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Il Morbo di Crohn tra patrimonio genetico e gravidanza

Cos’è il morbo di Crohn? Con questa espressione si intende una malattia infiammatoria cronica, il più spesso di origine genetica. Solitamente colpisce la fascia di età tra i 25 e i 35 anni, ovvero il periodo in cui una coppia raggiunge la massima fertilità. È una patologia che può coinvolgere tutto l’apparato digerente, dall’inizio della digestione (bocca) alla fine (retto).
Ma è davvero solo genetica?

Perché e come si manifesta il Morbo di Crohn?

Il morbo di Crohn copertinaSi è scoperto che tre possono essere i fattori scatenanti che interagiscono tra di loro: alterazione del gene NOD2, danno di alcuni tessuti dovuto dalla presenza di germi intestinali; ed infine l’ambiente, ossia l’uso di farmaci antiinfiammatori cosiddetti FANS e il fumo di sigaretta.
La fase iniziale della malattia è caratterizzata da dolori addominali, alterazione della flora batterica intestinale con conseguente diarrea alternata a stipsi e febbre. Il quadro clinico è aspecifico e spesso sono necessari ulteriori esami per diagnosticare il morbo.
All’interno dell’intestino si formano delle piccole ulcere che si spingono fino a tutto lo spessore della parete intestinale: si possono formare in una o più zone e coinvolgere diversi tratti in modo frammentario. Si ha un’alternanza di tratti coinvolti e tratti esenti, e si parla di lesioni/ulcere a salto; le ulcere sono caratterizzate da segmenti lunghi più o meno dai 5 ai 30cm, ed a seconda del punto e dell’area interessata assume il nome di ileite (localizzata nell’ileo), ileocolite (ileo più colon). Potrebbe trovarsi più raramente nel retto (5%) o nello stomaco e nel duodeno (1%).
I tessuti dove insorgono queste ulcere tendono a perdere la normale irrorazione e ad andare in necrosi; in questo caso, si assiste alla formazione di fistole nella mucosa intestinale che coinvolgono due anse intestinali o più di un organo interno (vescica, uretere, vagina) ed esterno (ombelico, in prossimità di qualche cicatrice). Più raro le fistole raggiungono sedi più lontane quali i glutei o l’anca.

Il morbo di Crohn: la sintomatologia

Tra i primi sintomi sono da menzionare i crampi addominali associati a diarrea e febbre non rispondente agli antiepiretici e antidiarroici.
Una volta esclusa l’ipotesi possa trattarsi di influenza o di un semplice virus intestinale, si procede con indagini più approfondite a partire dai raggi X, tac, risonanza magnetica ed ecografia. Se però si è in gravidanza, bisogna eseguire gli ultimi tre degli esami ora menzionati per avere un quadro più nitido del tipo di problema. Tra questi, il più significativo potrebbe risultare la risonanza in caso di fistole ed ascessi addominali.
Durante la gestazione si dovrebbe evitare l’esame solitamente principe per diagnosticare il Morbo di Crohn, ossia la colonscopia, ma è possibile farla. Non è da escludere l’ipotesi di effettuare una biopsia con il conseguente esame istologico, effettuabile in ogni situazione con le dovute cautele.

Quali domande porsi in una coppia se uno dei due ha il Morbo di Crohn?

  1. Quanto (e se) la malattia può influire sulla sterilità?
  2. Può essere trasmessa al figlio questa malattia?
  3. Che rapporto può intercorrere tra gravidanza e decorso della malattia?

Vediamo di rispondere al primo quesito partendo dalla premessa che i farmaci potrebbero ridurre la fertilità maschile, ed in particolare l’esame del liquido seminale potrebbe mostrare una riduzione o un danno agli spermatozoi; tuttavia basta che si sospendano per circa 3 mesi questi farmaci per ripristinare la propria fertilità.
Nella donna, invece, anche se i farmaci non influiscono, la malattia potrebbe portare a piccole alterazioni in zona pelvica e rendersi responsabile di una diminuzione della sterilità femminile.
Al secondo interrogativo si risponde dicendo che raramente può esservi la trasmissione genetica sui figli, anche se non si può escludere del tutto. Se, però, nella coppia a soffrire di questa malattia sono entrambi, c’è un rischio maggiore, pari quasi al 30%.
il morbo di crohn 2Arrivando anche alla terza domanda, è il caso di dire che la gravidanza determina alterazioni che a loro volta interferiscono sulla malattia. Bisognerebbe farsi consigliare dal ginecologo riguardo al periodo migliore per iniziare una gravidanza, così da poter dare alla malattia un’evoluzione simile a quella che si ha in condizioni di non-gravidanza. Giunte a termine, è possibile effettuare un parto spontaneo; è sconsigliata l’episiotomia (il taglio eseguito sul perineo per favorire la fuoriuscita del feto) in presenza di fistole perineali.

Che conseguenze porta il Morbo di Crohn per chi non è in gravidanza?

Per il Morbo di Crohn si può andare incontro a problemi di male assorbimento di alcune sostanze come i sali prodotti dalla bile, ed in particolare potrebbe verificarsi una perdita di importanti elementi fra cui il calcio: la conseguenza legata alla circolazione di calcio libero è la comparsa di calcoli.
Un altro problema potrebbe essere legato alla presenza di feci con una quantità di grasso superiore alla norma (steatorrea). Non solo i sali, ma anche le vitamine come la B12, D e K potrebbero essere male assorbite e causare diarrea ed una proliferazione batterica nelle aree colpite. Nei casi gravi si possono avere fistole con sanguinamenti di lieve entità individuabili spesso ricercando il sangue occulto nelle feci. Alcune fistole potrebbero localizzarsi in vagina e provocare infezioni o complicanze.
Più la malattia è di lunga durata, più c’è il rischio si possa andare incontro ad anemia sideropenica (per la frequenza di sanguinamenti) o megaloblastica, per carenza di vitamina B12.

Quale dieta è consigliabile se si sviluppa il Morbo di Crohn?

Sarebbe meglio seguire una dieta basata su un maggiore apporto di calorie, vitamine e sali minerali; tuttavia andrebbe eliminato il latte e si dovrebbero limitare le carni grasse ed in particolare rosse, sostanze eccitanti come caffè, the e peperoncino. Andrebbero preferiti tipi di cottura con l’esclusione di fritture, braci o bistecchiere; sarebbe meglio, dunque, cotture prolungate o a vapore di alimenti preferibilmente privi di sostanze aggiunte (troppi conservanti, ogm e coloranti).
Quanto alle carni, sono raccomandabili quelle provenienti da pascoli naturali, ossia mangimi o erba senza aggiunta di concimi e fertilizzanti. Ad essere caldamente consigliati vengono ad essere oli vegetali che presentano gli omega3, il pesce di mare e succhi di base vegetale.

Conclusioni

Il morbo di Crohn è una malattia cronica che interessa l’intero apparato digerente e vive fasi di acutizzazione e fasi di remissione. La gravidanza può essere iniziata preferibilmente nel periodo di benessere; tuttavia, durante il periodo di gestazione possono essere assunti farmaci che non influiscono sulla salute del feto.
Non è stato dimostrato scientificamente che possa essere una malattia trasmissibile geneticamente; ciò vuol dire che solo nel caso in cui entrambi i genitori ne soffrono può esservi un rischio maggiore di trasmissione sui figli, in caso contrario i rischi sono bassi.

 

Fonte: www.farmacoecura.it