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Proctologia e Chirurgia proctologica

Laparocele: ernia post intervento chirurgico

Il laparocele è un difetto della parete addominale che può nascere dopo un intervento chirurgico. In pratica è un’ernia che si forma su una cicatrice dopo un intervento di chirurgia addominale.

Questa patologia non deve essere confusa con un allontanamento spontaneo dei muscoli della parete addominale (diastasi addominale) e compare dopo un tempo variabile dall’intervento operatorio.

Le cause del laparocele

Laparocele ernia post intervento chirurgicoIl laparocele è una vera e propria complicanza della chirurgia addominale e si presenta nel 10% degli interventi; di questi, circa l’80% dei casi si manifesta entro il primo anno dall’intervento chirurgico mentre il restante viene diagnosticato dopo 3 a 5 anni.

Anche dopo diversi anni dall’operazione la parete addominale si può indebolire, cedendo dall’interno, e far fuoriuscire il peritoneo, ossia un foglietto che separa gli organi interni dalla parete addominale e dare origine ad un’ernia.

Alcuni studi hanno evidenziato che esistono alcuni fattori nel paziente che possono aumentare le probabilità di contrarre la patologia:

  • infezioni post operatorie,
  • intervento chirurgico eseguito non correttamente con la ferita che non è stata richiusa in modo perfetto,
  • attacchi di vomito cronici che inducono un aumento della pressione addominale,
  • diabete,
  • traumi e ferite addominali,
  • età avanzata,
  • peso in eccesso,
  • malnutrizione,
  • altri interventi di chirurgia vascolare,
  • ferita di dimensioni notevoli, longitudinali e sovraombelicali,
  • broncopneumopatie croniche ostruttive che causano frequenti colpi di tosse che si riflettono sui muscoli addominali,
  • insufficienza epatica e renale,
  • terapia cortisonica,

La prevenzione del laparocele

La patologia può essere prevenuta se si adottano particolari accorgimenti nel periodo post operatorio:

  • stare a riposo per un periodo opportuno,
  • limitare gli sforzi finché la ferita non è completamente guarita,
  • seguire tutte le indicazioni consigliate dal medico,
  • effettuare le visite di controllo per pulire accuratamente la ferite,
  • seguire gli esercizi di riabilitazione per rinforzare la parete addominale, soprattutto quando l’intervento è stato molto invasivo ed esteso.

I sintomi del laparocele

I sintomi del laparoceleGeneralmente il laparocele è asintomatico e l’unico segno evidente è la tumefazione a livello addominale, ben visibile quando si sta in piedi, che però non provoca nessun dolore.

In alcuni pazienti, invece, compaiono alcuni sintomi che indicano la presenza della patologia:

  • fastidi legati alla tumefazione,
  • il fatto che non si riesce a far rientrare l’ernia nella cavità addominale,
  • vomito,
  • difficoltà ad evacuare,
  • dolore diffuso che si presenta durante l’attività sportiva, in caso di affaticamento, se si è costretti a rimanere in posizione eretta per lungo tempo e se si eseguono sforzi addominali intensi.

In caso di dolore sospetto è consigliabile rivolgersi ad un medico per una prima visita di controllo, anche se la tumefazione ancora non è evidente. Il medico, dopo un primo esame generale, potrà consigliare alcuni test di approfondimento, che utilizzano tecniche di diagnostica per immagine, per esaminare lo stato della parete addominale: ecografia, TAC e risonanza magnetica.

Le complicazioni del laparocele

Il laparocele, se non opportunamente trattato, può dare origine alle classiche complicazioni delle ernie della parete addominale, quindi può aumentare di dimensioni, incarcerarsi, strozzarsi e provocare problemi al corretto fluire delle sostanze nutritive del tessuto cutaneo che lo ricopre.

In alcuni casi particolari, ossia in presenza di soggetti a rischio come gli anziani o persone con gravi patologie cardiorespiratorie, è preferibile evitare l’intervento chirurgico perché le complicazioni durante l’operazione potrebbero essere molto serie.

Come curare il laparocele

Come curare il laparoceleIl laparocele può essere curato esclusivamente tramite via chirurgica attraverso due trattamenti differenti:

  • chirurgia aperta (metodo tradizionale),
  • chirurgica laparoscopica.

L’operazione chirurgica aperta viene effettuata attraverso la stessa cicatrice dell’operazione che ha causato la patologia.

Viene riportato il contenuto dell’ernia nella cavità addominale e viene posizionata una protesi che ha principalmente lo scopo di rinforzare la parete che ha ceduto. Inizialmente viene inserito un piccolo tubo di drenaggio per evitare l’accumulo sottocutaneo di siero prodotto nel periodo post operatorio, in quanto questo liquido potrebbe infettare la ferita e dare origine a fastidiose complicazioni.

La seconda modalità di intervento è più moderna e meno invasiva ed utilizza la chirurgica laparoscopica.

Vengono introdotti nella cavità addominale dei piccoli tubicini attraverso i quali si fanno passare la telecamera e gli strumenti operatori. In questo modo l’intervento chirurgico viene eseguito dall’interno ed alla fine si posiziona una protesi per rinforzare la parete intestinale che ha subito il cedimento.

Uno dei vantaggi di questa tecnica rispetto a quella tradizionale è che con la telecamera si possono vedere dall’interno difetti e problematiche che altrimenti rimarrebbero nascoste. Inoltre, considerando che l’intervento è meno invasivo, si riduce il dolore post operatorio e si possono riprendere più velocemente la normale alimentazione,  le attività sportive e la vita quotidiana.

Ultimamente l’innovazione ha interessato questa tipologia di operazioni e vengono utilizzate diverse protesi con caratteristiche particolari (materiale non riassorbibile e materiale riassorbibile) a seconda della tipologia dell’intervento e del paziente. Le protesi hanno l’ulteriore vantaggio di diminuire le probabilità di ricomparsa della patologia negli anni successivi l’intervento.

Per quanto riguarda la tipologia dell’anestesia che viene somministrata dipende da vari fattori come le condizioni del paziente, le dimensioni del laparocele e dove è posizionato. Generalmente si utilizza l’anestesia generale per entrambe le tipologie di intervento e solo in pochi casi, quando il problema è di ridotte dimensioni, si può optare per l’anestesia locale.