Insufficienza venosa in gravidanza si manifesta con qualche formicolio di troppo o pesantezza avvertita alle gambe di cui dovreste tenere aggiornate il vostro ginecologo.
Forse vi sarà capitato qualche volta di non capire perché questa improvvisa pesantezza agli arti inferiori, di aver dato uno sguardo alle caviglie, ai piedi, alle gambe in generale e averle viste un po’ più gonfie… È noto che se le vostre nonne o le vostre mamme hanno sofferto di tali problemi, le probabilità che ne possiate soffrire anche voi sono alte ed in particolare se aspettate un bambino. Per aiutarvi a formulare le ipotesi più plausibili, vi diamo qualche informazione sulle possibili cause che provocano il vostro malessere.
Insufficienza venosa in gravidanza: quali i fattori di rischio da menzionare?
Lo stato di gravidanza influenza, durante tutti i nove mesi e particolarmente quando la pancia inizia ad aumentare di volume, la circolazione. Infatti, le vene e i capillari possono andare incontro a trombi o piccole rotture. Tanti i fattori: la sedentarietà, l’aumento di peso, lo stress, l’uso di calzature non idonee, l’uso di un’acqua ad una temperatura troppo alta durante il bagno, la depilazione tramite ceretta a caldo, l’esposizione al sole troppo lunga o la tendenza ad un’abbronzatura con lampade costituiscono i rischi per l’insorgenza di malattie venose in gravidanza.
Insufficienza venosa in gravidanza: cosa succede a chi ne soffre già?
Il sintomo più evidente che compare è l’ingrossamento delle vene e delle varici negli arti inferiori poiché la vene femorali e safene potrebbero già in precedenza aver subito traumi o altre gravidanze e quindi si gonfiano; se da un punto di vista estetico possono non essere gradevoli, da un punto di vista clinico sono veicolo o causa delle più comuni flebiti. Pertanto a coloro che presentano problemi venosi, si sconsiglia di avere più di una gravidanza, poiché più “traumi” subiscono le vene, più si rischiano infiammazioni, dolori articolari o appunto flebiti/varicoflebiti.
Cosa si può fare per evitare problemi venosi in gravidanza?
Si daranno, se non soluzioni, alcuni consigli che potranno rivelarsi utili a ridurre la possibilità di soffrire di cuore o di circolazione:
Il movimento: evitare di rimanere sedute diverse ore, alzandosi almeno ogni due per fare un po’ di ginnastica. Allo stesso tempo non si dovrebbe rimanere in piedi in modo continuativo e fermi sul posto: per esempio sarebbe opportuno muovere il piede nella scarpa o camminare a intervalli regolari. In caso di impossibilità di muoversi regolarmente, fare uso di calze elastiche a contenzione o compressione. Si tratta di calza preventive o curative molto particolari vendute da negozi di sanitari o farmacie e negozi specializzati per la cura di problemi ortopedici che vendono articoli per i problemi o per la riabilitazione post-operatoria.
Scegliere sedie un po’ più alte o regolabili e con bordi o braccioli morbidi.
Oltre al camminare, è importante praticare sport come il nuoto e bere bevamde drenanti.
Evitare bagni troppo caldi o saune in cui la temperatura è troppo alta.
Al mare non solo bisogna prediligere le prime ore del mattino o le ore tardo-pomeridiane, ma anche camminare sul bagnasciuga, procurarsi un asciugamano bagnato per evitare che le gambe si surriscaldino troppo o magari preferire la montagna, dove le gambe sono più coperte. Sono consigliabili creme con un alto fattore protettivo.
Dormire ponendo un cuscino sotto il materasso per tenere i piedi più sollevati.
Come regolarsi nella scelta delle calze?
La scelta dipende dalla tipologia del problema: se non si hanno varici, fino al 5° mese si possono indossare le calze di compressione chiamate di supporto; se, invece, si presentano varici andrebbero portate fino al quinto mese.
Dal 5° mese, le calze necessitano una maggiore compressione, ma è meglio farsi consigliare dall’angiologo o eventualmente anche dal ginecologo quale tipo e soprattutto il grado di compressione (K1, 2, 3 e 4) poiché la gravidanza avanza e le vene sono inevitabilmente più colpite.
Cosa fare per capire se le vene stanno bene?
Partendo dalla cosa più semplice: è raccomandabile una visita angiologica per verificare se si è in presenza di una certa patologia o insufficienza oppure no. Oltre alla visita seguiranno alcuni esami come l’eco-color doppler, l’eco-doppler o il doppler CW che sono indolori e non invasivi. C’è chi consiglia il controllo delle vene soprattutto se in famiglia esistono altri casi con problemi analoghi, prima di iniziare la gravidanza o subito dopo.
In casi di diagnosi di malattia venosa, quali farmaci esistono?
Anche in questo caso andrebbe fatta una distinzione tra le pazienti con insufficienza venosa cronica o temporanea: farmaci venotonici come i bioflavonoidi contenenti alte dosi di mirtillina oltre ad altre sostanze benefiche, che prevengono la rottura dei capillari. Alcune parafarmaci sono acquistabili senza ricetta in farmacia e non; ai farmaci va associata una giusta dieta ed una vita sana con il rispetto delle norme igieniche. Un’altra soluzione può essere quella chirurgica o di semplice chirurgia ambulatoriale specie nei casi di vene varicose, ma questi semplici interventi andrebbero eseguiti al di fuori dalla gravidanza.
Conclusioni
È opportuno prevenire, anche perché è possibile farlo facilmente, le malattie venose, ma è importante in primo luogo avere una giusta diagnosi nei tempi giusti prima di intraprendere una gravidanza. Ciò va particolarmente sottolineato nei casi in cui il problema di insufficienza venosa si è manifestato in qualche vostro familiare.
Fonte: http://www.salutedonna.it