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Cellule staminali: cosa sono?

cellule staminali cosa sonoAncora oggi in molti casi di maternità, la placenta unita al cordone ombelicale, ossia il corpo unico formato da placenta e cordone, è considerato uno scarto biologico e quindi viene eliminato e destinato ai rifiuti.

La comunità scientifica, invece, lo considera prezioso, in quanto il sangue presente in questo insieme (placenta+cordone) è ricco di cellule staminali.
Stando alle notizie riportate da diverse fonti giornalistiche e ai comunicati di alcuni centri o laboratori di ricerca, sembrerebbe che queste cellule facciano… miracoli. Prima di esaltare a dismisura tali proprietà delle cellule staminali, sarebbe opportuno fare un po’ di luce in questo campo, delicato e al tempo stesso affascinante.
In altre parole, a che punto si trova la ricerca scientifica relativamente alle diverse tipologie di cellule e alla loro potenzialità? Questo è il quesito da dipanare.

Come si suddividono le cellule staminali

La classificazione si basa sulla diversa capacità di generare più tipi di cellule oppure una sola:

  • A – Cellule staminali totipotenti: sono quelle presenti nella placenta e nel cordone nella prima fase di formazione dell’embrione e sono in grado di dare origine ad un intero organismo.
  • B – Cellule staminali pluri e multipotenti: esse hanno un maggior grado di specializzazione e sono in grado di riprodurre solo alcuni organi o tessuti; sono recuperabili durante i primi mesi della gravidanza.

Ci sono un po’ di difficoltà per poterle acquisire poiché sia le cellule embrionali (A) che quelle fetali (B) sono ottenibili a condizione si voglia perdere l’embrione o il feto; ne conseguono problemi etici che impediscono di fatto l’ottenimento.

  • C – Cellule staminali unipotenti: si trovano nel cordone ombelicale e possono differenziarsi in un unico tipo di cellule come gli elementi maturi del sangue (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine); in questo caso le cellule potrebbero essere utili ed ottenibili. Ma come? È necessario coltivarle in modo idoneo, permettere loro di riprodursi e generare altre cellule come il nostro tessuto osseo e muscolare, e come fa anche la nostra pelle.

Come si raccoglie il sangue

cordone ombelicaleIl prelievo del sangue del cordone ombelicale è agevole e non reca alcun dolore alla neo-mamma.
Fuoriuscito il feto dall’utero materno, si aspetta il primo vagito o almeno 60 secondi, prima di intervenire tagliando il cordone.
I due pezzi del cordone vengono chiusi con una pinza e, prima che venga espulsa la placenta, vengono disinfettati.
Successivamente, il cordone viene collocato in una sacca sottovuoto e, mediante un ago collegato alla sacca stessa attraverso un tubicino si punge la vena, si aspira il sangue del funicolo e si aspetta la completa aspirazione. Appena la sacca è pronta, viene consegnata ad un centro trasfusionale o di ematologia.
Agli ematologi il compito di studiare i vari tipi di cellule staminali, di isolarle e classificarle; inoltre, i dati raccolti verranno inseriti dagli specialisti in un data base internazionale di cellule staminali affinchè possano essere pronti per rispondere alle eventuali richieste.
In Europa, le cellule staminali si utilizzarono per la prima volta in Francia dal 1988 e fino ad oggi sono stati effettuati circa 30.000 trapianti. In Italia siamo arrivati più o meno a 1.000!

In quali casi è possibile impiegare le cellule staminali?

  1. Per trattare linfomi, altre neoplasie ematologiche e alcuni tipi di leucemie.
  2. Per curare l’anemia mediterranea grave (morbo di Cooley) e malattie del sistema immunitario.
  3. Per rigenerare il midollo osseo nei casi in cui sia stato danneggiato da radiazioni o da farmaci chemioterapici per tumori maligni.

Va fatta una precisazione distinguendo le cellule staminali per trapianto autologo se le cellule provengono dal paziente stesso o eterologhe, se le cellule provengono da altri donatori.
Nei trapianti eterologhi le cellule derivate dal cordone hanno una maggiore facilità di reperimento nei confronti di un donatore adulto e una minore possibilità di rigetto, nei casi di midollo osseo. Anche sembra che tutto sia semplice, in realtà anche per le cellule staminali prelevate dal cordone potrebbero esservi alcune limitazioni.
Ciò si deve alla scarsa quantità di sangue ed al numero di cellule emopoietiche (produttrici di sangue) presenti in una sacca, che sono in numero limitato; ciò porta ad utilizzare le cellule prevalentemente in pediatria o in soggetti di peso inferiori ai 40 Kg.
Per coloro che hanno un peso superiore, sarebbero necessarie più sacche e la compatibilità tende a diminuire.

Situazione in Italia: quante e quali banche di cellule staminali?

cellule staminaliAttualmente in Italia risultano essere attive 19 Banche, circa il 10% rispetto alle 180 nel mondo.
Le Banche pubbliche hanno il compito di conservare il sangue del cordone ombelicale per trapianti soprattutto allogenici (diversi dal donatore e per trapianti su parenti del donatore, che hanno minor rischio di malattie congenite).
Le banche private tengono il sangue per usarlo in trapianti autologi, ritenendolo quasi come fosse un’assicurazione per la vita per il donatore e la sua famiglia.
Esiste, tra banche di cellule staminali pubbliche e banche private, una forte competizione per poter disporre il più possibile di donatori.

Cosa fare: donare il sangue del cordone o trattenerlo per il proprio figlio?

Gli scienziati tendono ad incoraggiare la donazione solidale (cellule consegnate e poste nel data base internazionale) e sono contrari alle banche private. Ecco su cosa basano le loro considerazioni:

  • Le probabilità che le unità di sangue vengano utilizzate dal donatore prima dei 20 anni sono basse: 1 a 20.000.
  • Esistono alternative valide, in quanto grazie alla banca dati internazionale la compatibilità per i trapianti è maggiore.
  • Non si sa ancora precisamente quanto le cellule del cordone riescano a sopravvivere e, solitamente, le cellule del cordone a lungo termine potrebbero non garantire più la loro efficacia.
  • Anche il Ministero della Salute ha espresso un parere negativo sulle banche private di cellule staminali.

Comprensibilmente per le coppie che hanno appena generato un figlio o che aspettano un bambino non è facile decidere. Le domande che sarebbe corretto porsi, sono: è giusto sottrarre sangue dal cordone a banche pubbliche, nate con l’intento di aiutare coloro che hanno bisogno di trapianti? È egoistico conservare il sangue per il prorio figlio, con una bassa probabilità di doverlo usare in futuro o per lo meno più bassa di coloro che devono necessariamente essere sottoosti a trapianto?

Eticamente, è corretto generare un senso di colpa in coloro che non possono permettersi la spesa della conservazione? A tali quesiti privati, a volte la legge viene in aiuto.

La legge italiana in materia di cellule staminali.

In base all’accordo tra Stato e Regioni e al relativo decreto ministeriale, non è possibile conservare cellule staminali per uso privato, ma è consentita la donazione presso strutture pubbliche.
Si può altresì, a proprie spese, esportare il campione di sangue all’estero presso banche che garantiscono per 20 anni la conservazione ad un costo pari a 2.000 € complessive. Inoltre è tassativo informare i donatori sull’alternativa pubblico-privato in quanto, una volta effettuata la donazione, la coppia non più alcun diritto su quanto donato.

Per informazioni più dettagliate e complete, diversi specialisti in particolare il ginecologo-ostetrico o ematologo sono in grado di fornire un quadro più ampio delle possibilità di utilizzo delle cellule staminali.