Categorie
Chirurgia Vascolare e Angiologia

Prevenire la trombosi venosa

La trombosi venosa è una patologia che annualmente colpisce circa 500.000 italiani e di questi circa il 20% nei due anni successivi ha una ricaduta. Secondo uno studio condotto da Giancarlo Agnelli e Cecilia Vecattini dell’Università di Perugia, in collaborazione con il professor Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico del Centro Emofilia e Trombosi del Policlinico di Milano, l’aspirina, assunta a basso dosaggio e come terapia preventiva, aiuterebbe circa il 40% di quanti hanno già vissuto la patologia a evitare una pericolosa ricaduta.
La ricerca, pubblicata sul New England Journal of Medicine, è di portata davvero rivoluzionaria.  “La trombosi venosa è la terza malattia cardiovascolare per gravità, dopo ictus e infarti”, spiega Mannucci, è molto diffusa e i due terzi dei pazienti restano invalidi o muoiono. La trombosi venosa ha una percentuale alta di recidività. Molti pazienti, infatti, dopo aver compiuto il ciclo di terapia anticoagulante orale, necessario a sconfiggere la malattia, entro due anni finiscono con l’avere una ricaduta; un rischio che riguarda, spiegano, circa il 20% delle persone affette da una trombosi venosa ‘ingiustificata’, cioè che insorge in assenza di un preciso fattore di rischio”.
Estendere la terapia per più tempo – spiegano i ricercatori – serve a  prevenire queste ricadute. Lo studio ha trovato nell’aspirina una risposta a questo pericolo, suggerendo una terapia preventiva che consiste nell’assunzione quotidiana del farmaco a basso dosaggio. Per arrivare a questa soluzione il gruppo coordinato da Giancarlo Agnelli e Cecilia Vecattini ha selezionato 402 pazienti;  205 di questi pazienti sono stati curati con basse dosi di aspirina (100 mg al giorno) come terapia preventiva. Ai restanti 195 è stato dato un placebo. Ciascun paziente ha seguito la sperimentazione per due anni. I risultati, al termine dell’esperimento, hanno dimostrato che solo 28 persone fra quelle che assumevano aspirina hanno avuto una ricaduta, contro i 43 che assumevano il placebo. La conclusione dello studio è che il farmaco somministrato in seguito a un trattamento anticoagulante è efficace nel prevenire le ricadute, e non comporta  nessun aumento di rischio di gravi emorragie.

Articolo di Redazione
Fonte: La Repubblica, 5 giugno 2012