Leggendo la recente pubblicazione sul New England Journal of Medicine di uno studio su due antivirali, daclatavir e asunaprevir, in grado di controllare l’infezione senza l’ausilio dell’interferon alfa, sembrerebbe che i rimedi per la cura dell’Epatite C siano arrivati a buon punto. E’ noto che i virus dell’epatite sono molto pericolosi perché i sintomi dell’infezione possono tardare a presentarsi anche per anni. Questo dipende in buona parte anche dalle caratteristiche del fegato stesso che ha una grande capacità di difendersi dalle aggressioni esterne e, di conseguenza, di ritardare la diagnosi eventuale anche per anni: a quel punto, però, quando le epatiti virali si sono cronicizzate, il paziente rischia una serie di gravi complicazioni come fibrosi, cirrosi e perfino carcinomi del fegato.
Per questo, spiega Jacob George della University of Sydney, che ha partecipato alla sperimentazione, la scoperta è importante, perché la nuova terapia ha lo scopo di ridurre la carica virale a livelli non rintracciabili, il che equivale a una vera e propria ‘cura’, perché impedisce l’evoluzione dell’epatite in cirrosi o carcinoma epatico. Parallelamente, si sta sperimentando anche la multiterapia per arrivare a stabilire un protocollo di cura possibilmente più tollerabile per il paziente e limitato nel tempo, eliminando progressivamente l’uso dell’interferon, il farmaco più usato oggi, efficace perché stimola il sistema immunitario a reagire al virus, ma “pesante” per il paziente, perché comporta anche una serie di effetti collaterali.
Articolo di Redazione
Fonte: Italiasalute, 12/03/2012