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Malattie Infettive

Arrivato in Italia il superbatterio

Resistente alla maggior parte degli antibiotici, è arrivato anche in Italia il superbatterio “New Delhi”, con due casi di contagio già registrati. Originario dell’India, si è diffuso in Europa (Regno Unito, Francia, Svezia, Olanda), Stati Uniti e Canada. Nessun nuovo farmaco è efficace contro questo microrganismo, chiamato NDM-1. In Italia si registrano solo un paio di casi di contagio, in persone di ritorno da viaggi in Asia, e non c’è ancora una vera diffusione del superbatterio, che può provocare polmoniti, setticemie e infezioni.
C’è una situazione di allerta e il fenomeno è costantemente monitorato. I due italiani hanno contratto l’infezione in Asia, tuttavia al momento non c’è ancora una trasmissione sostenuta anche se, nulla impedisce, che possa esserci nel futuro. Ci sono altri batteri che sono resistenti alle stesse classi di antibiotici NDM-1 che circolano nel nostro Paese; ormai questo è un problema grave soprattutto per i batteri gram-negativi, anche perché queste infezioni circolano in reparti come le terapie intensive, dove i pazienti sono già debilitati da altre malattie gravi. I mezzi per difendersi da questi superbatteri sono ormai pochi: l’ultimo baluardo è rappresentato dalla colistina, ma nei casi in cui non funziona il problema diventa grave.
Con il nome di NDM-1 si definisce un gene in grado di “saltare” tra diversi batteri conferendo una speciale resistenza anche ai carbapenemi, una classe di antibiotici considerata l’ultimo baluardo contro i microrganismi resistenti. In Europa sono stati segnalati casi di contagio in 13 Paesi, tra cui Francia, Italia, Germania e Spagna, e ci sono stati sette morti.
Due terzi dei casi si sono verificati in Gran Bretagna e la maggior parte è associata a cure mediche o a viaggi nel subcontinente indiano, anche se una piccola parte deriva da un focolaio sviluppato nei Balcani. Secondo alcuni esperti solo due antibiotici riescono ad essere efficaci contro il batterio: la colistina, che però ha forti effetti collaterali, e la tigeciclina, che funziona in un numero limitato di casi.

Articolo di redazione
Fonte: Corriere della sera