È allo studio in Gran Bretagna un progetto pilota su 6mila pazienti di lungo corso che prevede il coinvolgimento degli stessi malati, chiamati a descrivere i sintomi e a inviarli via mail o sms al loro medico di fiducia, senza necessità di appuntamento in studio o di visita domiciliare. Sarà poi il medico stesso a rispondere con la diagnosi a fine giornata o nel tempo che intercorre fra una visita e l’altra, sempre via mail o sms.
Un progetto dettato dalla necessità di un drastico taglio alle visite inutili che permetterebbe, negli auspici degli ideatori, di risparmiare oltre 1 miliardo di sterline.
Ovviamente, un tale tipo di consulto varrebbe solo per i casi meno gravi. Questo modello di medicina telematica potrebbe essere applicato anche per coloro che soffrono di problemi cardiocircolatori, diabete e disturbi polmonari, a cui verrebbe chiesto di misurarsi da soli la pressione sanguigna, le pulsazioni cardiache e i livelli di glucosio (con dispositivi forniti dalla pubblica assistenza a tutti quelli che parteciperanno all’esperimento) e inviare poi i risultati per posta elettronica o messaggino telefonico.
Tuttavia l’idea del governo non piace ai medici, i quali temono che il paziente possa non rendersi conto della gravità delle sue condizioni. I risultati di questo esperimento verranno comunque resi noti in primavera.
Anche in Italia si discute sull’efficacia del provvedimento e le obiezioni non mancano, poiché per molti operatori del settore un metodo di cura del genere porta a una spersonalizzazione del malato secondo il professor Massimo Torre, direttore del reparto di Chirurgia Endoscopica del torace all’Ospedale Niguarda di Milano, il quale sarebbe privato della visita vera e propria e del valore aggiunto del rapporto diretto con il proprio medico.
L’obiezione classica portata avanti dai refrattari alla nuova frontiera è che quando un paziente ha la tosse prima di prescrivergli la cura bisogna (ma viene fatto sempre?) auscultargli i polmoni e questo, ancora, il computer non permette di farlo.
Articolo di Redazione
Fonte: Corriere della Sera, 24 gennaio 2011