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Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva

Colite da antibiotici e altre infezioni

La colite è un’infiammazione acuta o cronica della parte finale dell’intestino ossia del colon. Possono esservi diverse ragioni a provocarla poiché sono o di natura esogena o endogena. Al primo gruppo appartengono intossicazione da sostanze alimentari andate a male, tossine di varia natura ed altri; nel secondo gruppo, invece, troviamo alcune patologie o intossicazioni endogene come l’uremia o il diabete. A queste vanno aggiunte alcune infezioni di tipo virale, batterico o parassitario, allergie ad alcune alimenti, cronicismi come la rettocolite ulcerosa o il morbo di Crohn.

È inoltre utile sapere che alcune categorie di antibiotici possono essere i colpevoli, anche se alcuni sono meno tossici di altri.

Quali sono le categorie di antibiotici che possono nuocere?

Il Chlostridium contenuto in alcuni antibiotici è responsabile di alcune malattie intestinali, di infezioni dei tessuti a livello profondo, celluliti, setticemie e fasciti. Tuttavia, essendo i chlostridi, presenti nella normale flora intestinale, difficilmente causano colite. Nel caso in cui si manifesti, le tossine dell’infiammazione intestinale colpiscono l’intestino tenue perché diminuiscono la sua impermeabilità. Questa forma di intossicazione presenta come sintomi di intossicazione, diarrea acquosa (nei soggetti anziani la diarrea ha una forma più grave ed è per questo che si tende a far limitare l’uso) e i dolori addominali compaiono dopo 12-24 ore. I chlostridi sono i componenti della clindamicina.

L’uso sistemico di Clindamicina provoca spiacevoli reazioni avverse all’apparato gastroenterico che danno forti dolori addominali crampiformi, nausea e diarrea persistente, spesso associati ad infezioni da Clostridium Difficile, come viene chiamato il vettore eziologico della colite pseudomembranosa. Questo farmaco è sconsigliato in gravidanza.

Amoxicillina è prescritta generalmente per curare infezioni che riguardano l’apparato respiratorio, le infezioni otomastoidee, e quelle urinarie, nonché infezioni a livello osseo o muscolare; spesso è usata a scopo preventivo prima e dopo un intervento chirurgico che va dall’estrazione di un dente o la rimozione di un neo a quelle più invasive.

Anche se abbastanza tollerato, questo antibiotico può dar luogo a fenomeni che investono anche l’intestino e il colon e dunque causano episodi di nausea e diarrea, accompagnati talvolta da vertigini; più raramente compaiono dolori addominali che riguardano principalmente gli over 65, specie se uomini.

Le cefalosporine sono una classe di farmaci antibiotici beta-lattamici ad azione battericida ad ampio spettro, che si dividono in cinque generazioni. Il più spesso hanno effetti collaterali, ma che investono più raramente l’intestino provocando la colite pseudomembranosa, pur essendo presente il Clostridium difficile con le conseguenti diarrea e vomito. Come per l’altra classe antibiotica descritta in precedenza, il Clostridium difficile, se assunto per un periodo medio lungo, abbassa le nostre difese e dà luogo ad un processo infettivo, causando la colite.

A questi vanno aggiunti l’eritromicina che appartiene ai macrolidi e provoca disturbi gastrointestinali, ovvero diarrea, nausea, vomito, anoressia e dolore addominale dovuti alla presenza di motilina che stimola alcuni fenomeni a livello duodenale.

I sulfamidici portano a conseguenze legate alle reazioni nei confronti dello zolfo e quindi influenzano negativamente l’apparato gastroenterico ed intestinale. Le tetracicline anche se assunte per curare infezioni batteriche da Escherichia Coli possono dare luogo a nausea e diarrea ma è un effetto estremamente soggettivo.

Quali sono i sintomi più comuni di una terapia antibiotica?

È utile precisare che la sintomatologia compare dopo circa 10 giorni e può essere diversa tra i soggetti che li assumono. La colite, accompagnata da diarrea, dolori addominali e talvolta febbre, come anche in situazioni più gravi ipotensione e ulcerazioni al colon. La colite può durare fino a 10 giorni o più e gli altri sintomi possono raggiungere anche le 6 settimane. Per prevenirla è consigliabile assumere l’antibiotico in base a quanto prescritto dallo specialista e seguire ogni suo consiglio nel caso in cui l’antibiotico vi dia troppi disturbi. Esistono anche farmaci che devono essere assunti insieme ai fermenti lattici per facilitare la funzionalità intestinale.

Un altro consiglio che possiamo darvi è quello di segnalare quanto prima al medico ogni tipo di effetto collaterale.  

Come si arriva alla diagnosi?

In presenza di un’intossicazione alimentare o di una colite da antibiotici, il medico di riferimento è il gastroenterologo, che con l’esame obiettivo, i dati clinici e l’ausilio di analisi di laboratorio o eventualmente di radiografie o immagini da RNM riuscirà a stabilire che tipo di intossicazione sia la vostra.

Per identificare il Chlostridium difficile, viene eseguito un test immunologico per analizzare le tossine.

Conclusioni

Le ferite traumatiche o le infezioni che richiedono un trattamento antibiotico o eventualmente chirurgico (in caso di necrosi muscolare) vengono trattate con farmaci costituiti principalmente da penicillina.

La diarrea causata da Chlostridium difficile è rara, ma tuttavia è riscontrabile soprattutto in età avanzata; in caso di tali sintomi la terapia dovrebbe essere sospesa per essere sostituita da rimedi naturali ed alimentazione corretta.

È importante recarsi dal gastroenterologo perché va individuata per tempo la causa della vostra diarrea, nausea e vomito, escludendo patologie e confermando si tratti di colite da farmaci. La colite di per sé non è grave, ma può portare a complicazioni gravi se non curata adeguatamente soprattutto in età neonatale o avanzata e può diventare cronica obbligando chi è colpito a rinunciare a qualche “peccato di gola” o qualche caffè per limitarsi ad indicare le cose alle quali si può fare a meno.

Quindi perché non prevenire o curare finchè si è all’inizio?

FONTE: Harrisono, Principi di Medicina Interna.