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Ginecologia e Ostetricia

Coriocarcinoma: una forma rara di neoplasia

Il coriocarcinoma è una neoplasia di tipo maligno che insorge nelle cellule di rivestimento del villo placentare.

Tale massa può comparire dopo una gravidanza molare vescicolare, dopo circa 6 mesi da un eventuale aborto e da una normale gravidanza qualora non siano stati rimossi perfettamente i villi coriali dall’utero. C’è di positivo che è molto raro – come viene definito dagli specialisti dell’Associazione Italiana per la ricerca sul cancro– e compare 1 su 25-45.000 mila gravidanze.

Appartiene alle malattie trofoblastiche che danno solitamente luogo a tumori benigni; quando però si sviluppa il coriocarcinoma, si tratta di neoplasia non più benigno; ancora più raramente compare in altri organi femminili e maschili quali ovaie, vagina, addome o testicoli.

Coriocarcinoma: quali tipologie si conoscono?

coriocarcinomaCon la premessa che è curabile intervenendo per tempo, va detto che, se non lo si riesce a diagnosticare nei primi stadi, può dar luogo a metastasi diffuse soprattutto nei vasi sanguigni o in altri organi come il cervello, i polmoni, il fegato e i reni.

Se si dovesse manifestare nelle gestanti, prende il nome di coriocarcinoma gestazionale, se, invece, in altri individui, coriocarcinoma non gestazionale, più raro e più difficile da diagnosticare. Avendo già sottolineato quanto sia importante scoprirlo in tempo, vediamo quali possono essere i sintomi che gli specialisti – ginecologi ed oncologi in primis – ritengono siano dei campanellini di allarme per questo tipo di neoplasia.

I sintomi del coriocarcinoma

coriocarcinoma sintomiMeglio distinguere il coriocarcinoma gestazionale dall’altro tipo. Nel primo caso le donne hanno perdite ematiche occasionali improvvise a livello uterino, nonostante sia terminato il ciclo mestruale o si sia partorito da tempo. A queste si aggiungono dolori in sede addominale, e un livello molto alto dell’ormone HCG ( acronimo che indica la gonadotropina corionica); il sospetto porta ad esaminare più da vicino la situazione, attraverso un’ecografia pelvica transvaginale, con la quale il feto non mostra segni, ma nell’apparato genitale compaiono masse inusuali (in particolare noduli che appaiono nel miometrio).

Se la neoplasia supera l’utero, altre metastasi si osservano in vagina (a forma di chicchi neri); se si hanno difficoltà respiratorie e dolori al torace è probabile si trovino nei polmoni, ed infine un forte mal di testa, vomito e anomalo blocco di altre parti del corpo, fanno pensare al cervello.

Alla comparsa di questa sintomatologia è consigliabile recarsi dal ginecologo, che provvederà a chiedervi la vostra storia clinica, la situazione medico-ginecologica dei vostri familiari ed infine procederà con la richiesta di semplici esami ematici per escludere l’anemia (il sanguinamento potrebbe essere dovuto ad una carenza di ferro), per controllare i livelli dell’ormone HCG ed infine per valutare la funzionalità renale e tiroidea.

Esistono altri esami per stabilire la diffusione nel corpo della malattia più approfonditi e più invasivi come:

  • TAC,
  • PET,
  • Risonanza.

In base alla FIGO, la Federation of Gynecology and Obstetrics, esistono 4 stadi: si è scoperto che più basso è lo stadio, più alte sono le probabilità di intervenire debellando la malattia. Per far sì che lo stadio possa essere individuato nella fase iniziale andrebbero effettuati i normali controlli in gravidanza per favorire una puntuale diagnosi allo specialista.

Quali persone corrono rischi maggiori? Se parliamo al femminile, rischi più alti sono previsti per donne che hanno avuto una gravidanza molare o un aborto, donne di un’età non più giovane (fino a 25 anni il rischio è pressoché minimo se non lieve, ma dai 35 alla menopausa non può escludersi). Talvolta gravidanze ectopiche (extra uterine), dove i feti si sviluppano non in utero bensì nelle tube, possono dar luogo a questa neoplasia.

Cariocarcinoma: le cure più consigliate

coriocarcinoma cureIl corionepitelioma è molto sensibile alla chemioterapia a tal punto che è possibile uscirne negli stadi avanzati integrando la chemio ad altre terapie. Si può sempre intervenire chirurgicamente asportando l’utero.

Va detto che questo tumore non deve creare ansia poiché è stato accertato che circa il 98% delle donne colpite sopravvive e può riprendere la propria vita.

Si può anche avere un figlio, nel caso lo si desiderasse, aspettando per precauzione almeno 2 anni dalla precedente gravidanza molare o dalla fine della cura chemioterapica per essere tranquilli del completamento della propria guarigione.

C’è anche chi consiglia la contraccezione ormonale facendola iniziare solo dopo 3 mesi dalla scomparsa dell’HCG.

Infine, ma solo di rado e nel caso in cui la chemio non possa essere utilizzata, si può ricorrere a scopo palliativo, ovvero al fine di ridurre i dolori, alla radioterapia.

Rispetto alle altre neoplasie il coriocarcinoma è molto raro e se diagnosticato agli stadi iniziali non è letale e quasi il 98% dei pazienti colpiti sopravvive. Dopo aver seguito cicli chemioterapici e si è debellata la malattia si possono concepire altri bambini a condizione si attendano almeno 2 anni per riequilibrare e riabilitare l’organismo sottoposto a cicli di terapie talvolta miste che hanno provocano effetti collaterali.

Si raccomandano visite specialistiche regolari per poter ascoltare i campanelli giusti ed intervenire tempestivamente.

Fonte:

www.airc.it