Ormai sembra definitivamente accertato: lo smog è una tra le sostanze più cancerogene oggi presenti sulla faccia della terra. Lo ha sottoscritto ufficialmente la LARC, l’Agenzia sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha annunciato la decisione di inserire gli inquinanti dell’atmosfera nel gruppo numero 1, quello dei sicuri cancerogeni, unitamente a sostanze come alcol e benzene. Gli esperti dell’agenzia, che hanno passato in rassegna più di mille studi sull’argomento, provenienti da ogni parte del mondo, motivano la loro decisione con le 223mila morti nel mondo, causate dagli inquinanti dell’aria nel 2010. Nonostante la composizione dell’atmosfera sia differente da zona a zona, sottolinea l’agenzia, le conclusioni sono identiche in tutto il mondo.
Kurt Straif, il coordinatore della pubblicazione dell’agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sostiene che l’aria che respiriamo è inquinata da molteplici sostanze cancerogene, ma che se fino adesso si riteneva che queste sostanze si limitassero provocare danni alla salute (in particolare alle vie respiratorie), ora sappiamo con certezza che l’inquinamento è anche un potente cancerogeno. E le notizie provenienti dalla Cina in questi giorni, non sono tranquillizzanti.
Se, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Salute dice che le micro-particelle PM2,5 non sono dannose alla salute se limitate a un massimo di 25 microgrammi per metro cubo, nella città di Harbin, nel nord est della Cina, non appena si sono accesi i riscaldamenti, il livello delle particelle è schizzato a 1000 microgrammi per metro cubo, addirittura con il dubbio che gli strumenti non siano in grado di registrare livelli, eventualmente, più alti. Valori apocalittici, che provenendo da un paese come quello cinese in netta fase di espansione e di avvicinamento agli standard di vita occidentali, mette i brividi nella schiena, soprattutto pensando al futuro.
Il costo di questo progresso, infatti, comincia a farsi oscuro, un po’ come l’aria inquinata di quelle città ma, soprattutto, sembra che nessuno abbia ben chiaro come coniugare la via dello sviluppo con quella di un’accettabile rispetto dell’ambiente. Targhe alterne, momentanee chiusure del traffico e degli aeroporti, in Cina come altrove, sono solo dei palliativi che sortiscono un effetto placebo, senza risolvere nulla. Vivere in un pianeta industrializzato salvaguardando l’ambiente, la natura e la vita umana, si pone cosi agli albori del XXI secolo come uno dei gravi problemi da affrontare in maniera drastica e risolutiva.
Articolo di Redazione
Fonte: La Stampa, 22 ottobre 2013