La bacchetta “magica” è in realtà un dispositivo anticoncezionale da inserire nel tessuto sottocutaneo; questo contiene un ormone (progesterone) che blocca la maturazione degli ovuli e che una volta inserito garantisce o almeno dovrebbe garantire una protezione di 3 anni.
Come si applica?
Si può applicare dove si preferisce, ma solitamente è scelto il braccio e precisamente a 6-7 cm dalla piega del gomito. Si inserisce tramite un aghetto che si posiziona nella zona scelta: nell’ago c’è un cursore che libera la bacchetta lunga 4 cm e con un diametro di 3-4mm. Fatto questo, il ginecologo controlla l’impianto che deve essere percepito nel sottocutaneo nella sua interezza, ma nello stesso tempo va controllata la profondità, poiché non dovrebbe essere spinto a tal punto che possa migrare in altre aree; se si muove, c’è la possibilità che la sua estrazione possa essere difficile al termine dei 3 anni o qualora fosse necessario.
Quale periodo del ciclo mestruale è più indicato?
Come per la pillola è opportuno che l’applicazione coincida con il primo giorno del ciclo e una volta applicato i rapporti sessuali senza altra protezione sono consigliati a partire da 7 giorni dopo dall’applicazione. Se la donna fa uso o ha fatto uso della pillola, del cerotto o dell’anello, l’impianto dovrebbe essere inserito dopo l’ultima pillola, cerotto ed anello.
Cosa si può dire riguardo la sicurezza?
Sicurezza è una parola importante e va usata con attenzione. Comunque, come ogni altro metodo contraccettivo, la sicurezza è misurata dall’indice di Pearl che a sua volta si basa sul numero di gravidanze che si verificano in 100 anni (1200 cicli). In base al Pearl, il bastoncino si avvicina allo zero e quindi sembra dare garanzie maggiori della pillola, che è soggetta a dimenticanze o ad errori di assunzione.
I dati derivano da una sperimentazione su donne appartenenti ad un’ampia fascia di età che va dai 18 ai 40 anni.
Va precisato che se si somministrano altri farmaci, quali antiepilettici, alcuni antibiotici o l’erba di S Giovanni, l’effetto anticoncezionale può ridursi; pertanto i rapporti andrebbero temporaneamente sospesi. Andrebbe fatta attenzione anche al sovrappeso poiché un aumento del peso corporeo potrebbe compromettere l’efficacia e dunque comportare la rimozione del dispositivo dopo 2 anziché i 3 anni.
A chi è consigliato?
Gli specialisti consigliano questo metodo alle donne che per difficoltà logistiche non hanno modo di ricorrere facilmente agli altri anticoncezionali o a strutture sanitarie adeguate dove recarsi. È evidente il riferimento a donne che vivono o devono vivere per ragioni di lavoro in paesi africani, asiatici o dell’America centrale, dove spesso la vita si svolge in villaggi poco attrezzati o affatto abituati a gestire problemi di anticoncezionali. Di contro nei paesi industrializzati, il ricorso a tale metodo è più semplice, ma le donne dovrebbero venire comunque informate sui rari effetti collaterali o sulle condizioni di salute che non consentono l’uso del dispositivo.
Quali sono gli effetti collaterali?
Il progestinico che viene dismesso giornalmente dal dispositivo interferisce sul ciclo mestruale sia bloccandolo (amenorrea) sia aumentandolo ovvero un conseguente stillicidio di perdite giornaliere specie durante i primi 3 mesi.
Non si sono fino ad ora riscontrati problemi di ritenzione idrica o aumento di peso, ma in qualche caso possono esservi sbalzi di umore verso un temporaneo e lieve stato depressivo, rara manifestazione di acne sul viso ed ancora più raramente calo del desiderio. In altre parole, non sembra siano stati riscontrati invalidanti o pericolosi effetti collaterali. È raccomandabile tuttavia valutare lo stato di salute generale della donna che può ricorrere alla bacchetta; ad esclusione delle donne con patologie epatiche o che soffrono di colescistopatie e di trombofilia o infine in assenza di predisposizione genetica alle neoplasie mammarie o di neoplasie, il dispositivo può aiutare allo scopo.
Come si rimuove?
Con lo scadere dei 2 o 3 anni, dopo l’inoculazione di un’anestesia locale, lo specialista procede a localizzare l’impianto, ad identificarlo per poi estrarlo con una piccola pinza che passa attraverso una piccola incisione cutanea. Una volta rimossa, il ginecologo provvede a richiudere la ferita con uno sterilstrip, una cerotto ed una benda. Se la donna vorrà far ricorso al metodo nuovamente si può riposizionare il bastoncino nel giorno del mese consigliato al fine di ottenere una maggiore efficacia.
Conclusioni
L’impianto sottocutaneo di un dispositivo ormonale non è nuovo, ma è stato migliorato con il tempo e reso biocompatibile e radioopaco per poterlo ritrovare in caso di migrazione. In Italia è un metodo usato molto poco, a differenza di altri paesi europei dove è più comune. È particolarmente utilizzato nei paesi emergenti o più poveri, dove i controlli ginecologici sono solitamente saltuari e più rari.
FONTE: Pescetto, Manuale di Ostetricia e Ginecologia