Alcune persone che soffrono di reflusso gastroesofageo, presentano anche un disturbo detto Esofago di Barrett o epitelio di Barrett.
Si tratta di un disturbo a carico dell’epitelio dell’esofago, per cui le pareti dell’esofago non sono costituite da epitelio normale (squamoso stratificato) ma sono costituite da tessuti simili a quelli che sono presenti nelle pareti dell’intestino (epitelio colonnare e cellulice mucipare).
Un processo detto anche metaplasia intestinale, che a lungo andare determina lesioni nell’esofago e rischi di sviluppo per una forma rara di tumore all’esofago.
In una percentuale molto bassa dato che l’esofago di Barrett colpisce circa l’1% degli adulti, in genere di etnia caucasica e intorno ai 50 anni, in particolare negli uomini mentre è molto raro nei bambini.
Il canale dell’esofago
L’esofago è il canale muscolare che collega la bocca allo stomaco. Dall’esofago avviene il passaggio degli alimenti e dei liquidi dalla bocca, dove avviene la masticazione, allo stomaco, che riduce gli alimenti per poi destinarli all’intestino.
Il processo della digestione è automatico e di solito l’esofago non viene percepito durante la fase di ingerimento, a meno che non si tenti di inghiottire un boccone troppo grosso o si assumano bevande troppo fredde o calde.
Nel processo di ingestione le pareti muscolari dell’esofago si chiudono a livello delle estremità inferiore e superiore, grazie ai muscoli addetti a questo processo, gli sfinteri. Si rilassano e si aprono quando si deglutisce, consentendo al cibo di passare dalla bocca allo stomaco; si richiudono e si irrigidiscono per chiudersi subito dopo, impedendo che il cibo rifluisca nell’esofago e arrivi di nuovo nella bocca.
Questa possibilità si presenta nel caso di reflusso gastroesofageo o gastrico, che si verifica per diverse condizioni, tra cui quella per cui gli sfinteri dell’esofago si aprono spontaneamente o non si chiudono correttamente: in tal caso il contenuto dello stomaco può risalire nell’esofago e creare problematiche di reflusso acido.
I succhi gastrici, infatti, sono succhi acidi, che risalgono insieme agli alimenti e ai liquidi, creano sensazioni di bruciore nella gola o nello stomaco.
In tali condizioni si colloca il disturbo dell’esofago di Barrett, che si assommano alle condizioni di possibili tessuti danneggiati dell’esofago dagli acidi, che si restringe e ostacola la deglutizione.
Cause dell’esofago di Barrett
Ancora non sono del tutto chiarite la dinamiche che causano questa patologia ma sicuramente la sofferenza di reflusso gastrico è un fattore di rischio, dato che 3 pazienti su 5 sono già preda del reflusso gastroesofageo e, in seguito, sviluppano il disturbo dell’esofago di Barrett.
Si parte quindi con la prevenzione della malattia da reflusso e, nei casi in cui i farmaci non si dimostrano efficaci, si passa ad interventi di chirurgia per agire sulle pareti muscolari esofagee.
Il rischio maggiore di trascurare questa patologia è quello di sviluppare un tipo di tumore detto adenocarcinoma dell’esofago, che fortunatamente incide in maniera minima (1% dei casi).
Diagnosi dell’esofago di Barrett
Non ci sono sintomi per questo disturbo e, quindi, chi soffre di reflusso gastroesofageo è spesso consigliato dal proprio medico gastroenterologo di sottoporsi agli esami necessari per diagnosticare l’esofago di Barrett, ovvero la gastroscopia o endoscopia del tratto gastrointestinale superiore.
In tal modo si possono ottenere dei campioni bioptici dell’esofago per la biopsia. Tramite la gastroscopia e l’endoscopio, è possibile visionare il tessuto dell’esofago e rimuoverne minuscoli campioni per l’analisi di laboratorio. È bene seguire periodicamente un programma di analisi, magari annuali, per escludere i segni di peggioramento e della comparsa del possibile tumore.
La dieta per reflusso gastroesofageo comune nella prevenzione
È bene seguire un regime alimentare simile a quello utile per i disturbi di gastrite e reflusso gastrico. Nel caso in cui si presenti un sospetto con la comparsa di cellule cancerose, la terapia endoscopica permette di rimuovere la mucosa interessata oppure si può utilizzare la terapia fotodinamica.
Fotofrina per la terapia fotodinamica
Questo tipo di terapia per l’esofago di Barrett utilizza un agente fotosensibilizzante, detto fotofrina. Unito ad un raggio laser che uccide le cellule cancerose e precancerose, l’agente fotofrina si inietta nella vena del paziente 48 ore prima dell’intervento per poi tornare attivo sotto l’azione del raggio laser durante l’intervento.
L’epitelio di Barrett viene sollevato, rimosso chirurgicamente per via endoscopica. La fotofrina distrugge i tessuti nell’esofago, anche se con effetti collaterali come la fotosensibilità per alcune settimane, dolore toracico e stenosi esofagea.
Un disturbo che si manifesta dopo i 50 anni e che richiede un’attenta prevenzione per non arrivare a conseguenze anche gravi per l’apparato digestivo, in particolare da parte di coloro che soffrono di reflusso gastroesofageo.
Fonti
http://www.farmacoecura.it/