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Ginecologia e Ostetricia

Sindrome di hellp: non e’ un errore di spelling!

La sindrome di Hellp è una patologia che si può manifestare durante la gravidanza, non è un errore di spelling, il suo acronimo indica: H (Haemolisis = emolisi), EL (Epatic Enzym Elevated = enzimi epatici elevati), LP (Low platelets = riduzione numero di piastrine).

Ma cosa significa in parole più semplici? Quando si verifica? A chi devo rivolgermi per una diagnosi corretta? Ci sono sintomi spia?

Sindrome di hellp: di cosa si tratta

sindrome di hellpE’ una sindrome che colpisce le donne in gravidanza e che compare nel terzo trimestre o 1 settimana dopo il parto. Nel 20% dei casi rappresenta una complicazione della preeclampsia, dell’eclampsia, il distacco placentare ed infine la morte endouterina.

Le conseguenze sulla madre e sul feto potrebbero essere molto serie.

Tra le gestanti ad essere più colpite sono quelle che hanno avuto più gravidanze ed appartengono alla razza occidentale. Qualche volta, la sintomatologia è simile a quella dei malati che soffrono di epatite, di colecisti, di porpora trombocitopenica e vanno valutati attentamente.

Sindrome di hellp: quali sono i sintomi?

sindrome di hellp sintomiIl quadro clinico è aspecifico ma il più spesso si hanno dolori epigastrici, nausea, vomito, problemi sensori soprattutto alla vista, problemi coagulativi.

Una volta che si provano questi sintomi, si dovrebbe pensare ad alcuni esami di laboratorio per esaminare alcuni valori:

  • numero dei globuli rossi (anemia emolitica?),
  • emocromo,
  • alterazione dei globuli nella forma,
  • bilirubinemia,
  • transaminasi per il controllo degli enzimi epatici.

Chiaramente il numero delle piastrine risulta essere di molto inferiore alla media. Ed è proprio in base alla quantità di piastrine che la sindrome di Hellp si divide in 3 classi:

Classe I: piastrine inferiori a 50.000

Classe II: piastrine superiore a 50.000 ed inferiore a 100.000.

Classe III: il numero è compreso tra i 100 e i 150.000.

In presenza di tali risultati, il ginecologo che può arrivare alla diagnosi di sindrome di Hellp, dovrebbe suggerire un ricovero presso centri specializzati di assistenza alle gestanti e ai neonati. Andrebbero stabilizzate le condizioni della gestante e valutare il livello di sofferenza fetale.

Quanto alle terapie, si sceglie solitamente quella cortisonica, per controllare la produzione di piastrine o meglio ne aumenta il numero; poi si abbassano gli enzimi epatici e si ripristina la funzione regolare del fegato.

Nel feto si evitano complicazioni respiratorie; in presenza di una funzione renale che favorisca una buona diuresi, è possibile seguire un trattamento di tipo conservativo specie se la sindrome è comparsa prima della 34ma settimana.

In caso di ipertensione, preferibilmente si consigliano i farmaci chiamati calcioantagonisti o similari che verranno suggeriti dal cardiologo.

Per ogni altro singolo problema come un’anomala quantità e funzionalità dell’albumina nel sangue, il fibrinogeno con valori fuori norma, l’antitrombina inferiore all’80%, le piastrine inferiori a 30.000 si troverà la terapia più adeguata al vostro caso.

Sindrome di hellp e gravidanza

E’ possibile avere un’altra gravidanza per le coppie che hanno superato con successo la sindrome di hellp?

La risposta è affermativa, anche se non si può escludere totalmente possa ripresentarsi anche durante la seconda gestazione e non vi sono forme preventive.

La probabilità di rischio di soffrirne di nuovo è pari al 5%, quindi non è molto alta, pur tuttavia è bene che la coppia venga informata.

La sindrome di Hellp si verifica esclusivamente nelle donne in gravidanza o raramente dopo la prima settimana dal parto; va diagnosticata in tempo, poiché potrebbe avere conseguenze anche molto serie.

Essendo la sintomatologia aspecifica (nausea, dolori addominali e gastrici, ipertensione etc) nella lettura degli esami ematici vanno controllati con attenzione i valori relativi ala produzione e al numero delle piastrine così come dei globuli rossi.

Una pronta diagnosi permette alla donna di recarsi nei centri specializzati per essere monitorata; è necessario controllare sia i valori della mamma che quelli fetali per rendersi conto di come sta crescendo nell’utero materno.

Una volta individuata la patologia dovuta alla sindrome, si procede per via farmacologica utilizzando farmaci cortisonici, calcioantagonisti o specifici per la patologia indicata da sintomi e dai valori ematici.

E’ opportuno un periodo di attesa qualora i farmaci siano efficaci a migliorare il quadro clinico; se, però, purtroppo non ci dovessero essere i risultati sperati, il team medico preposto a monitorare la situazione deciderà il da farsi.

Il team medico dovrebbe essere costituito da ginecologi, ematologi, nefrologi, cardiologi, anestesista e neonatologo.

Il quesito che si pongono e al quale dovranno dare una risposta è: è il caso di procedere con la gravidanza o si deve optare per un parto immediato?

Fonte:

Ginecologia e Ostetricia a cura di Pescetto-De Cecco