Portare avanti una gravidanza ha i suoi momenti di appagamento, di piena soddisfazione, di apprensione e di ansia: nella donna tutto si trasforma da un punto di vista fisiologico e metabolico per poi tornare alla normalità una volta partorito.
Diventare mamma può non essere sempre facile poiché qualche inconveniente o imprevisto può sempre capitare. Ma di cosa stiamo parlando? Ebbene, ci stiamo riferendo alla preeclampsia, problema che può coinvolgere più apparati e il più spesso quello gastrointestinale. Ma che relazione c’è con la gravidanza?
Cosa si intende con il termine preeclampsia?
Preeclampsia è il nome con il quale si indica la complicanza che hanno le donne in gravidanza, ma che colpisce anche la creatura che sta crescendo in utero. Generalmente viene considerata come la causa principe di parto pretermine e di conseguenza di morte neonatale. Si può sviluppare dalla 20a settimana di gestazione a 2 giorni dopo aver partorito.
Può essere diagnosticata, di solito, dopo la 34a settimana di gestazione. Se compare prima, i due protagonisti corrono alcuni preoccupanti rischi relativi alla loro sopravvivenza.
Preeclamsia: incidenza e sintomatologia?
E’ stato calcolato che l’incidenza della preeclampsia è pari al 3-5% delle gravidanze; il più spesso sono le donne sane primipare ad esserne colpite.
Cosa fa presupporre l’inizio della preeclampsia? Uno dei primi sintomi è l’aumento della pressione arteriosa che raggiunge quota 140 su 90mmHg, a cui fa seguito un’anomala presenza di proteine nelle urine ovvero circa più di 300 mg di proteine nell’arco delle 24 ore.
Perché può insorgere la preeclampsia?
L’insorgenza di preeclampsia può essere favorita da uno stato di salute generale caratterizzato da:
- ipertensione cronica,
- diabete,
- problemi renali.
L’elemento che aiuta a fare la diagnosi è l’esame dei fattori PIGF e del sFlt-1; il primo influisce sul normale funzionamento della placenta e, quindi, sullo sviluppo e proseguimento di una gravidanza priva di problemi, mentre l’sFlt-1 compare verso le ultime settimane di gestazione.
Alcuni rischi possono correrli anche donne con pressione diastolica molto bassa (meno di 80), quantità inusuale di proteine nelle urine, donne che hanno precedenti in famiglia, che stanno vivendo gravidanze multiple, nonché le donne diabetiche o con malattie autoimmuni. A tutto ciò si aggiunge l’età, in cui si affronta la gravidanza (vicino ai 40 anni o inferiore a 20 anni).
Come si effettua la diagnosi della preeclampsia?
Si parte dall’esame dello stato di salute descritto sopra e si prosegue con esami diagnostici specifici. Si esaminano ogni mese:
- pressione arteriosa,
- urine,
- sangue (controllando ematocrito, azotemia, creatinemia, piastrine e la viscosità).
Oltre a questi ci sono altri test un po’ più complicati ma validi e suggeriti da alcuni specialisti.
Se l’insieme di questi fattori non risultasse normale, lo specialista potrebbe sospettare l’inizio della preeclampsia e consigliare un ricovero per monitorare la situazione della madre e del feto quotidianamente al fine di evitare ulteriori complicanze, quale l’eclampsia.
Per eclampsia si intende quella complicanza a causa della quale si possono avere emorragie cerebrali, scompensi cardiaci, danni epatici o renali e raramente anche la morte delle madri.
Si potrebbero elencare poi altri problemi dettati dall’eclampsia quali l’emolisi, l’aumento delle transaminasi, la piastrinopenia (un numero ridotto di piastrine). L’unico rimedio all’eclampsia è il parto o meglio l’immediata interruzione della gravidanza attraverso il cesareo.
Qual è la terapia più adeguata per risolvere la preeclampsia?
Dal momento che la prevenzione non è possibile, l’unica alternativa che pare essere inevitabile, è il parto. In altre parole, far partorire la donna risulta indispensabile per controllare meglio lo sviluppo del feto e aiutare la mamma a mettersi nelle condizioni di riprendersi. Il problema è la considerazione relativa al periodo gestazionale, poiché se è troppo presto, l’esito avverso è da prevedere in quanto la probabilità che capiti è piuttosto alta. Se, invece, la gestazione è abbastanza avanti, si può indurre il parto e salvare madre e piccolo; l’unica accortezza è quella di rivolgersi presso strutture adeguatamente dotate di terapia intensiva neonatale.
Essendo quindi la preeclampsia una complicanza soprattutto delle mamme che si trovano a portare avanti una gravidanza per la prima volta, bisognerebbe che le protagoniste seguissero i consigli dello specialista ed eseguissero controlli regolari per la misurazione della pressione arteriosa, per esaminare le urine e alcuni valori del sangue.
Si suggerisce di avvisare lo specialista se si soffre di ipertensione cronica, di diabete o se esistono altri casi in famiglia di gravidanze complicate; infatti, se vi conosce meglio, il ginecologo è in grado di suggerirvi se e quando sia il momento opportuno di recarsi in ospedale una volta effettuata la diagnosi di preeclampsia. Quest’ultima non può essere prevista facendo una qualche prevenzione e può essere risolta esclusivamente con la sua interruzione: parto prematuro indotto e cesareo sono di solito le vie più seguite.
E’ comunque raccomandabile recarsi in modo regolare dal ginecologo per poter tenere sotto controllo tutti i valori pressori, ematici e dell’urina ed essere rassicurati del normale decorso o avvisati di qualche eventuale anomalia.
Fonte:
“Ginecologia ed Ostetricia” a cura di Livio Zanoio.