Per meglio comprendere che cosa sia il polipo uterino, da dove insorga e quale evoluzione possa avere, è utile ricordare l’anatomia dell’utero.
L’utero è situato al centro del bacino femminile ed è simile ad una pera rovesciata costituita da un fondo nel quale si aprono gli orifizi tubarici, un corpo ed un collo che si apre a sua volta in vagina e va a toccare l’orifizio uterino esterno.
All’interno l’utero è rivestito da una mucosa, l’endometrio, che, ogni mese – a meno che non ci sia una qualche interruzione per vari motivi tipo una gravidanza o altro – diventa il teatro che mette in scena, la mestruazione.
Cosa è il polipo uterino?
Il polipo uterino è una neoformazione benigna che si può formare nell’endometrio della cavità uterina (polipi endometriali) o nella mucosa del canale cervicale (polipi endocervicali).
La sua forma è variabile ossia diversa poiché abbiamo polipi uterini filiformi ed assumono il nome di “polipi peduncolati” o possono avere una base più estesa e si chiamano “sessili”.
I polipi uterini solitamente possono comparire nella fascia pre-menopausale (40-50 anni), mentre sono più rari in menopausa e soprattutto in caso di recidive ovvero la ricomparsa su precedenti polipi.
All’interno dell’utero sono singoli o multipli.
Polipo uterino: quali sono i sintomi che possono insospettire?
Spesso non ci sono sintomi particolari, ma solo attraverso un’ecografia pelvica o transvaginale accompagnata da una normale visita ginecologica sono individuabili. Se compaiono i sintomi, si potrebbe verificare una piccola perdita ematica dalla vagina spontaneamente, in caso di sforzi, o dopo un rapporto sessuale; se la perdita dovesse essere abbondante si potrebbe pensare a qualcosa di diverso come per esempio la presenza di un polipo uterino all’interno di un utero a sua volta accresciuto (iperplasia endometriale).
Se dovesse accadere in post-menopausa si tratta solitamente di spotting saltuario vaginale. Una perdita al di fuori del ciclo mestruale o in menopausa spinge la donna a recarsi dallo specialista ma non è sempre il caso di allarmarsi; dovrebbe essere vista come un’anomalia da controllare e controllabile spesso attraverso farmaci e non sempre necessariamente chirurgicamente.
Altri sintomi da aggiungere sono:
- irregolarità mestruale di un certo spessore,
- mestruazioni abbondanti e dolorose,
- dolori durante i rapporti sessuali,
- perdite vaginali post-menopausali,
- spotting.
Una conseguenza alla crescita di un polipo in prossimità delle tube potrebbe essere l’infertilità o problemi di fertilità (si ha difficoltà ad avere un bambino o a portare avanti una gravidanza).
Come si può diagnosticare un polipo uterino?
E’ intuibile che in caso di polipi uterini esterni ovvero quando fuoriescono dall’orifizio uterino esterno, sono visualizzabili attraverso lo “speculum” (strumento usato esclusivamente dal ginecologo) e sono di circa ½-1 cm.
Se è posto più all’interno sarebbe preferibile un’ecografia transvaginale, seguita in caso di sospetto, dall’isteroscopia.
Quest’ultimo non è un esame invasivo o doloroso, ma serve a mettere a fuoco attraverso un particolare strumento (l’isteroscopio) il panorama uterino.
Una volta che si è avuta la conferma della presenza di tale polipo uterino, se è cervicale, si può procedere alla rimozione attraverso una piccola pinza ad anelli; questo piccolo intervento può avvenire in ambulatorio e non risulta particolarmente doloroso.
Quando si trova un polipo uterino di tipo “endometriale”, si complicano un pochino le cose poiché è necessario l’aiuto della chirurgia, o meglio l’isteroscopia terapeutica, con la quale si asporta il polipo e si consegna al patologo per un esame delle cellule.
Si potrebbe intervenire con l’isterectomia nel caso in cui si trovassero neoplasie, ma è raro.
A questo proposito c’è un dibattito tra gruppi di specialisti che è favorevole all’asportazione in età post-menopausale ed altri gruppi che propendono a curarlo in quanto è rarissima la degenerazione in forme neoplastiche.
Che fare?
Preferibilmente si chiama in aiuto l’ecografo, poiché è lo strumento più semplice e ed attendibile che dà immagini nitide della situazione in utero: potrebbero trovarsi polipi uterini vascolarizzati o polipi uterini atrofici ovvero polipi floridi e polipi non; sarà quindi lo specialista a decidere il da farsi. Il più spesso si consigliano controlli più frequenti per far sì che la paziente non corra rischi e stia più tranquilla.
Polipo uterino: chi rischia di più l’insorgenza
A parte l’età della fascia pre-menopausale o una predisposizione congenita, un rischio maggiore potrebbero correrlo donne in sovrappeso, ipertese, pazienti che assumono farmaci per curare di solito lievi neoplasie mammarie.
Concludendo, i polipi uterini sono il più spesso asintomatici, a meno che non si trovino più in profondità ed ostruiscono un orifizio tubarico; solo in quest’ultimo caso possono causare infertilità o sterilità.
Se la paziente decide di procedere alla fecondazione assistita il polipo uterino va rimosso.
Generalmente durante la gravidanza il polipo uterino va incontro a crescita e facile macerazione; per tale motivo si possono avere minacce di aborto.
L’obesità non aiuta poiché porta spesso a una degenerazione maligna del polipo stesso e quindi va asportato.
In post-menopausa il polipo va per lo più conservato, ma tenuto sotto controllo ogni 6 o 12 mesi senza che la paziente si allarmi.
Fonte:
Pescetto, Ginecologia ed Ostetricia, 2014