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Malattie Infettive

Polmoniti e Meningiti: batterio trasformista contro gli antibiotici

E’ capace per sfuggire ai suoi nemici di reinventare se stesso in tempi rapidissimi, cambiando abito più velocemente di Fregoli, in modo da sconfiggere antibiotici e vaccini. Stiamo parlando dello Streptococcus pneumoniae, il batterio responsabile di polmoniti e meningiti e che, nel corso degli anni, è stato la causa di numerose morti e che è diventato nel corso del tempo resistente a varie arme pensate per distruggerlo.  Ora si sono uniti i ricercatori di sette paesi per analizzare come un ceppo del batterio in questione si è modificato negli ultimi 30 anni e come si è disperso nel mondo. Fortunatamente, campioni di questo batterio erano stati raccolti negli anni passati un po’ in tutto il mondo. Usando questi campioni, oltre 240 provenienti dall’America del Nord e del Sud, dall’Africa e dal Sudest asiatico, i ricercatori sono riusciti a mettere a punto la prima fotografia genetica dettagliata dell’evoluzione di questo batterio. Hanno così trovato che dal 1984, quando il ceppo venne identificato per la prima volta in Spagna, il batterio ha modificato circa i tre quarti del suo genoma usando sia la ricombinazione (un rimescolamento del genoma al momento della divisione cellulare), sia la sostituzione (una mutazione che cambia le singole lettere del Dna). Questa agilità genetica ha permesso al batterio di schivare le misure prese contro di lui, come i vaccini e gli antibiotici.
A commento dell’articolo apparso su Science, si è sottolineato come le nuove tecniche moderne siano molto più efficienti. Un tempo si potevano analizzare solo pochi geni per volta, oggi invece i ricercatori hanno visto come il batterio diversifica tutto il suo patrimonio genetico nel corso di un tempo relativamente breve. Un risultato importante per poter capire e predire la risposta del batterio ai nuovi vaccini e ai nuovi antibiotici messi a punto e, di conseguenza, poter cercare di studiare le contromosse per neutralizzare questo pericoloso nemico.

Articolo di Redazione
Fonte: L’Unità, 29 gennaio 2011