In un breve rapporto della prestigiosa rivista Lancet si afferma che la Gran Bretagna è il solo paese nell’Europa occidentale dove la tubercolosi è in aumento e nella sola Londra i casi di Tubercolosi sono saliti del 50% dal 1999. Il mal sottile, il “morbo bianco” dell’epoca Vittoriana che faceva strage nei quartieri operai della capitale industriale, riaffiora tra gli emarginati (i senza tetto, gli homeless a cui è dedicato un apposito Report) e il 40% degli oltre novemila casi di Tbc del Regno Unito si concentra proprio nella metropoli inglese, seguendo le stesse “vie” dell’Ottocento: povertà, abitazioni in cattive condizioni igieniche spesso sovraffollate, immigrazione. Ora, come ulteriore complicazione, si aggiunge anche la resistenza agli antibiotici.
La diffusione del batterio segue le stesse regole dell’Ottocento: situazione economica sociale, standard di vita e igiene, agglomerati urbani e facilità di trasmissione in ambienti poco aerati.
Intorno agli anni Ottanta si è abbassata la guardia, la povertà e la promiscuità tra gli immigrati oltre alla resistenza alle cure antibiotiche (la cosiddetta Mdr-Tb) hanno fatto il resto. Da 2.309 casi del 1999 a Londra si è passati a 3.450, con un incremento di multiresistenza; ed è molto probabile, segnala Lancet, che ci sia una forte sottostima del fenomeno. La maggior parte dei casi riguarda gli immigrati: 28% africani, 27% indiani.
Interessante considerare che non si tratta di nuovi immigrati: l’85% dei casi è tra persone che vivono da due anni o più nel Regno Unito, il 50% da oltre cinque anni. In tutta Europa i casi di Tbc si segnalano nei gruppi ad alto rischio: immigrati, rifugiati, homeless, tossicodipendenti, detenuti e sieropositivi.
In particolare sono proprio le prigioni i luoghi di più facile contagio. La situazione londinese ricorda da vicino l’emergenza che scoppiò negli anni Novanta a New York proprio tra i detenuti per la correlazione tra Hiv-Aids e tubercolosi. Il “paziente zero”, nel 1990, fu un detenuto di New York malato di tubercolosi. Per curarlo fu ricoverato nell’agosto di quell’anno in un padiglione ospedaliero contiguo a quello dei malati di Aids. Il matrimonio tra il batterio e il virus si consumò velocemente e New York, dopo l’illusione degli anni Settanta in cui si pensava di aver debellato la Tbc, precipitò nell’emergenza. Migliaia di casi di tubercolosi, anche tra gli homeless, e l’emergere del ceppo resistente agli antibiotici di prima linea: 3.811 casi solo nella Grande Mela, cifra altissima rispetto alla media nel resto del Paese. Fu necessario un impegno massiccio e il ricorso a risorse cospicue extrabilancio per debellare l’emergenza. La speranza è che non si arrivi alla stessa situazione e che il contagio non si sviluppi, anche se i segnali provenienti dall’Europa orientale e dalla Russia in particolare, sono alquanto preoccupanti.
Articolo di redazione
Fonte: La Repubblica, 17/12/2010