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Ginecologia e Ostetricia

Parto naturale dopo il cesareo, si può?

parto naturale dopo cesareoMolte donne si domandano se si possa partorire naturalmente dopo un primo parto con taglio cesareo. Soprattutto perché il ricorso al taglio cesareo è andato progressivamente aumentando nel corso degli anni in tutto il mondo industrializzato.

Perché tale diffusione? Il livello raggiunto in effetti desta un allarme da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che prevede non più del 25% di tagli cesarei.Guardando all’Italia, va precisato che la percentuale varia da regione a regione e da ospedale a ospedale o infine all’interno della stessa regione. Risulta che nel sud d’Italia il tasso di tagli cesarei è pari al 60%, al centro è intorno al 40% e al Nord è di circa il 30%.

Il tasso aumenta di molto nel caso delle cliniche private italiane dove i tagli cesarei sono del 70-80%. È in ascesa la percentuale dei tagli cesarei d’elezione ovvero praticati al di fuori del travaglio. Ciò viene spiegato con il fatto che spesso si tratta del primo figlio, in donne generalmente di età superiore ai 35 anni o in gravidanze avvenute dopo aver seguito tecniche per la fecondazione assistita; in diversi casi è la stessa gestante a richiederlo.

Se una donna ha partorito con un taglio cesareo, può avere un parto spontaneo?

Nonostante nel lontano 1946 un ostetrico avesse formulato il famoso detto: dopo un cesareo sempre e solo cesareo, studi più recenti lo hanno smentito. L’affermazione del 1946 si basava sulla modalità di esecuzione del taglio cesareo: infatti il taglio cesareo richiedeva un’isterotomia longitudinale sul corpo dell’utero con la formazione di una cicatrice che poteva non sostenere le contrazioni uterine.
Più tardi, sono intervenuti alcuni cambiamenti e il taglio si è eseguito non più in senso longitudinale, ma in senso trasversale nel segmento uterino inferiore.

Attualmente con le più recenti tecniche diagnostiche si possono valutare le condizioni del segmento uterino inferiore durante il travaglio di prova, è migliorato il tipo di materiale usato per la sutura che permette una migliore cicatrizzazione.
Dal momento che un pregresso taglio cesareo rappresenta circa il 30% delle indicazioni alla ripetizione, ne consegue che c’è un ampio dibattito fra gli ostetrici sulla possibilità di effettuare un travaglio di prova.

La paura che possa succedere qualche imprevisto nel parto naturale dopo il cesareo che guiderebbe verso un contenzioso legale, è il motivo principale che blocca la diffusione di questa pratica.

Qual è l’informazione corretta da fornire ad una donna in gravidanza che ha già partorito precedentemente con un taglio cesareo?

parto naturaleInnanzitutto, le vengono esposti i vantaggi di un parto naturale:

  • una nascita che dà alla mamma più soddisfazione
  • maggiore probabilità di poter avere altri parti per via vaginale
  • minore dolore addominale con ripresa fisiologica più rapida
  • maggiore vicinanza madre-figlio
  • allattamento più agevole.

Poi gli svantaggi:

  • possibile rottura dell’utero
  • possibile rischio di sofferenza fetale e di danni.

La gestante che vuole partorire per via naturale deve sapere che le probabilità di successo sono all’incirca di circa il 70% e il rischio di complicazioni è intorno al 2%.

Molti fattori sono associati alla probabilità di successo: un pregresso parto vaginale, un inizio spontaneo del travaglio, un feto con un peso valutato non oltre i 4000 g, una buona presentazione di vertice, il precedente taglio cesareo eseguito trasversalmente nel segmento inferiore con un decorso afebbrile nel puerperio. L’intervallo di tempo fra pregresso taglio cesareo e gravidanza in corso ha la sua importanza, poiché in genere passato un anno dall’intervento chirurgico, la cicatrice può considerarsi stabilizzato e resistente.

Durante il travaglio di parto, le condizioni fetali devono essere monitorate di continuo con la cardiotocografia; la comparsa di anomalie nel tracciato indirizza verso il taglio cesareo iterativo.

Quali altre considerazioni andrebbero fatte ?

Alcune considerazioni meritano una valutazione: è possibile indurre il travaglio, laddove non insorgesse spontaneamente? La maggior parte degli ostetrici sono contrari all’uso di prostaglandine. Si può, tuttavia, rinforzare la contrazione uterina usando l’ossitocina. La letteratura, in merito non è però favorevole.

parto taglio cesareoL’alternativa potrebbe essere allora l’anestesia peridurale (loco-regionale), ma anche in questo caso si procede sempre con cautela e si preferisce evitarla, poiché l’analgesico influisce sul battito fetale e il mancato dolore delle partorienti nasconde l’eventuale rottura dell’utero. Quest’ultima viene detta silente perché le pazienti non l’avvertono ma è dovuta al cedimento della pregressa cicatrice; esistono segni diagnostico che allarmano il chirurgo, ovvero l’arresto delle contrazioni uterine e la comparsa di sofferenza fetale.

Ne consegue che nelle maternità  per parti naturali e cesarei presso strutture pubbliche, dove è sempre presente un servizio per le emergenze, un taglio cesareo viene eseguito in circa 15 minuti, per evitare che il feto possa andare incontro a danni per mancanza di ossigeno.

Al chirurgo-ostetrico, il compito di aprire l’addome e di intervenire alla ricostruzione uterina; la finalità è quella di riuscire a ricucire l’utero e a ripristinare il più possibile la fisionomia e la fisiologia normale prima del parto. Comunque, dopo l’espulsione del feto è necessario un controllo delle perdite ematiche e della contrattura dell’utero.

L’evidenza scientifica suggerisce di procedere con il parto vaginale dopo un precedente taglio cesareo e le donne dovrebbero essere incoraggiate in tal senso.

 

Fonti
www.vitadidonna.it
www.nascerebene.ch