Sarà il cambiamento climatico in atto, saranno le acque non sempre pulite, fatto sta che gli incontri ravvicinati in mare con le meduse sono sempre più frequenti e, naturalmente, molto dolorosi. Paolo Cremonesi, responsabile del Pronto Soccorso dell’Ospedale Galliera di Genova, spiega che le meduse non pungono e non mordono, ma provocano in seguito al contatto un’irritazione della pelle con i loro tentacoli rivestiti da cellule capaci di iniettare nella preda un liquido urticante, di solito costituito da una miscela di alcune proteine con effetti paralizzanti, infiammatori e neurotossici.
All’inizio si prova un dolore fulminante a causa dei frammenti di tentacolo lasciati sulla pelle, poi si sviluppa un’orticaria dolorosa simile a una bruciatura, accompagnata da gonfiore, rossore, vescicole e bolle. Per alleviare il dolore lancinante e trovare qualche sollievo, prosegue Paolo Cremonesi, “bisogna lavare subito e ripetutamente con acqua di mare l’area interessata e togliere con delicatezza i residui di tentacolo rimasti sulla zona interessata”. Il trattamento dipende dall’estensione e dalla sede della lesione.
Generalmente, dopo un accurato lavaggio, se l’estensione è significativa e riguarda zone esposte alla luce è bene rivolgersi al medico. Potrebbe essere prescritto un anestetico locale ed eventualmente dei cortisonici e/o antistaminici (in pomata con copertura della lesione con garza sterile e non esposizione al sole), il trattamento antitetanico (il rischio tetano c’è per ogni tipo di contatto con animali) e un antibiotico per ridurre il rischio d’infezione. “È però importante”, sottolinea Cremonesi, “che la decisione sia sempre presa da un medico”.
Articolo di Redazione
Fonte: Corriere della Sera, 19/07/2011