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Arteriosclerosi: la malattia delle vetrine

Alcuni individui, fatti pochi passi, sono costretti a fermarsi e iniziano ad ammirare le vetrine; sono spesso colti da un forte dolore ai polpacci che passa dopo una breve sosta. Dopo la ripartenza, riescono a camminare per un altro po’ di tempo, finché non si fermano nuovamente. Ma che succede? Vediamo perché sono chiamati “ammiratori delle vetrine” e perché una patologia è stata così definita, utilizzando quest’espressione.

Quali sono le cause che portano a fermare il cammino?

Durante il movimento, i muscoli responsabili richiedono un maggio apporto di sangue dalle loro arterie e se i loro arti inferiori sono più chiusi (stenotici) e sono incapaci di vaso dilatarsi al bisogno insorge un’insufficiente irrorazione muscolare (ischemia) che si traduce clinicamente con la comparsa del dolore.
I più colpiti sono gli uomini con più di 60 anni: il 10% sembra possa iniziare ad avere problemi di indurimento delle arterie (soprattutto dovuto ad un’eccessiva quantità di colesterolo “cattivo”) o arteriosclerosi.
I fumatori, i diabetici, gli ipertesi e le persone obese che hanno una presenza di grassi nel sangue più alta del normale possono più facilmente andare incontro a tale patologia, poiché i lipidi si depositano ai crocevia arteriosi dell’aorta nelle due arterie iliache. Si viene così a formare una placca, sulla quale si sovrappongono elementi figurati del sangue, come per esempio granulociti e piastrine che riducono il passaggio del flusso arterioso. L’entità del restringimento condiziona la comparsa dei sintomi; per conoscere la sintomatologia è opportuno premettere che esistono vari stadi clinici:

• Manifestazione clinica asintomatica (grado 0-1)
• Claudicatio intermittens (grado 2A)
• Claudicatio intermittens con spazio libero di circa 200 m (grado 2B)
• Dolore a riposo (grado 3)
• Lesioni trofiche (grado 4)

Il sintomo clinico cardine delle arteriopatie periferiche è la claudicatio intermittens che compare nel 2 stadio. Può essere curioso sapere che il termine viene dal latino claudicatio/claudicare ovvero zoppicare che a sua volta come racconta Svetonio nella Vita dei Cesari era una patologia di cui soffriva l’imperatore Claudio.
La gravità della claudicatio viene definita in base all’intervallo libero dal dolore, all’autonomia dal dolore e dal tempo di recupero.
Nella claudicatio lieve e modesta si recupera nell’arco di 2-5 minuti; in uno stadio più avanzato, almeno il 3, il dolore è presente anche a riposo ed è di tipo urente localizzato all’avampiede. I sintomi compaiono solitamente durante il sonno e vengono alleviati dalla posizione declive. Se non si provvede il dolore diviene pressoché costante, tanto da costringere chi ne soffre a rimanere in poltrona con i piedi leggermente sollevati.

Come si arriva alla diagnosi?

Il sospetto di un’insufficiente vascolarizzazione degli arti inferiori diventa più consistente, quando siano presenti i fattori di rischio menzionati nelle righe precedenti quali fumo, diabete, ipertensione etc.
L’esame obiettivo consiste nella palpazione dell’arteria femorale, tibiale e dei piedi in cui si rileva la presenza di stenosi a livello periferico; si può trovare conferma premendo caviglia e braccio per valutare il dolore. Se l’indice arriva premendo a 0.90 cm, lo specialista arriva alla diagnosi di arteriopatia obliterante.
Un altro esame non invasivo ma diagnostico è rappresentato dall’Eco-color Doppler delle arterie. Più invasivi nei casi più gravi sono l’Angio-TAC, l’Angio RNM; l’arteriografia.

Che succede se non si interviene?

Il destino dell’arto affetto da tale patologia lieve o moderata non cambia e rimane stabile ovvero rimane la claudicatio per insufficienza vascolare. Si consiglia però di recarsi da un angiologo per valutare l’entità e controllare l’eventuale evoluzione della malattia verso uno stadio più avanzato con la conseguente comparsa di alterazione cutanea sull’arto.
Attraverso un’adeguata terapia si riesce ad aumentare l’autonomia di marcia, rallentare o impedire la progressione della malattia, ridurre gravissime complicanze inclusa la mortalità, e dunque si riesce a migliorare la qualità della vita.
La terapia dovrebbe però essere accompagnata dalla perenne sospensione del fumo, dal controllo dei livelli della glicemia, la riduzione del peso corporeo, l’attività fisica mirata, con gli anti aggreganti piastrinici, gli anticoagulanti ed infine con i vasodilatatori.
In caso di insuccesso viene presa in considerazione l’angioplastica con l’applicazione di uno stenter; di fronte ad una stenosi estesa, si utilizza una protesi particolare.

Conclusioni

La malattia dei vasi arteriosi periferici che provoca lo zoppicare ad intermittenza è definita arteriosclerosi poiché è la sclerosi arteriosa a comportarla. Il più spesso può essere associata ad una coronaropatia o ad una malattia cerebro vascolare. L’infarto del miocardio è l’ictus sono un’ulteriore causa di mortalità in coloro che sono affetti da questa patologia.
Gli stadi iniziali sono accompagnati da un basso rischio di complicanze, ma non vanno sottovalutati ed è preferibile ritenerli campanellini di allarme per modificare il proprio stile di vita, quindi fumo, sovrappeso etc. Di conseguenza è consigliabile farsi suggerire dal medico (cardiologo ed angiologo) una dieta equilibrata e sana, oltre a farmaci utili a prevenire, stabilizzare o a far regredire la patologia vascolare.

FONTE: G. Gasbarrini, Trattato di Medicina Interna