e l’individuazione di alcune masse anomale nel vostro scheletro potrebbero far insospettire l’ortopedico, che vi sottoporrà ad alcuni accertamenti diagnostici. Oltre a quelli sopra citati potrebbe essere richiesta una scintigrafia ossea e una PET (tomografia ad emissione di positroni) a contrasto per individuare eventuali metastasi ed infine la TAC total body.
Una volta che è stato individuato il carcinoma, il paziente è sottoposto ad un esame bioptico per capire la sua natura di benignità o malignità: si asportano sotto anestesia piccolissimi cilindri di tessuto osseo e si analizzano.
Come vengono curati?
La terapia si basa sulla tipologia, sullo stadio, sull’aggressività, sullo stato generale del paziente e sulla percentuale di successo, dopo l’eventuale asportazione chirurgica.
Se si decide per l’intervento, la terapia è chirurgica; se, invece, si stabilisce una terapia preparatoria o alternativa si consigliano sedute di radio e chemio terapia. In ogni caso tali terapie possono essere propedeutiche all’intervento chirurgico.
In cosa consiste l’intervento?
L’intervento permette di rimuovere la parte colpita, sostituendola con protesi metalliche per garantire un intervento, il più possibile conservativo, che permetta un normale recupero e ritorno alla vita normale.
La chemioterapia viene utilizzata per curare le neoplasie ossee al fine di ridurre le dimensioni del tumore (terapia neoadiuvante) o dopo l’intervento allo scopo di eliminare del tutto eventuali residui o cellule malate (terapia adiuvante).
La radioterapia può essere utile a bombardare le cellule tumorali con radiazioni ad alta frequenza, sufficienti talvolta ad evitare l’intervento chirurgico o a ridurre le sue dimensioni prima dell’operazione.
Prima di arrivare alla chemio o alla radioterapia esiste la possibilità che lo specialista prescriva i bifosfonati, già ben conosciuti ed utilizzati per risolvere i problemi di osteoporosi.
In alternativa a tutto ciò, specie in caso di osteosarcoma sono in via di sperimentazione alcuni anticorpi, come quello formato dalla molecola IGF-IR, detti farmaci intelligenti o ancora farmaci che agiscono sul sistema sul sistema immunitario.
Attualmente non si hanno risposte scientificamente provate, ma solo potenzialmente efficaci e da sperimentare.
Quali sono i maggiori fattori di rischio?
Per quanto riguarda l’osteosarcoma, i rischi maggiori si corrono durante lo sviluppo del bambino e in età adolescenziale quando le ossa si allungano in fretta più del dovuto e in modo non proporzionale; in questo caso si potrebbe pensare che il rapido accrescimento osseo sia dovuto ad un osteosarcoma.
Altri rischi provengono dalla frequente esposizione a radiazioni, alle quali si deve essere sottoposti a causa di altre metastasi neoplastiche in altri apparati o organi.
Fattore genetico che potrebbe comportare una mutazione ossea tale da favorire la formazione del tumore o alcune sindrome correlate come la LI-Fraumeni o la Rothmund Thompson che colpiscono le ossa e lo scheletro.
Quanto al condrosarcoma, i rischi sono quasi esclusivamente a fattori genetici e dunque a malattie genetiche come l’esostosi multipla ereditaria caratterizzata da protrusioni cartilaginee dovute alla mutazione di alcuni geni.
Non si può dire che esistano forme preventive specifiche per la formazione di neoplasie primarie, ma si può suggerire una vita sana ed un’astensione dal fumo, come si raccomanda per la prevenzione di altri carcinomi per quelli metastatici.
Prevenzione
Poiché le cause dei tumori delle ossa sono ancora in gran parte sconosciute, attualmente non esiste alcun tipo di prevenzione efficace per ridurre il rischio di sviluppare questo tipo di cancro.
FONTE: www.airc.it