La presenza di donne immigrate e la ricostituzione di coppie ha riesumato patologie che si pensava ormai debellate in Occidente.
In alcuni stati sud-sahariani e quindi dell’Africa centro-settentrionale come anche del Sud Est asiatico e dell’America Latina, la maternità è la condizione fondamentale per la conservazione del matrimonio, tanto che se non viene concepito un figlio entro il primo anno di matrimonio, vengono il più spesso lasciate.
Tra le tribù le gravidanze si susseguono a meno che non intervengano episodi di interruzione involontaria della gravidanza o complicanze dovute ad infezioni batteriche o virali che compromettono la fertilità.
Diversamente da quanto succede invece nei paesi occidentali, dove le donne tendono a rimandare la maternità per motivi di carriera e quando decidono ne riescono avere spesso al massimo uno per ragioni di età.
La civiltà ha portato come progresso la tutela della maternità, laddove ancora non è stata possibile l’educazione necessaria e si vive in modo primitivo, la donna è sottoposta a mansioni molto faticose.
Il parto è visto come un fenomeno naturale e la donna è colta da crampi improvvisi, interrompe il lavoro dei campi e partorisce da sola dietro una siepe o un cespuglio.
Cosa accade solitamente in questi casi?
Le donne tendono a partorire prima del tempo, sono soggette ad emorragie post-partum e a rompere spesso l’utero. Danni e conseguenze si ripercuotono anche sui bambini che non raggiungono il primo mese di vita o nascono senza vita.
Se le donne immigrate partoriscono in Italia?
La donna immigrata che viene in Italia già in stato gestazionale è assistita dai centri sanitari e può partorire in Italia anche se con non poche complicazioni: nel suo paese non ha potuto effettuare ecografie, controlli e monitoraggi e i medici non hanno spesso il tempo di provvedere loro.
Si trovano di fronte donne di cui non sanno nulla e che sicuramente non hanno seguito corsi preparatori al parto.
Altri problemi riguardano la lingua che spesso non parlano e gli esami che non hanno fatto. A quel punto il medico del Pronto Soccorso ricorre all’esame emetico per la ricerca almeno del gruppo sanguigno e di alcuni valori di base da consegnare al ginecologo ed ostetrico.
Di frequente i risultati dicono che ci sono gravi problemi di anemia, un alto livello del valore dell’epatite B e C e un dubbio dato sull’HIV spesso positiva.
Fatti i dovuti accertamenti, viene poi accertato di che tipo di gravidanza sia se multipara o no e si decide per il taglio cesareo o per altri tipi di intervento in caso di emorragia in corso.
Se si deve ricorrere all’isterectomia per salvare la mamma e non c’è modo di bloccare la perdita, l’asportazione dell’utero è visto come una grave menomazione e può rappresentare un motivo di essere abbandonate dal marito. Quanto ai neonati sono quasi sempre sotto peso per problemi di nutrizione durante lo sviluppo.
Una volta partorito la donna può godere di un’ assistenza post-partum, in base alle leggi stabilite dal Ministero della Salute.
Quali diritti hanno le donne immigrate?
Le donne immigrate sia regolari che irregolari possono recarsi presso le strutture ospedaliere e usufruire dei servizi forniti loro dal Servizio Sanitario decidendo di iscriversi o meno temporaneamente o definitivamente (vaccinazioni, tutela del minore, fornitura dei farmaci, profilassi per le malattie infettive che possono nuocere lei e la comunità).
Possono ricevere l’assistenza anche di natura psicologica per loro e i loro figli.
Hanno inoltre diritto all’anonimato e in molte regioni c’è la possibilità gli venga assegnato un pediatra gratuitamente.
Esiste infatti il STP un codice che indica Straniero Temporaneamente Presente con il quale hanno la garanzia del rispetto dei diritti.
Come si può affrontare la gravidanza delle donne immigrate che vivono in italia?
E’ stato stabilito da una recente ricerca che la maggior parte dei parti in Italia ha come protagoniste partorienti straniere e la proporzione è pari a 7/10.
I ginecologi vivono spesso questo problema tanto che le associazioni più importanti come ad esempio la “sIGO” ha organizzato un congresso dal titolo La salute al femminile tra sostenibilità e società multietnica. I problemi affrontati riguardano la lingua con la quale comunicare, la loro multiculturalità inclusa la diversa religione ed infine la loro assistenza anche durante il puerperio.
Tutte le problematiche infatti derivano dal fatto che nei paesi extra-comunitari esiste una diversa idea di cosa significhi maternità o sessualità e non si può sradicare tale natura.
Tra quelle che vivono in Italia, generalmente ovvero più dell’80% conduce una vita sana, lontana dal fumo e dall’alcol e il loro peso è abbastanza equilibrato. Ciò significa che c’è il rischio inferiore di contrarre malattie cardiovascolari o patologie ginecologiche legate alla gravidanza.
Come gestire l’educazione delle loro figlie nate in Italia e che risiedono nel nostro paese?
L’educazione sessuale dovrebbe iniziare nelle scuole secondarie quindi nel licei o istituti secondari includendo un necessario training per chi deve insegnare loro le regole comportamentali.
E’ cosa che desta meraviglia sapere che l’80% di loro non conosce la figura del ginecologo magari per timore o per timidezza ed imbarazzo, mentre al contrario le adolescenti italiane che hanno compiuto l’età di 15-16 anni si sono recate dallo specialista per chiedere spiegazioni o consigli utili per affrontare al meglio la futura attività sessuale o per curare eventuali patologie legate per esempio al ciclo mestruale o ad altri disturbi e disfunzioni (anoressia e bulimia, dismenorrea, amenorrea, ovaio policistico etc. ).
Sono importanti le campagne informative sugli anti concezionali, su come scoprire e combattere la propria sterilità ed altrettanto consigliabili sono testi scritti o riferiti oralmente in più di una lingua sperando che possano essere comprese anche da coloro che non parlano la nostra lingua.
Visto il grande numero di donne immigrate o straniere che partoriscono nel nostro paese, bisogna prepararsi a gestire la loro gravidanza soprattutto quella relativa a gestanti irregolari che non sanno cosa significhi ecografia, esame del betaHCG, placenta previa, gravidanza ectopica o gravidanza multipla.
Se alle leggi ha pensato e sta provvedendo il Ministero della Salute, ai ginecologi spetta lo studio delle emergenze (dalla comunicazione con le pazienti e i medici del Pronto Soccorso ai problemi di decidere quale intervento sia meglio fare di fronte ad ogni situazione: cesareo o isterectomia? Come intervenire sul neonato se sopravvive o se è sopravissuto alle condizioni di inadeguata quantità di cibo o a precarie condizioni sanitarie.
Se decidono di partorire qui, si dovranno informare di cosa spetta loro e di come possono garantire una vita sana ai loro figli e a loro stesse. Quanto alle gestanti “straniere” che vivono da tempo in Italia, dovrebbero recarsi con più frequenza dal ginecologo e soprattutto spiegare alle loro figlie che i ginecologi possono aiutarle a vivere e comprendere meglio la loro sessualità e i loro eventuali problemi ginecologici.
FONTE:
Donne immigrate: gravidanza e maternità a cura di Letizia Parolari e Graziella Sacchetti.