La BPCO, ovverosia la broncopneumopatia cronica ostruttiva, è in continuo aumento e il fatto preoccupa gli esperti. In Italia si calcola che ne siano affetti fra i 3 e i 4 milioni di persone e la stima è che nel 2020 la BPCO sarà la terza causa di disabilità e di morte dopo le malattie cardiovascolari e i tumori. Le ragioni di questo aumento sono da ricondurre da un lato al progressivo invecchiamento della popolazione e dall’altra al fumo; a rendere più complessa la situazione vi è poi il fatto che un buon numero di pazienti che ne sono affetti, non sa di soffrirne.
Nonostante la presenza di sintomi che potrebbero farne sospettare la presenza, come tosse persistente, catarro nei bronchi per periodi prolungati e affanno, molte persone non si rivolgono inizialmente ad uno specialista e comunque non eseguono la spirometria, l’esame fondamentale per diagnosticare la BPCO. È una malattia sottodiagnosticata – confermano gli esperti- e probabilmente non adeguatamente gestita: tutti sanno com’è il loro colesterolo, tutti hanno fatto un ECG nella loro vita, ma pochi hanno fatto una spirometria.
Uno sforzo messo in atto dagli pneumologi è perciò quello di cercare di sensibilizzare la popolazione sul fatto che con un esame semplice che può essere eseguito in pochi minuti è possibile fare una diagnosi precoce. Alla diagnosi precoce deve ovviamente seguire un intervento precoce rappresentato per prima cosa dall’abolizione del fumo, la misura dimostratasi più efficace nel ridurre la progressione della malattia. Poiché la BPCO è caratterizzata da un’ostruzione delle vie respiratorie il primo obiettivo della terapia è contrastare questa ostruzione. Le possibilità terapeutiche si stanno per fortuna allargando: è in arrivo infatti un nuovo antinfiammatorio, il roflumilast, che sarà destinato ai casi di BPCO più gravi, mentre è da poco disponibile l’indacaterolo, un nuovo broncodilatatore a lunga durata d’azione. L’indacaterolo ha due vantaggi sostanziali in quanto agisce subito, entro pochi minuti, perché ha un legame molto rapido con il recettore e mantiene la sua attività per 24 ore.
Articolo di redazione
Fonte: Corriere della sera, 8/12/2010