Categorie
Ginecologia e Ostetricia

Pap-test dubbio: che fare?

prevenzione tumori uteroIl pap-test, esame con il quale si individuano anomalie nel collo dell’utero che potrebbero svilupparsi da forme pre-neoplastiche a neoplastiche; in alcuni casi, possono esservi lesioni destinate a regredire spontaneamente e che non destano alcun allarmismo.

Il test è finalizzato a scoprire la presenza di batteri, funghi o altre infezioni e virus non rilevabili con una semplice visita ginecologica.

Risultati del pap-test

I risultati possono essere negativi o positivi: il pap-test negativo indica che le cellule prelevate sono sane e normali; ne consegue che l’esame può essere ripetuto dopo tre anni o dopo un lasso di tempo concordato con il ginecologo.
La distanza tra un esame e l’altro potrebbe dipendere dall’età della donna poiché tra i 21 e i 25 anni andrebbe ripetuto ogni tre anni (ovviamente se negativo) fino a 65 anni; c’è anche chi consiglia il test per valutare la presenza dell’HPV da ripetersi in alternativa al pap-test ogni 5 anni a partire dall’età di 30-35.

Il pap-test positivo mostra invece anomalie o situazioni anormali valutabili soltanto dagli specialisti poiché va analizzata quanto e se la situazione può regredire da sola o se, in base al grado di positività, debba essere trattata con particolari terapie o eventualmente eliminata solo chirurgicamente.

Ma come sono classificati i risultati dubbi o anormali? Quali le cure? Nei paragrafi successivi troverete le risposte a tali quesiti.

Quali sono i risultati di pap-test positivi anomali/anormali

Attualmente il modello classificato dei referti di anormalità più raccomandato è il Bethesda System 2008. In base a tale sistema, la risposta citologica può essere negativa per lesioni intra-epiteliali o maligne.

pap testIn alcuni casi la valutazione è “tranchant”, assenza di alterazioni cellulari, oppure presenza di lesioni intraepiteliali squamose (SIL) distinto in SIL di basso grado e SIL di alto grado, corrispondenti rispettivamente a CIN1 o CIN 2 o CIN3.

A questi viene aggiunta un’altra categoria di lesioni ASC-US o ASC-H (cellule squamose atipiche di significato indeterminato ad alto rischio, e lo stesso vale per le cellule provenienti dal canale cervicale AGC-US di più difficile classificazione distinte in ACG NOS non altrimenti note e AGG favoc neoplasia.

In presenza di queste risposte dubbie, cosa fare?

Se la donna è in età fertile è consigliata una terapia antiflogistica per escludere alterazioni legate a processi infiammatori.

Se la donna è in menopausa, si suggerisce una terapia ad estrogeni per via vaginale. Dopo 7-10 giorni si ripete lo striscio, che, se invariato, induce ad ulteriori approfondimenti. Il primo passo è procedere con un esame colposcopico ed ad una ricerca con tipizzazione del virus PAPOVA.

La classificazione colposcopica internazionale è così suddivisa:

  • referto colposcopico normale
  • referto colposcopico anormale
  • quadro colposcopico deponente per carcinoma invasivo
  • colposcopia insoddisfacente
  • referti miscellanei (condilomi, cheratosi, erosione, atrofia, polipi).

Quando è presente un quadro di anormalità si procede con il prelievo bioptico della zona colposcopicamente alterata: se la lesione si addentra nel canale cervicale si deve intervenire con l’asportazione in anestesia di un cono di tessuto (conizzazione).

La risposta istologica può essere alterazioni della parte profonda del nastro epiteliale CIN1 con alterazioni cellulari tipiche dell’infezione virale Papova (HPV). In questi casi il suggerimento è ripetere l’esame, ovvero il Pap-test, ogni 6 mesi perché il 90% dei casi si negativizzano entro l’anno o al massimo 2.

Se, al contrario dovesse risultare un esito CIN2 o CIN3 così come HSIL – nonostante vi sia la possibilità che regredisca spontaneamente (nel 40% dei casi) – non si esclude l’eventualità possa progredire verso una neoplasia invasiva specie se sono presenti virus oncogeni delle famiglie PAPOVA 16 o 18; in questo caso la donna deve sottoporsi ad un trattamento che porti alla distruzione della lesione e dunque dovrebbe essere effettuata una diatermocoagulazione o un intervento con  laser per asportare mediante LEEP (elettroscissione delle zone interessate).

Nelle donne sottoposte a conizzazione, il prelievo viene consegnato al patologo, il quale dovrà garantire che la lesione è stata asportata completamente e che i margini di tessuto siano perfettamente liberi; in caso contrario va eseguita una seconda conizzazione più profonda.

Per capire meglio un semplice quadro illustrativo

pap test dubbioI Pap-test dubbi esistono e sono classificati come ASC-US ed AGC-US. Questi necessitano una particolare gestione: ASC-US nel Pap-test suggerisce la ripetizione dell’esame dopo 4-6 mesi; se è persistente, è raccomandata la colposcopia.

Se, invece è negativo e dunque non si evidenziano patologie, va comunque ripetuto ogni 6 mesi fino a trovare due Pap-test negativi consecutivi.

ASCUS con HPV-DNA secondo l’American Cancer Society: ASCUS con HPV positivo ad alto rischio: viene praticata la colposcopia ed esaminato il risultato. Se esso è positivo è consigliato il trattamento considerando l’età della donna, se negativo viene ripetuto il pap-test ogni 6 mesi per 2 anni. Nei casi HPV-DNA negativi, dato il basso rischio di neoplasia, il pap-test va ripetuto dopo 12 mesi.

Più difficile è il controllo dell’AGC NOS (non altrimenti specificato) o AGC neoplasia. Nelle pazienti in cui si riscontrano questi dati, durante la colposcopia si procede alla cervico isteroscopia con eventuale ricorso a raschiamento diagnostico.

Come ci si comporta nella pratica quotidiana

Nella pratica quotidiana, la scelta di questa o quella possibilità deve essere concertata insieme alla paziente (consenso informato) e deve essere finalizzata al conseguimento del miglior risultato possibile e la minore invasività.

Dal momento che gli esami e le terapie farmacologiche da eseguire in donne che presentano esiti positivi del pap-test sono molto efficaci, si consiglia di rivolgersi allo specialista per effettuarli. Si tratta appunto di 2 esami quali la colposcopia (esame poco invasivo di secondo livello – successivo al pap-test- eseguita con un colposcopio che permette di avere l’immagine della cervice uterina ingrandita fino a 30 volte di più), la biopsia con la quale si preleva una piccola porzione di tessuto del collo dell’utero da inviare poi al laboratorio per l’esame istologico.

Se non sono sufficienti o adeguate, lo specialista ginecologo indicherà la terapia farmacologica da seguire con determinazione e piena fiducia.

 

Fonte
Ginecologia ambulatoriale a cura di G. Bonfirraro ed altri, Minerva, 2005

www.my-personaltrainer.it