Iniziamo col dare subito la risposta affermativa. Dopo un trapianto in una donna fertile, generalmente, il ripristino della normalità avviene dopo circa 6 mesi, ossia il ciclo mestruale ricompare ed inizia lentamente a tornare come era prima dell’intervento.
La fertilità viene ripristinata e i livelli degli ormoni ritornano ad essere gradualmente qualitativamente e quantitativamente soddisfacenti.
Cosa bisognerebbe sapere sul trapianto?
Il trapianto di tutti gli organi è possibile effettuarlo attraverso due operazioni:
1. individuazione della compatibilità tra il tuo sistema immunitario, endocrino, circolatorio e linfatico incluso il tuo gruppo sanguigno,
2. intervento chirurgico con la sostituzione dell’organo o la parte malata con quello sano/sana.
E’ molto importante distinguere quale organo necessita di essere trapiantato poiché, ad esempio, se si tratta di fegato o rene, va tenuta maggiore cautela nel decorso della gravidanza poiché potrebbe comportare la preeclampsia (stato in cui la pressione arteriosa è piuttosto alta e la quantità di proteine nelle urine è elevata) ovvero un alto rischio di avere complicanze che potrebbero ricadere sulla madre e sul feto.
Oltre alla preeclampsia potrebbe svilupparsi o accentuarsi il diabete gestazionale o potrebbe verificarsi il ricorso a parto cesareo per l’alta probabilità di parti prematuri (che il più delle volte richiedono il taglio cesareo).
Quanto alle malattie, le donne che hanno subito un trapianto di rene e fegato sono più deboli e sono più facilmente soggette al Citomegalovirus con conseguenze di lieve o grave entità sul feto, poiché durante la convalescenza dovrebbero essere assunte terapie immuno-depressive per evitare il rigetto dell’organo stesso.
Va aggiunto che l’interruzione di gravidanza non è così rara; ne consegue che viene consigliata una gravidanza almeno 1 anno dopo il trapianto, quando il proprio stato fisico-psichico si è perfettamente ristabilito.
Quale contraccezione viene suggerita nel periodo che intercorre tra il trapianto e il concepimento?
I ginecologi tendono a consigliare l’uso del preservativo o meglio il ricorso ad un metodo contraccettivo di barriera e se non tollerato l’uso della pillola. Quest’ultimo viene considerato come alternativa da seguire, solo se effettivamente non si può fare a meno, poiché assumendo o avendo assunto una terapia autoimmune l’efficacia potrebbe essere diminuita.
Inoltre la pillola potrebbe causare trombosi se la gravidanza viene vissuta preferendo la sedentarietà alla vita più attiva e dinamica.
La spirale o IUD (dispositivo intrauterino) non viene di solito adoperata poiché non protegge da infezioni, come del resto la pillola, data solo se necessaria.
Dopo 1 o 2 anni dal trapianto come ci si prepara ad affrontare la gravidanza?
Andrebbero controllati i valori ematici ed in particolare quelli relativi al rene quali la creatinemia, va esclusa la presenza di albumina nelle urine, va controllata la pressione arteriosa, vanno escluse infezioni in atto e lo stato della pelvi dovrebbe risultare sano.
Saranno comunque gli specialisti, in base all’organo che ha subito il trapianto, a prescrivere esami ematici o delle urine per accertare uno stato fisico adeguato e pronto ad affrontare una gravidanza.
Cosa fare in gravidanza?
Per avere una gravidanza più tranquilla, è il caso di sottoporsi a controlli più frequenti per valutare lo stato dell’organo e soprattutto per individuare eventuali segni o indizi che potrebbero indicare un’eventuale patologia, un’infezione, o un inizio di rigetto dell’organo trapiantato.
Negli esami ematici andrebbero ricercata la presenza o confermata l’assenza di infezioni provocate da citomegalovirus; inoltre se si è affetti da epatite o toxoplasmosi.
Come viene suggerito alle gestanti, è il caso di eseguire ecografie o ecografie in 3D seguite da esami che controllino la morfologia del feto. Inoltre è consigliabile tenere sotto controllo la pressione arteriosa.
E’ utile sapere che anche se solitamente si partorisce con taglio cesareo, che non si esclude affatto, in assenza di complicazioni, un parto per via vaginale.
Una cura particolare va rivolta alla scelta dei farmaci da assumere per ridurre rischi e complicanze sulle madri e sui feti. Alle future madri si consiglia anche di farsi seguire da un’équipe di specialisti che permettono al ginecologo di procedere nel modo migliore; in altre parole è richiesta la collaborazione fra ginecologi, endocrinologi, clinici medici, nefrologi, immunologi ed ecografisti.
In caso di trapianto di midollo sono consultati al posto dei nefrologi, gli ematologi.
Nei primi due trimestri il controllo dal ginecologo è mensile poiché viene esaminata la crescita del volume del collo dell’utero, la funzionalità renale e la pressione arteriosa; tra la 16ma e la 18ma settimana viene consigliata l’amniocentesi per controllare più da vicino la condizione fetale.
Tra la 21 e la 23ma settimana l’ecografista eseguirà l’esame morfologico sul feto e la flussimetria doppler dell’arteria uterina.
Nel terzo trimestre, infine i controlli sono più ravvicinati ovvero ogni 15 giorni per decidere il tipo di parto.
Quali potrebbero essere le complicazioni sul feto?
Tra i maggiori rischi si ha il ritardo dell’accrescimento che si verifica circa nel 20-30% dei casi, i feti nascono con un peso inferiore ai bimbi nati da gravidanze di mamme sane ed in anticipo sul tempo previsto. Durante il parto il feto non subisce particolari problemi. Una volta nato, alle mamme si sconsiglia l’allattamento al seno.
Concludendo, si può dire nelle linee generali che la gravidanza nelle donne, che sono costrette ad un trapianto è possibile; è vero però che, appartenendo alle gravidanze a rischio, andrebbe seguita con controlli e monitoraggi più frequenti rispetto alla norma.
In particolare, nei trapianti di rene o fegato come anche di midollo, il recupero della fertilità si ha dopo circa 6 mesi, per gli altri organi potrebbe essere necessario più o meno tempo. Solo eccezionalmente e in presenza di complicanze più gravi o eventualmente, ma sempre di rado ed in età vicino alla menopausa, si potrebbe non recuperare la propria fertilità, anticipando la menopausa stessa.
Viene consigliato il concepimento solo a partire da 1 o 2 anni dal trapianto a seconda del parere del ginecologo e dell’equipe medica che conferma la ripresa del buono stato di salute. In questo intervallo di tempo è preferibile scegliere il metodo anti-concezionale migliore, che sembra risultare l’uso del profilattico.
In casi estremi anche la contraccezione orale è possibile, mentre la spirale non è da considerare il dispositivo idoneo.
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