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Cisti di Bartolino, un disturbo ginecologico

cisti bartoliniDisturbi vulvari, prurito e dolori come se aveste pori piliferi infiammati? Chiedi al tuo ginecologo di che si tratta, potrebbe essere presente la cisti del Bartolino.

Si sviluppa nella regione vulvare, ricca di ghiandole di sudorazione e sebacee e ricoperta da peli.

Una ghiandola è costituita da un corpo rivestito all’interno da un epitelio, che secerne il prodotto tipico delle ghiandole, e da un condotto attraverso il quale viene eliminato all’esterno.

L’occlusione del dotto da parte di un calcolo e da un’infiammazione determina l’impossibilità della ghiandola di liberarsi dalla sua secrezione, e quindi si accumula, dilatando dapprima il dotto e successivamente il corpo ghiandolare.

Si forma così una cisti da ritenzione, il cui volume può variare da una noce ad un mandarino. L’ostruzione del dotto può interessare una ghiandola sudoripara, quella sebacea o infine le ghiandole vulvo-vestibolari maggiori e minori (Litter) – presenti al confine della vulva (Bartolino): nel primo caso può derivarne un’idrosadenite, nel secondo una cisti sebacea o nel terzo una cisti pilifera.

Cosa determina la formazione di una cisti vulvare?

Le ghiandole secernono un liquido ricco di sali minerali dovuto alla diminuzione del contenuto acquoso; i sali che si sono disciolti, precipitano a formare un calcolo che viene ad occludere più o meno completamente il dotto escretore.
Un’analoga complicazione che può determinare un’infezione: la secrezione ghiandolare diviene corpuscolata per la presenza di pus, che rende più difficoltosa l’eliminazione del secreto.
La vulva con facilità può andare incontro a processi irritativi ed infiammatori e, di conseguenza, si genera la formazione di cisti.

Formazioni cistiche vulvari, quali sono e come si presentano.

Le cisti del follicolo pilifero sono causate dallo strappo dei peli con la ceretta o tirati con la pinzetta che fa rimanere in sede la radice. La guarigione dal microtrauma determina l’inclusione dell’apparato filo-sebaceo con conseguente formazione di cisti.

La diagnosi è facile: si appressa la presenza di un nodulo duro, il più spesso sulle grandi labbra; talvolta più noduli confluiscono a formare un cordone. La complicanza più frequente è la suppurazione delle cisti e la formazione di un foruncolo che si apre all’esterno con fuoriuscita di pus e sangue. La guarigione è apparente perché di lì a breve si riformerà la cisti e l’eventuale complicazione.

Dopo la menopausa, la distrofia vulvare (secchezza e ispessimento della cute) determina l’occlusione delle ghiandole sebacee con formazione di un nodulo dall’aspetto giallastro, seguita a breve dalla comparsa di numerosi altri, che conferiscono alla vulva l’aspetto di chicchi di granturco.

Anche le cisti sebacee possono andare incontro a flogosi e lasciare pertanto piccole ulcerazioni fastidiose.

La cisti di Bartolino

Annesse alla vulva, vi sono le ghiandole di Bartolino o vestibolari maggiori e le ghiandole di Skene. Le ghiandole di Bartolino sono situate nel terzo posteriore del grande labbro a destra e sinistra con dotto escretore a circa 2 cm dall’ostio vulvo-vaginale nella parte postero-laterale. La loro secrezione lubrifica la mucosa e favorisce il rapporto sessuale.
La cisti della ghiandola del Bartolino è la formazione più frequente dei genitali esterni femminili. Di regola è monolaterale ma di rado può verificarsi bilaterale.

Si sviluppa in seguito all’occlusione del dotto escretore della ghiandola in seguito ad un processo infiammatorio o a disidratazione, con precipitazione di sali contenuti nel liquido con conseguente formazione di calcoli. Si sviluppa nel terzo inferiore del grande labbro ed ha una grandezza variabile da una nocciola a una noce.

Quando è voluminosa, la vulva subisce una più o meno lieve deformazione o uno spostamento del siero vulvare verso il lato secco. La cute che la ricopre è di aspetto normale. Alla palpazione non è dolente e di consistenza abbastanza teso ed elastico; il contenuto è liquido, filamentoso e di aspetto chiaro.

A livello di sintomi, la paziente si accorge di avere la cisti di Bartolino per la presenza di tumefazioni e per l’insorgenza di disturbi di natura meccanica.

cisti vulvariQuando compare il dolore è segno di complicazione infiammatoria che tende ad aumentare, e la cute che la ricopre è arrossata. I linfonodi inguinali del lato della cisti sono tumefatte. È presente febbre che insorge con brivido. Anni fa il germe isolato, di frequente era il gonococco, ora, invece, prevale lo stafilococco, i batteri intestinali, gli anaerobi.

Se si apre, naturalmente, il pus che fuoriesce è spesso maleodorante. Le ghiandole del Littre si trovano ai lati dell’uretra e possono andare incontro a formazioni cistiche, ma con molta meno frequenza e a risoluzione spontanea.

Esistono infine cisti di natura disontogenetica e residui di struttura embrionaria: sono rappresentate dalle cisti del dotto di Nuck, derivazione del diverticolo perineale; quest’ultimo, trovandosi ad occupare il grande labbro può essere confuso con un’ernia inguinale.

Tutte le cisti vulvari per una guarigione definitiva necessitano dell’asportazione chirurgica.

Perché è consigliata la chirurgia

L’asportazione della ghiandola del Bartolino per la sua sede ricca di vascolarizzazione, pur essendo considerato un piccolo intervento chirurgico, è gravato da numerose complicazioni, quali: emorragia, resezione parziale, ricostruzione con danno morfologico.

Per tali considerazioni, l’intervento di elezione è la marsupializzazione delle cisti (apertura di una cisti previa sutura delle pareti cistiche).

Se è presente una complicazione ascessuale a carico della ciste, l’incisione determina una rapida soluzione e un pronto sollievo dal disturbo che provoca, ma si tratta di un intervento palliativo perché le cisti si andranno a riformare.