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Diabete, pandemia da 300 milioni di malati

Il costo sociale di questa diffusissima patologia solo in Italia ammonta a 10 miliardi di euro (a carico del Servizio Sanitario Nazionale), mentre sommando i costi mondiali si arriva alla stratosferica cifra di 286 miliardi di dollari. Per quante campagna di prevenzione si facciano e si siano fatte (e se ne fanno continuamente  in tutto il mondo), la crescita percentuale e numerica dei malati di diabete sul pianeta ha assunto i numeri di un andamento pandemico, scatenando di conseguenza una vera e propria corsa al farmaco.
Solo pochi anni fa, si sta parlando della seconda metà degli anni Ottanta, i diabetici nel mondo ammontavano circa a una trentina di milioni. Nel 2003 il numero di sofferenti era già salito a 194 milioni che, secondo gli ultimi dati disponibili, oggi sono saliti a 300 milioni, con circa 4 milioni di vittime l’anno.
La malattia continua a diffondersi implacabile, in progressione geometrica, complici, secondo gli specialisti, gli stili di vita sbagliati e le abitudini alimentari imperniate sui cibi spazzatura che sostituiscono sempre più frequentemente i cibi sani e genuini, e i picchi più alti di incidenza della malattia si registrano nei paesi poveri. Un esempio è la Cina, primo paese al mondo per numero di diabetici (circa 93 milioni), seguito dall’India (più di 50 milioni).
Secondo le previsioni e le statistiche nel 2030 i malati al mondo saranno 435 milioni. In Italia sono circa 3 milioni i pazienti, una percentuale che  corrisponde al 4,8 dell’intera popolazione. Di questi, circa il 92% è affetto dal tipo 2, con un aumento preoccupante dei giovani tra i 15 e i 25 anni, considerato che fino a pochi decenni fa il diabete era considerato una malattia tipicamente senile.
I fattori di rischio, da tenere sotto controllo, oltre l’età e l’ereditarietà, sono principalmente gli stili di vita. Per evitare brutte e repentine sorprese conviene monitorare periodicamente la glicemia, mangiare sano e fare movimento fisico. Già queste semplici tre regole aiuterebbero a diminuire l’incidenza della malattia di un buon 40%.

Articolo di redazione
Fonte: La Repubblica, 13/10/2010