Probabilmente molti conoscono già questo animale o parassita, forse ne hanno sentito parlare, ma siete sicuri di sapere cosa capita quando interviene l’ameba e quando questo parassita si intrufola nella vostra vita? E poi se state vivendo la vostra gravidanza, cosa succede?
Ebbene partiamo dalla definizione, in base alla quale l’ameba è un parassita intestinale che vive prevalentemente nei paesi tropicali e nelle aree limitrofe; non manca però anche in Europa ma la sua presenza è pari circa allo 0,5%. In Italia, sembra sia stata importata da passeggeri e stranieri provenienti dalle zone in cui il parassita è più diffuso. È stato inoltre calcolato che circa 500 milioni nel mondo sono portatori, anche se è vero che abitano prevalentemente le regioni tropicali o sub-tropicali; può colpire anche gli animali come cani, gatti, maiali e scimmie.
Esistono molto specie ma solo una può dar luogo a manifestazioni cliniche, mentre le altre vivono nell’intestino senza causare patologie.
Come si acquisisce?
La diffusione del parassita avviene principalmente per via oro-fecale e dunque è legata a condizioni socio-economiche ed igienico-sanitarie. L’infezione si contrae ingerendo acqua o verdure contaminate, mangiando cibi su cui si sono posate mosche o passati altri insetti vettori (che trasmettono il parassita).
La patologia, chiamata amebiosi, è considerata un’infezione sessualmente trasmessa attraverso i rapporti oro-genitali o rettali.
Qual è il suo ciclo biologico?
Un soggetto infetto elimina con le feci e se quest’ultime provengono da un individuo che soffre di una forma grave o patogena, si liberano nell’aria e danno luogo a 4 larve. Queste ultime penetrano nell’intestino e albergano per lo più nell’intestino crasso.
Quali sono le manifestazioni cliniche dell’amebiasi?
Il periodo di incubazione può variare da 1 a 3 settimane; una volta intercorso questo lasso di tempo, si possono avere 3 eventualità cliniche: la retto-colite acuta, la colite cronica e l’ameboma ossia un conglomerato di ameba che porta ad un’infiammazione intestinale. Talvolta potrebbe manifestarsi un’amebiasi sistemica che invade anche altri apparati, come ad esempio, il fegato e i polmoni; in gravidanza potrebbe verificarsi una situazione più grave come l’enterocolite fulminante.
Come si può differenziare dalle altre infezioni intestinali?
In realtà, molte infezioni intestinali o enteropatie croniche presentano quadri clinici analoghi e per l’analisi differenziale occorrono esami di laboratorio mirati: si inizia dall’esame delle feci da ripetere per 3 o 4 volte per vedere se sono presenti le cisti formate dalle larve a loro difesa. A questi poi dovrebbero seguire esami di tipo immunologico sia sulle feci che sul sangue per poter confermare la diagnosi.
Come si può prevenire l’infezione da ameba?
Le misure preventive partono dalla considerazione di come avviene o può avvenire il contagio. Si potrebbe distinguere in prevenzione su scala generale e su scala individuale: nel primo caso si tratta di eseguire un adeguato trattamento sui soggetti infettati o portatori sani; nel secondo, invece, è sufficiente lavare con attenzione frutta e verdura consumate crude. Soprattutto nelle zone a rischio alle attenzioni suggerite si consiglia di non utilizzare ghiaccio o di non acquistare prodotti da venditori ambulanti.
Come si cura l’amebiasi?
In caso di infezione è utile ricorrere ad amebicidi. In gravidanza si possono assumere preferendo però farmaci da prendere a partire dalla 14ma settimana, facendosi consigliare dal ginecologo sulla somministrazione ossia sul dosaggio. In qualche caso, se ci trova di fronte ad ascessi epatici o polmonari è necessario un drenaggio chirurgico.
Conclusioni
L’amebiasi intestinale è diffusa in tutto il mondo anche se ci sono zone in cui è più frequente, come nei tropici. La presenza sul nostro territorio di un alto numero di immigrati, ha riportato alla luce questa patologia; in gravidanza, quando le difese immunitarie sono più basse, le donne sono più suscettibili di infezione e rischiano in qualche caso estremo l’amebiasi fulminante. Il feto non è danneggiato direttamente dall’ameba, ma indirettamente dalle condizioni generali dovute insufficiente alimentazione materna; le mamme affette da tale patologia vanno incontro a conati di vomito o a diarrea più frequenti di quello che si potrebbe avere in gravidanza.
FONTE: Parassitologia medica a cura di Gabriella Cancrini