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Allergologia e Immunologia

Raffreddore e influenza, il picco a febbraio

Temperature in ribasso, abbondanti nevicate al nord, vento freddo, l’inverno sta facendo il suo lavoro e, come sempre succede in questi casi, i mali di stagione, quelli da raffreddamento, costringono molti di noi a letto. Tuttavia, come consolazione, sembra che quest’anno non ci sarà la temuta pandemia. Anche se, il passaggio da una temperatura mite a una più rigida, ha favorito il proliferare di rinovirus,  coronavirus e virus enterici, cominciando a far crescere la percentuale di casi di influenza.
Gianni Rezza dell’Istituto Superiore di Sanità  sostiene che il picco influenzale sarà raggiunto ai primi di febbraio pur non prevedendo situazioni critiche, dato che i virus hanno le stesse tipologie dell’anno passato. Le categorie più a rischio sono le solite: i bambini più piccoli, quelli della fascia 0-4 anni, e quelli in età scolare dove, naturalmente, il contagio nelle classi è facilitato dalla vicinanza con gli altri. Tuttavia, solo il 6 per cento dei bambini sotto i 5 anni è stato vaccinato, a dimostrazione che continua a serpeggiare una certa ostilità contro il rimedio più efficace che finora sia stato trovato contro l’influenza.
Qualche preoccupazione in più l’influenza la porta per le persone anziane, i settantenni o giù di lì, per i quali un’influenza trascurata o mal curata può comportare complicanze respiratorie o cronicizzazioni alle vie respiratorie difficili da curare e pericolose. Per queste fasce di popolazione, sostiene Roberto Messina, presidente di FederAnziani, è ancora più pressante l’invito alla vaccinazione, tenendo sempre presente che il vaccino comincia ad agire una decina di giorni dopo l’inoculazione.
Per tutti, bambini, giovani e anziani, comunque, valgono i soliti saggi consigli: starsene a letto il tempo necessario per rimettersi in salute. Poi è consigliabile bere molti liquidi, seguire una dieta leggera e, se la febbre sale, abbassarla immediatamente con gli antipiretici. Quanto ai farmaci antivirali, prenderli subito ai primi sintomi, altrimenti non servono a nulla. Riposo, caldo, nessun eroismo del tipo andare a lavorare lo stesso anche in cattive condizioni di salute. Nessuno è indispensabile, e si rischia di allargare il contagio. Per due, tre giorni si può fare a meno di noi.
E l’inverno passerà.

Articolo di Redazione
Fonte: La Repubblica, 24 gennaio 2012