Ogni anno, in Italia, circa 350 bambini nascono dal freddo, ossia da ovuli congelati. Vale a dire che ogni giorno dell’anno arriva un bambino crioconservato al momento giusto, per consentire ad aspiranti genitori di diventare mamma e papà, questa è la fotografia della situazione italiana scattata dal dr. Mauro Schimberni, docente della II Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Roma Sapienza. Oltre al ‘popolo della provetta’, a ricorrere alla crioconservazione sono per lo più pazienti oncologici, che cercano così di preservare la possibilità di avere un figlio nonostante la malattia che incalza e alle cure irrinunciabili che questa comporta.
Ma le strutture pubbliche, per chi decide di crioconservare i propri ovuli, sono per lo più assenti, spiega il dr. Schimberni, in Italia contiamo su appena due o tre centri pubblici, presenti a Bologna e Milano. E così per quelle donne che si ammalano di cancro, ma non vogliono rinunciare alla possibilità di avere un figlio l’unica strada percorribile, dopo aver bussato alla porta dei pochi centri pubblici disponibili, resta quella del privato, con una spesa che si aggira tra i 2 e i 3 mila euro, accettabile ma comunque ingente.
Ma non ci sono solo malate di cancro e donne che ricorrono alla fecondazione medicalmente assistita tra quelle che decidono di congelare ovociti. La nuova frontiera – precisano gli esperti – è costituita da quelle pazienti con una cultura medio alta, che decidono di crioconservare ovociti per posticipare la maternità. Questa nuova tipologia è costituita perlopiù da donne perfettamente sane ma che vogliono realizzarsi in ambito lavorativo e sanno che non potranno raggiungere i loro obiettivi prima dei 35/40 anni un’età già abbastanza a rischio. Per non mettere a rischio la loro voglia di maternità ricorrono così alla crioconservazione.
Articolo di Redazione
Fonte: Il Secolo XIX, 16 gennaio 2011