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Neurologia

Parkinson, una nuova terapia

Il morbo di Parkinson, solamente in Italia colpisce duecentomila persone, si manifesta raramente prima dei 50 anni di età ed è caratterizzato da tremore, rigidità e difficoltà nei movimenti. I sintomi iniziali, riguardanti la sfera motoria, sono dovuti alla morte progressiva delle cellule nella Sostanza Nera, che è l’area del cervello indispensabile per il controllo dei movimenti.
Con l’avanzare progressivo della malattia vengono poi penalizzati in maniera sempre più grave anche altri aspetti del comportamento, e tra questi in particolare subiscono danni la memoria e l’apprendimento. La morte delle cellule adibite a questi scopi riduce in maniera netta la disponibilità di dopamina, il neurotrasmettitore necessario al funzionamento della massa cerebrale.
Ma adesso, per fortuna, è apparsa all’orizzonte una terapia più efficace per contrastare questa terribile malattia. Una terapia che gli specialisti sperano in breve tempo possa migliorare la qualità di vita dei malati, anche in virtù di una netta diminuizione degli effetti collaterali della discinesia, ossia l’insieme dei movimenti incontrollati e assolutamente involontari degli arti e della testa.  A mettere insieme questa nuova terapia sono stati i ricercatori dell’unità di genetica molecolare del comportamento all’istituto di neurologia sperimentale del San Raffaele di Milano.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Proceedings of the national academy of science Usa-Pnas.

Articolo di redazione
Fonte: La Stampa