Nonostante sia uscito dalle prime pagine dei giornali e sia stato ridimensionato da malattia epocale quale era a una infezione non meritevole più di titoli cubitali, l’Aids e il virus dell’HIV che lo provoca, sono la sesta causa di morte nel mondo, con quasi due milioni di morti nel 2008. Nell’attesa della scoperta di un vaccino in grado di risolvere il problema alla base, diversi studi dimostrano che l’assunzione quotidiana di una semplice pillola di antiretrovirale da 25 centesimi di dollaro contribuisce a limitare il contagio.
Presentati alla International Aids Society Conference di Roma, i risultati di due studi condotti in Africa dimostrano che una pillola che contenga uno o più antiretrovirali combinati, può ridurre la trasmissione del virus dell’HIV fino a oltre il 70 per cento.
I ricercatori dell’Università di Washington hanno svolto una ricerca in Kenya e Malawi coinvolgendo 4.758 coppie in cui uno dei due membri era sieropositivo e l’altro no, divise in tre gruppi: al primo è stato somministrato quotidianamente il farmaco tenofovir, al secondo una combinazione di tenofovir ed emtricitabina e al terzo un placebo. Nel primo gruppo le infezioni sono state il 63% in meno rispetto a quello trattato con il placebo, mentre nel secondo il calo è stato del 73%. Connie Celum, autrice principale dello studio finanziato dalla Bill e Melinda Gates Foundation, afferma “che questo studio dimostra come gli antiretrovirali siano una pietra miliare nella prevenzione dell’HIV”.
Per Margaret Chan, direttore generale dell’OMS, “questi studi possono avere un enorme impatto nel prevenire la trasmissione eterosessuale“. E Chan ha aggiunto che l’agenzia lavorerà insieme con i paesi per utilizzare le nuove scoperte nelle strategie di lotta alla malattia. Altra tappa fondamentale nel cercare di debellare questa malattia, resta la diagnosi. Per Stefano Vella, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità “poiché più del 50% dei sieropositivi nel mondo non sa di essere infettato, se non si promuove l’uso più ampio possibile del test non si può poi sapere chi bisogna trattare, e diventa impossibile abbassare il livello di trasmissione della malattia”.
Articolo di Redazione
Fonte: Panorama, 14 luglio 2011