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Malattie Infettive

Un superbatterio si aggira per l’Italia

superbatterio invincibileUn tempo, prima della geniale scoperta di Alexander Fleming, i medici senza penicillina erano disarmati di fronte alle infezioni. Oggi, purtroppo, ci si ritrova sempre più spesso in questa sconfortante situazione, che si sperava fosse superata una volta per sempre . La colpa è di un batterio, chiamato Klebsiella pneumoniae, che vive nell’intestino dei portatori e induce infezioni a livello polmonare  e delle vie urinarie, dando origine a gravi setticemie. In un anno, l’impatto di questo germe killer è raddoppiato, avendo  imparato a difendersi dalla maggior parte degli antibiotici  comuni.
Dominique Monnet, coordinatore del settore “Resistenza agli antimicrobici e infezioni associate all’assistenza sanitaria” del Centro europeo per il Controllo delle Malattie, ha dichiarato  che la percentuale di klebsielle resistenti agli antibiotici è andata costantemente aumentando in più di un terzo dei Paesi europei negli ultimi quattro anni. Per sconfiggere il batterio non resta che una categoria di antibiotici, i cosiddetti  carbapenemi, usati  esclusivamente negli ospedali.
Da qualche anno, in Grecia, però hanno però cominciato ad affacciarsi anche klebsielle resistenti ai carbapenemi  perché, spiega Annalisa Pantosti, direttore di ricerca nel campo delle malattie infettive all’Istituto Superiore di Sanità, tra i batteri si è selezionata la capacità di produrre un enzima  in grado di distruggere questi antibiotici.  Nel 2009 in Italia questi superbatteri resistenti a tutto erano meno del 5 per cento di tutte le klebsielle isolate in corso di infezioni invasive, nel 2010  la percentuale era già salita al 15 per cento e nel 2011 ha raggiunto la preoccupante quota del 27 per cento: ora la situazione rischia davvero di sfuggire di mano, vista la velocità vertiginosa con cui i germi resistenti a tutto si stanno diffondendo nelle corsie degli ospedali e nelle case di riposo per gli anziani.
lI legame tra l’uso eccessivo e scorretto degli antibiotici e l’insorgenza di resistenze è noto e rappresenta il principale amplificatore dell’epidemia di klebsielle, ma ora su questo problema rischia di incidere anche la crisi economica che l’Italia e l’Europa stanno attraversando. Già oggi, afferma Pantosti, in Italia nella maggior parte degli ospedali non ci sono le condizioni per adottare i soli provvedimenti  utili per arginare il fenomeno: isolare i portatori, con équipe di infermieri dedicati che non trattino altri pazienti, in modo da non trasmettere ad altri i ceppi resistenti presenti nelle feci. La situazione è anche peggiore nelle residenze per anziani dove molti sono incontinenti, il personale è ancora più ridotto e l’accuratezza diagnostica inferiore. Ora, con i tagli ventilati al comparto sanitario la situazione è destinata a peggiorare: forse, sarebbe il caso di riconsiderare l’equazione costi e risparmi, visto che nell’Unione Europea, annualmente,  le infezioni resistenti agli antibiotici, non solo da klebsiella, incidono per un costo di circa 1,5 miliardi di euro.

Articolo di Redazione
Fonte: Corriere della Sera, 22/11/2012