Molti di noi le hanno tolte da piccoli. La tonsillectomia era quasi un intervento di moda. C’era chi levava solo le tonsille e chi coglieva l’occasione per asportare anche le adenoidi. L’unica cosa positiva di quei giorni era il gelato, uno dei pochi rimedi utili a rinfrescare la gola. Ancora oggi i bambini continuano a essere operati alle tonsille con frequenza e in modo non sempre appropriato. Ma l’asportazione delle tonsille è veramente necessaria?
Il numero di gennaio di Otolaryngology, Head and Neck Surgery, la rivista scientifica ufficiale dell’Accademia americana di otorinolaringoiatria, pubblica le linee guida per gestire la tonsillectomia da uno a 18 anni e per ridurre il numero degli interventi eseguiti ogni anno nel Paese.
Come primo punto, l’asportazione è consigliata solo se gli episodi di tonsillite si ripetono più di sette volte l’anno. Sono oltre mezzo milione gli interventi alle tonsille che si effettuano all’anno negli Stati Uniti, ed è necessario individuare con maggiore certezza, seguendo le evidenze scientifiche degli ultimi anni, quei casi per cui sia davvero necessario l’intervento. Soltanto in questo modo, la tonsillectomia consente di ridurre le infezioni della gola, le visite mediche e l’eccesivo uso di antibiotici, migliorando così la qualità di vita di un bambino.
In realtà la maggior parte dei bambini con frequenti infezioni alla gola guariscono da soli. Il genitore deve osservare che gli episodi di infezione non siano più di sette l’anno, cinque all’anno negli ultimi due anni, o tre all’anno negli ultimi tre anni e in questi casi rivolgersi a uno specialista. Solo quando si va oltre questa frequenza la tonsillectomia può migliorare la qualità della vita. Si considerano gravi le infezioni della gola che comportano febbre sopra i 38 gradi, le ghiandole del collo gonfie o un test positivo allo streptococco. È opportuno intervenire anche se c’è allergia ai farmaci.
I bambini con infezioni della gola meno frequenti o gravi possono beneficiare di interventi di tonsillectomia se sono allergici agli antibiotici, se sono soggetti alle placche o alla sindrome PFAPA (febbre periodica, stomatite aftosa, faringite e adenite). Occorre anche fare attenzione alla qualità del sonno. Le tonsille di grandi dimensioni possono ostacolare la respirazione durante la notte, provocando sonno disturbato (SDB), russamento, respirazione con la bocca, apnee notturne. I medici dovrebbero verificare nei bambini con SDB se ci sono anche ritardi della crescita, scarso rendimento scolastico, problemi di incontinenza notturna o comportamentali. In questi casi la tonsillectomia può essere utile perché migliora la qualità della vita.
Dopo l’intervento il gelato non basta per lenire il dolore. I medici dovrebbero dare una singola dose per via endovenosa di desametasone (un farmaco steroide) durante la tonsillectomia per ridurre il dolore, la nausea e il vomito dopo la chirurgia. Intanto è importante che i bimbi bevano molti liquidi e vengano stimolati a segnalare episodi di dolore, per i quali i genitori possono utilizzare paracetamolo o ibuprofene. Infine, i medici non dovrebbero prescrivere antibiotici di routine per migliorare il recupero dopo l’intervento di tonsillectomia, perché gli studi medici non mostrano benefici costanti nel placebo e ci sono associati rischi ed effetti collaterali.
Articolo di redazione
Fonte: La Repubblica salute, 3 gennaio 2011