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Psicologia

Canta, che ti passa

In fin dei conti che la musica avesse in sé un innato potere seduttivo (secum ducere, portare con sé, fuori da noi stessi) è qualcosa che lo stesso mito di Orfeo sta a dimostrare. Ora, però, Galina Mindlin, Don Durousseau e Joseph Cardillo, tre psicologi americani, hanno pubblicato un libro dove tendono addirittura a dimostrare che la  musica ha il potere di modificare i nostri stati d’animo.
La tua playlist ti può cambiare la vita”, è il titolo del lavoro, sottotitolo “10 modi per cui la vostra musica favorita può rivoluzionare la vostra salute, memoria, organizzazione, attenzione e molto di più”. In altre parole, gli autori di questo saggio ci invitano a costruirci una playlist che sia in grado di  migliorare il nostro benessere. E indicano quattro stati d’animo, sentirsi meglio, euforia, darsi da fare e calmarsi costruendo per ciascuno di essi ciascuno con una playlist adatta.
E così, scorrendo i titoli, scopriamo che “Imagine” di John Lennon è dopamina pura, mentre “New York New York” di Frank Sinatra è antiansiogena per via del suo ritmo ammaliante. E poi ci sono i Beatles, anche loro rilassanti, a differenza dei (finti) rivali Rolling Stones che, guarda un po’, chi l’avrebbe mai detto, secondo gli autori del volume sono energetici.
Ma al di là dei titoli che si possono trovare elencati, l’aspetto forse più interessante dello studio è costituito da certe similitudini che i tre autori ritrovano tra i termini musicali e quelli delle scienze che studiano il cervello. Basterà qui elencare armonia, risonanza e sincronia che sono egualmente usati in entrambi. Quando ci sentiamo stressati, giù di corda, quindi, costruiamoci una nostra playlist in grado di rovesciare l’umore: se funziona, varrebbe la pena  di costruirsi tante playlist a seconda degli stati d’ animo o delle situazioni che ci troviamo a vivere.
Tutto sommato, un biglietto per un concerto rock è sempre più a buon mercato di una seduta dall’analista.

Articolo di Redazione
Fonte: La Repubblica, 03/01/2012