La disprassia verbale è un disturbo caratterizzato da una difficoltà di programmare i movimenti che producono i suoni; il bambino affetto da questa patologia presentare problematiche nell’emettere i suoni e nel disporli nell’ordine corretto per formare la parola o un’intera frase.
E’ possibile intervenire dopo una diagnosi appropriata, seguendo un progetto terapeutico di tipo logopedico mirato e specifico.
Disprassia verbale: di cosa si tratta
La disprassia è una patologia che coinvolge il movimento e la sua coordinazione e che può interessare anche disturbi del linguaggio.
Il bambino oltre ad avere difficoltà nell’eseguire alcuni movimenti o nella giusta sequenza (come ad esempio vestirsi indossando i capi nell’ordine giusto o allacciarsi le scarpe) potrebbe anche avere complicazione a livello cognitivo.
La disprassia verbale, in particolare, si manifesta con problematiche correlate all’esecuzione di quei movimenti indispensabili per il linguaggio; il bambino è in grado di capire quale parola deve dire ma presenta difficoltà nell’esprimerla, incontrando difficoltà nel movimento della mandibola, della lingua e delle labbra.
Le difficoltà che trova nell’articolazione delle parole o nell’emissioni di sillabe lo potrebbero indurre ad aiutarsi utilizzando dei gesti. La sua bocca tenderà a rimanere leggermente aperta con possibile fuoriuscita di saliva.
Ma da cosa è dovuto questo disturbo?
Questo disturbo potrebbe essere dovuto a numerosi fattori come ad esempio uno svezzamento tardivo, una privazione di esperienze esplorative come il mordere o leccare oggetti nei primi mesi di vita del bambino, a causa di eventuali infiammazioni della cavità nasale o a causa di un’educazione “eccessivamente restrittiva” da parte dei genitori, o anche a seguito di un lungo periodo di nutrizione assistita.
I genitori in genere iniziano ad accorgersi della presenza di questo disturbo quando iniziano a notare delle carenze nel linguaggio; il bambino affetto da questa patologia all’età di due anni pronuncia meno di 50 parole, in età scolare tende a distrarsi con facilità ed impiega più tempo rispetto ai suoi coetanei per completare i compiti, potrebbe incontrare difficoltà nello scrivere, incorrere con frequenza in errori ortografici, incontrare difficoltà nella comprensione della matematica, nell’esposizione orale o nella lettura, ed avere in generale disturbi nell’apprendimento.
Potrebbe compiere errori mentre cerca di articolare una parola, o rallentare il proprio linguaggio come se stesse scandendo lentamente le singole sillabe, o anche alterare l’intonazione o il ritmo del suo modo di parlare.
E’ importante non confondere la disprassia con altri disturbi del linguaggio. Affidiamoci sempre a medici esperti e a strutture specializzate.
Disprassia verbale: la terapia
Per poter seguire una terapia corretta è importante che il bambino venga sottoposto ad una diagnosi attenta effettuata da un’ èquipe di medici.
La terapia utilizzata per trattare la disprassia verbale è di tipo logopedico e si organizza su tre livelli:
- Livello 1: il bambino verrà osservato con attenzione, in particolar modo verrà esaminato il suo distretto bucco-fonatorio; gli verrà poi richiesto di svolgere alcuni particolari movimenti.
- Livello 2: il bambino verrà sottoposto ad un allenamento basato sull’imitazione di alcuni movimenti modello, prima contestualizzati e poi generalizzati.
- Livello 3: è l’ultimo step nel quale l’obiettivo principale è quello di mantenere i risultati raggiunti con gli esercizi svolti. Verranno richiesti esercizi più difficili rispetto agli altri livelli.
Generalmente la terapia viene svolta in un ambiente piacevole per il bambino ed eseguita come se fosse un gioco, per far sentire il piccolo paziente a proprio agio e per permettergli di svolgere in completa tranquillità gli esercizi.
Fonte:
https://fli.it/wp-content/uploads/2016/01/EMILIAROMAGNA_PRIMARIA.pdf