I tic sono manifestazioni involontarie che si riscontrano non solo negli adulti, ma anche nei bambini. Questi ultimi hanno solitamente dai 4 ai 5 anni in poi; i più colpiti sono i maschietti rispetto alle femminucce e derivano per lo più per problemi di natura genetica o ambientali. I tic possono interessare il volto, gli occhi, le spalle, gli arti o comprendere una serie di movimenti brevi o di diversa durata.
Quali tipi di tic si conoscono?
I tic si dividono in motori semplici o complessi. Ai primi appartengono movimenti del viso, le cosiddette “smorfie” (aggrottare le ciglia, mordicchiarsi le unghie o le pelli), tosse improvvisa incontrollata ed anche raschiarsi la gola senza motivo, tirare su col naso, alzare le spalle, deglutire continuamente, ripetere il verso del maiale. Ai secondi, invece, muovere i piedi in senso di protesta, mimare o avvicinare il naso per sentire gli odori degli oggetti con i quali si entra in contatto. Più raramente, i bambini possono usare espressioni volgari o fare l’eco di cose sentite o di suoni.
Ma perché accade questo?
Le ragioni potrebbero essere molteplici: si va dalla reazione nei confronti di una situazione di disagio, imbarazzo, paura ed ansia alle stesse situazioni di tipo cronico e dunque patologico da verificare con uno neuropsichiatra infantile. Vi ricordate quando eravate bambini se magari vi è successo mai? Intorno alla fase pre-adolescenziale o adolescenziale può capitare che il vostro bambino soffra di timidezza, senso di vergogna, depressione e di conseguenza abbia difficoltà a socializzare per la paura di non piacere o di essere preso in giro.
Cosa andrebbe fatto e quali regole dovrebbero essere seguite?
Si potrebbero dare dei consigli in merito. In primo luogo, è importante non rimproverare i bambini, non mostrarsi preoccupati ed impedire in qualche modo che vostro figlio si guardi alo specchio, mentre si comporta così. Se criticate o sgridate vostro figlio, i suoi comportamenti potrebbero peggiorare, essere fatti di nascosto e dunque diventare incontrollabili. In altre parole dovreste ignorarli in quei momenti.
Come seconda regola, altrettanto importante è la creazione di un ambiente accogliente, dove il bambino possa sentirsi a suo agio. Per esempio, il bambino va seguito nelle sue tappe e reso autonomo il prima possibile ovvero considerando quello che dovrebbe saper fare da solo per l’età che ha: gradualmente dovrebbe saper mangiare da solo, lavarsi, vestirsi ed “aiutare” la mamma nelle attività di casa più semplici.
Una terza regola da seguire è il controllo del proprio istinto di proteggerlo troppo o di sottovalutarlo. Si ottiene questo permettendo al bambino di esplorare da solo il mondo, aiutandolo qualora si trovasse in difficoltà. È consigliabile mostrarsi sicuri in ciò che si fa, non sostituirsi a lui nel momento dei compiti a casa avuti a scuola, stare attenti a quando mangiate insieme. A questo proposito va precisato che il bambino andrebbe invitato ad assaggiare o spinto a non farlo, spiegando il perché sarebbe meglio mangiare o no, questo o quel prodotto. Non dovreste inoltre insistere o ricattare il bambino se non vi accontenta. Tutto va finalizzato a dargli sicurezza e a renderlo consapevole delle sue capacità: va premiato quando merita, rimproverato con rispetto se non rispetta le regole evitando urli e rabbia.
Come quarta è consigliabile dedicarvi a lui passando il vostro tempo libero a giocare, cucinare, disegnare o fare una qualsiasi altra attività, incluso una bella passeggiata o una partita ad un gioco da tavolo.
E’ raccomandabile inoltre non addossare le proprie responsabilità o colpe sul bambino come anche non fare pressione su vostro figlio considerando con razionalità le sue qualità. Non è ritenuto vantaggioso o appropriato immaginare un figlio perfetto o brillante, anche se, in realtà, non è come vorreste. Il figlio dovrebbe poter sviluppare le proprie qualità in modo spontaneo e sicuro: a scuola i feedback dei professori potrebbero deludervi o rendervi orgoglioso, nelle attività sportive potrebbe essere portato per uno sport e avere molte soddisfazioni; in tal caso sarebbe opportuno assecondarlo. In altre parole le sue capacità vanno stimolate al fine da renderlo felice e sicuro di quello che fa in ogni competizione e in ogni ambiente da lui frequentato.
Altro consiglio consiste nel mandarlo a letto ed addormentarlo leggendo una fiaba o un racconto.
Come potreste ricordarvi o notare meglio qualche tic?
C’è chi consiglia di scrivere un diario in cui annotare ogni reazione anomala, ogni smorfia incontrollata e involontaria, senza farlo sapere al bambino. Tutto ciò può far riflettere, e in caso di necessità, è utile in caso decideste di incontrare il neuropsichiatra infantile. I tic sono segnali che vanno controllati, poiché sono le prime forme di espressione che ti fanno conoscere meglio come vostro figlio reagisce di fronte alle difficoltà e soprattutto se è felice o depresso.
Conclusioni
È fondamentale in caso di bimbi con “tic” escludere una causa organica ossia va capito in breve tempo se i tic sono dovuti a problemi di origine genetica, per danni all’encefalo o semplicemente all’ambiente in cui vive.
Prima di rivolgersi al neuropsichiatra è sufficiente recarsi dal pediatra che valuterà se si tratta di tic che con il tempo tenderanno a passare oppure necessitano di ulteriori approfondimenti.
FONTE: Trattato di Pediatria a cura di W.E. Nelson, 2016.