Le malattie allergiche professionali comprendono forme cliniche diverse soprattutto a carico dell’apparato respiratorio e della cute, in cui gli allergeni responsabili sono rappresentati da sostanze prodotte o presenti negli ambienti di lavoro.
La frequenza delle allergie professionali è un problema molto delicato poiché costringe l’individuo a cambiare ambiente e tipo di lavoro o a sottoporsi a terapie intensive per ridurre la sintomatologia.
Quali sono le sostanze che generano più allergie?
Gli allergeni sono numerosi e sono suddivisi in gruppi in base al criterio della loro origine: sostanze chimiche, vegetali o animali.
Tra le prime appartiene il poliuretano espanso che trova vasta applicazione nelle sostanze plastiche (imbottiture, isolanti termici o termoacustici, adesivi), le vernici, alcune fibre, colle ed inchiostri. Questo gruppo di allergeni svolge un’azione irritante sull’apparato respiratorio tale da provocare l’asma che a sua volta potrebbe nascere attraverso il contatto con le polveri legno (falegnami, restauratori, antiquari).
L’ossido di etilene è largamente usato nella sterilizzazione dei macchinari medici ed apparecchiature sanitarie.
Il lattice che è impiegato molto nel mondo dell’industria per materiali usati in strutture sanitarie o in alcuni liquidi o creme usati in campo ginecologico.
Tra le sostanze di origine vegetale troviamo le farine di grano e frumento o ad altri cereali nonché a pollini prodotti da alcune piante; queste possono infastidire lavoratori come fornai, mugnai, agricoltori creando sensibilizzazioni proprio nei soggetti più esposti.
Tra quelle di origine animale si conosce l’allergia alla forfora e ai derivati epidermici soprattutto prodotti da cavalli, conigli, capra, nonché dagli animali domestici quali il cane e il gatto. Tra le categorie più interessate vi sono: allevatori, veterinari, pastori. Un’altra situazione particolare appartiene ad allergie scatenate da animali di laboratorio che sono più rare ma che possono recare danno a ricercatori o a tecnici che collaborano nella preparazione di test o si avvicinano alle gabbie per pulire le deiezioni.
Passando ad altre forme allergiche che si manifestano con dermatiti da contatto va detto che il più spesso polveri sono prodotte da qualsiasi sostanza allergenica.
Queste dermatiti sono caratterizzate da rush cutanei e arrossamenti con bollicine sierose o no, ma che sono entrambe pruriginose; il tipo eczematoso colpisce prevalentemente le zone esposte e quindi mani, braccia che a contatto con nichel, cromo o alcuni tipi di balsamo e di profumi arrossiscono.
Non ci si pensa ma anche le penne contengono nichel cromato presente anche nelle monete, nelle forbici, nei chiodi o nei coloranti per ceramica.
Poi esiste l’allergia al bicromato di potassio usato nella lavorazione delle pelli o nella colorazione di alcuni tessuti.
Ed ancora altre sostanze da menzionare sono il cobalto cloruro usato in campo dell’industria per la realizzazione di gomme, resine e cemento.
Nelle tinture per capelli vi sono altri allergeni come anche nei profumi; fra questi uno dei più frequenti è il balsamo del Perù.
A tutto ciò va aggiunta l’allergia a farmaci che è talmente varia sia come manifestazioni sia come effetti collaterali che non è facile analizzarla. Si può tuttavia menzionare poiché è fondamentale, soprattutto in caso di anestetici usati da dentisti o da chirurghi, in quanto vanno ricercati quelli che non provocano allergie.
Cosa succede se si entra in contatto con tali sostanze?
In primo luogo si creano sensibilizzazioni che portano a dermatiti o ad altre reazioni cutanee inclusi gli eczemi.
Come si arriva alla diagnosi?
In genere quando il paziente racconta la storia clinica mette il medico in allerta in quanto la sua mente va verso il possibile allergene e ad un’allergia.
I test diagnostici e specifici per stabilire a quali sostanze una persona è allergica confermano la diagnosi di reazione allergica.
Oltre ai test cutanei, i pazienti sono sottoposti ad altri sul siero contenuto nelle bollicine ed entrambi devono coincidere.
Una volta scoperto il motivo, lo specialista ovvero l’allergologo o lo pneumologo provvedono a trovare una terapia consistente molto spesso in antistaminici per ridurre il prurito e nell’allontanamento delle sostanze che provocano tali reazioni.
Quanto è diffuso questo problema?
È giusto sottolineare che in alcune aree si verificano più casi di pazienti con problemi allergici: in Italia per esempio tra le città dove i casi di asma sono molto elevati è Siena perché si trova in un’area industriale come anche in Lombardia; in base ai dati raccolti dai ricercatori dell’ospedale di Desio, in Lombardia prevale l’allergia al lattice ed è pari al 20-30% (il lattice è la componente base dei guanti del personale medico e paramedico come anche di alcuni prodotti usati per curare o prevenire problemi ginecologici).
Al secondo posto si trovano pazienti che soffrono di patologie allergiche legate ad isocianati ovvero a colle e vernici principalmente.
Un’altra differenza da considerare è la razza poiché sembra che tra la popolazione dell’America Latina, delle Filippine e dello Sri Lanka coloro che svolgono lavori domestici o di autotrasporto difficilmente vanno incontro a problemi allergici in modo rilevante; i lavoratori dello Sri-Lanka che si trovano a lavorare nelle zone industriali tendono invece a soffrire di asma.
Conclusioni
Le allergopatie professionali comprendono diversi tipi o meglio forma cliniche (asma, dermatite da contatto etc.). Il più spesso è importante l’ambiente di lavoro e la professione che influiscono negativamente sulla sensibilizzazione. Considerando che la terapia consiste negli antistaminici in farmaci corticosteroidi ma che la cosa principale è l’allontanamento dalle zone e dagli ambienti dove maggiore è la produzione di allergeni, bisogna scegliere il lavoro in modo oculato.