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Ginecologia e Ostetricia

Epatogestosi in gravidanza

Epatogestosi o colestasi intraepatica ricorrente è una patologia che può insorgere durante la gestazione ed essere ricorrente. Questa si caratterizza per la comparsa di prurito generalizzato o di ittero tendenzialmente non prima della 30ma settimana; più raramente si manifesta nei primi mesi.

Come si evince dal nome, la patologia colpisce il fegato, ma i sintomi sono in realtà rappresentati dal prurito che parte dagli arti superiori, in particolare le mani per passare poi ai piedi ed infine invade tutto il corpo gradualmente.

Da cosa deriva il prurito? A partire dal quarto mese della gravidanza, l’accumulo di bile nel fegato aumenta notevolmente e i suoi Sali (Sali biliari) si riversano nel sangue ed è per tale motivo che inizia dalle estremità superiori o inferiori che siano.

E’ stato dimostrato che la sensibilità della membrana epatica è spesso dovuta a problemi genetici o congeniti.

Epatogestosi: frequenza e cause

epatogestosiQuesto disturbo dipende soprattutto dalla razza a cui appartiene la donna: in Europa, la percentuale di epatogestosi si aggira intorno al 1,5% tranne nei paesi del Nord Europa o più precisamente nei paesi scandinavi, dove la percentuale è molto più alta, circa il 15%; si avvicinano molto a questa percentuale i paesi Sud-Americani, dove, infatti, sembra essere tra il 10 e il 15%.

La frequenza è dovuta ad una molteplicità di fattori ossia le cause possono essere:

  • etnia,
  • ambiente,
  • predisposizione,
  • modificazioni ormonali,
  • dieta alimentare.

E’ altresì vero, che ancora non sono del tutto le cause che scatenano l’ epatogestosi, ma solo che alcuni fattori possono influire più di altri ovvero problemi genetici, tipo di vita, environment delle mamme e alterazioni ormonali.

Epatogestosi: si può diagnosticare?

Partendo dal prurito che si origina a partire dal quarto mese, si prosegue con l’esame ematico e si analizzano i valori dei sali biliari (molto più alti rispetto alla norma), la bilirubina alta, un elevato valore delle transaminasi e in particolare valori anomali in eccesso degli enzimi, testimoni della ritenzione biliare, quali appunto la fosfatasi alcalina e il gammaGT (GGT).

Spesso tali valori sono accompagnati da piastrinopenia e da una minore sintesi della vitamina K.

Epatogestosi: i rischi per la gestante e per il feto

Il sintomo del fastidioso prurito e le conseguenti lesioni dovute al grattarsi possono essere seguite da nausea, conati di vomito, colorazione gialla della pelle, urine più scure, feci scolorite.

Tutta questa sintomatologia può scomparire naturalmente dopo 1 o 2 settimane senza lasciare alcun esito ad eccezione talvolta di calcoli che si formano nella colecisti. Non è escluso che tutto ciò possa ripresentarsi in una successiva gravidanza e anche la pillola estroprogestinica potrebbe dare luogo a tale patologia indipendentemente dalla gravidanza.

E il feto?

Le conseguenze sul feto potrebbero essere anche abbastanza pericolose; la più frequente risulta essere un parto prematuro con feto immaturo e dunque un bambino soggetto a crisi respiratorie, enterite ed emorragia intracranica.

Fortunatamente tali rischi si possono ridurre provvedendo ad eseguire esami specifici quali il doppler dell’arteria ombelicale o il non-stress test o NST; quest’ultimo consiste nel monitorare la frequenza cardiaca fetale registrandola per un lasso di tempo che va dai 20 ai 30 minuti. Si potrebbe rivelare importante poiché il ginecologo riesce a valutare non solo come batte il cuore del nascituro, ma anche problemi placentari o del cordone ombelicale.

Epatogestosi: come si può gestire in gravidanza

epatogestosi pruritoUna volta che è stata effettuata la diagnosi di epatogestosi o colestasi intraepatica, i controlli andrebbero fatti il più spesso o meglio almeno una volta ogni 15 giorni. Va seguita poi una cura che si basa sulla somministrazione della vitamina K al fine di ridurre emorragie nel post-partum e anche al neonato per i primi 2 mesi di vita.

Gli esami ecografici e quelli sopra indicati inclusa la cardiotocografia o NST sono opportuni per capire come intervenire.

Per alleviare il fastidio è consigliabile fare uso di saponi a base di avena, uso bicarbonato, ed emollienti cutanei come pomate costituite da calendula; al limite si consigliano antistaminici che garantiscono un riposo più tranquillo al mattino.

L’ittero ricorrente della gravidanza o colestasi o ancora epatogestosi gravidica rappresentano con diverse denominazioni la stessa condizione di epatopatia che si ha a partire dalla seconda metà della gravidanza.

Le conseguenze sono minime e spesso scompaiono dopo il parto senza lasciar traccia sulla cute della donna. I problemi potrebbero essere vissuti, invece, dal feto che rischia di venire al mondo prima del tempo con le conseguenze spiegate in precedenza.

A questo punto, il nostro consiglio è quello di recarvi, se in gravidanza, dal vostro ginecologo in caso di fastidioso prurito ed altra sintomatologia più grave (nausea, vomito etc.). Prima si fa la diagnosi e prima ne uscirete vittoriose!

Fonte:

Ginecologia ed ostetricia a cura di Livio Zanoio.