Uno dei modi per evitare di raggiungere situazioni critiche riguardo le malattie cardiovascolari, è quello di conoscere i principali sintomi che precedono o avvertono situazioni di possibile infarto miocardico o malessere.
Di certo, non è semplice distinguere tali sintomi a livello approfondito ma è possibile conoscerli meglio, per non arrivare al codice allarme rosso del pronto soccorso “cadendo dalle nuvole”.
Sintomi per infarto del miocardio o disturbi cardiocircolatori.
Con un ampio beneficio del dubbio, oltre agli accertamenti possibili durante una visita cardiologica specialistica, può essere utile avere un’idea di quali possono essere gli avvisi premonitori che avvertono la possibilità di un infarto del miocardio o di altre complicazioni, riguardanti il cuore e il sistema cardiovascolare.
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Dolore toracico
Il dolore toracico o angina pectoris rappresenta la causa più frequente per cui si approda al Pronto Soccorso; circa la metà dei casi arriva, infatti, con questa problematica e con la necessità di un’attenta perizia clinica, per riconoscere le patologie cardiocircolatorie presenti e gli stati di ipertensione.
Rappresenta il sintomo dell’infarto più evidente, di regola provocato dalla scarsa ossigenazione del muscolo cardiaco. Il flusso sanguigno diminuisce la propria spinta dalle arterie coronarie e, per questo, il sintomo premonitore che avverte di tale situazione critica, è proprio dato dalla fitta dolorosa a livello toracico.
L’angina pectoris inizia di solito lentamente, accrescendo pian piano il dolore e può durare circa 15 minuti, propagando il malessere anche agli organi vicini (irradiazione dolorosa).
Può avvenire sotto sforzo, con affaticamento del corpo e del cuore e, per questo, i sintomi in questo caso sono denominati stabili – angina stabile da sforzo.
Nel caso, invece, di una situazione in cui il dolore toracico insorge anche a riposo, in modo imprevedibile, è importante valutare la situazione in chiave di sintomi pre-infarto, dato che questa angina instabile prolungata potrebbe portare come sintomo all’infarto del miocardio.
Caratteristiche del dolore toracico
Può avere un’intensità variabile, essere intenso e persino insopportabile. Spesso descritto come un peso opprimente al centro del petto, può situarsi anche al di sopra dello stomaco e nella parte superiore del braccio sinistro – può arrivare fino al polso, o irradiarsi nel collo e nella mandibola.
Al dolore si può accompagnare una sensazione di nausea, vertigini, con sudorazione fredda e debolezza diffusa.
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Svenimento e infarto
Un sintomo della possibile presenza di un infarto è dato dallo svenimento, che coglie una percentuale minima di pazienti (10% circa) ma che a volte può creare una situazione difficile da gestire per riconoscere l’infarto miocardico.
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Infarto indolore
In alcuni soggetti, in particolare quelli sofferenti di diabete, l’infarto del miocardio può rilevarsi indolore, con la classica caratteristica della morte improvvisa senza sintomi pre-infarto. Sono casi limitati, per i quali è d’obbligo comunque tenere sotto controllo la situazione cardiocircolatoria attraverso visite cardiologiche e analisi periodiche, come elettrocardiogramma e ecodoppler.
Diagnosi dell’infarto nella medicina d’urgenza
In un recente studio del settore cardiologico è stato messo in luce come, agli estremi, un’analisi del sangue particolare, effettuata in fase di pronto soccorso per sospetto allarme infarto, possa dare dei dati sulla presenza o meno di un infarto in corso. La presenza elevata di Troponina T nel sangue, infatti, è un indice importante per valutare la situazione, anche se non si possono escludere al 100% le possibilità di infarto nonostante la scarsa apparenza di questa sostanza.
La misura della Troponina T come metodo detto di alta sensibilità nella diagnosi di un infarto acuto del miocardio, è importante nel momento in cui il dolore toracico, uno dei sintomi premonitori dell’infarto, viene subito analizzato nella medicina d’urgenza ma deve essere supportato, nella valutazione, da altre analisi.
In questo contesto si svolge un’analisi come la presenza di Troponina T. Il tessuto del miocardio, infatti, durante l’IMA (infarto miocardico acuto) va incontro ad una necrosi che rilascia in circolo sanguigno alcune componenti della fibra muscolare cardiaca, come il complesso troponinico, Troponina T e Troponina I – quindi considerate importanti per l’identificazione dell’allarme infarto.
È stato raccomandato l’utilizzo di queste analisi per valutare la concentrazione di Troponina nell’arco di almeno 6 o 12 ore, in particolare dagli studi della Joint European Society of Cardiology and American College of Cardiology – Task Force per la definizione universale dell’infarto del miocardio.

Analisi e diagnosi nella visita cardiologica
Per non arrivare alla situazione di pronto soccorso con l’esecuzione di esami di emergenza, è consigliabile sempre una visita cardiologica accurata, in particolare dopo i 50 anni è fondamentale accedere almeno ad un controllo, magari periodico, della situazione cardiovascolare e circolatoria.
All’interno della visita cardiologica o angiologica si svolgono esami di diagnostica che possono chiarire la situazione, come il classico elettrocardiogramma, punto di partenza per ogni ulteriore indagine.
Altri esami diagnostici cardiologici si svolgono con approfondimenti specifici come:
- ecocardiografia (mono-bidimensionale)
- elettrocardiografia dinamica (holter cardiaco)
- monitoraggio della pressione arteriosa (holter pressorio)
- check-up vascolare
- ecografia vascolare
- esame colordoppler arterioso/venoso periferico.
Analisi consigliate anche per diagnosticare o prevenire malattie cardiovascolari e cardiomiopatie diffuse, come la cardiopatia ischemica, lo scompenso cardiaco, la valvulopatia aortica e mitralica.
Fonti
http://content.onlinejacc.org/article.aspx?articleid=1894675