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Cammini veloce? Vivrai a lungo

Uno studio dell’Università di Pittsburgh in Pennsylvania stabilisce un nesso fra il modo in cui una persona anziana cammina e il numero di anni che vivrà. I ricercatori hanno utilizzato questo parametro di valutazione su un vasto campione di quasi 35.000 persone oltre i 65 anni, verificando che camminare a una velocità superiore a 0,92 metri al secondo è indice di buona salute e di una prospettiva di vita superiore a chi va più lento.
Un’andatura uguale o superiore a un metro al secondo corrisponde a una buona aspettativa di vita poichè il cammino coinvolge i muscoli, lo scheletro e l’apparato cardiocircolatorio, e quindi un’andatura lenta può riflettere danni a questi sistemi. Alla stessa conclusione, del resto, erano già arrivati alcuni studiosi francesi secondo i quali le persone anziane che camminano lentamente avrebbero una probabilità di morire per problemi legati al funzionamento del cuore superiore di tre volte rispetto a chi preferisce il passo sostenuto.

I pericoli maggiori riguarderebbero appunto patologie di carattere cardiovascolare come l’infarto e l’ictus. Per quanto riguarda gli uomini, sono stati giudicati veloci nel caso in cui siano riusciti a percorrere 1,85 metri o più al secondo, mentre sono stati catalogati fra i lenti nel caso in cui abbiano coperto soltanto una distanza di 1,5 metri.

Per le donne, il metro di giudizio per definirle veloci è rimasto invariato rispetto agli uomini, mentre per non essere considerate lente, le signore dovevano percorrere una distanza superiore a 1,35 metri al secondo.

Nel corso della ricerca, 209 partecipanti sono morti, di cui 51 per cause diverse, 59 per malattie cardiovascolari e 99 per cancro. Dai risultati, emerge che gli anziani che figuravano tra le fila dei “lenti” avevano molte più probabilità di morire per problemi di cuore, che si manterrebbe più in salute grazie allo sforzo fisico al quale costringiamo l’organismo durante una camminata a passo sostenuto.

Secondo i ricercatori francesi, peraltro, è probabile che l’insorgenza dei primi fastidi cardiovascolari induca le persone a diminuire ulteriormente la propria andatura, il che, a sua volta, non fa bene al cuore. In attesa che queste teorie trovino conferma definitiva non resta che affrettare il passo.

Articolo di redazione
Fonte: Italiasalute.it, 5/01/2011