La perdita parziale o totale della memoria, ovvero l’incapacità di rivangare esperienze passate, in termini medici è definita amnesia.
Con il passare degli anni, molte persone possono andare incontro a problemi di memoria, anche se non c’è un’età o una fascia di età o anche un sesso più soggetto a tale fenomeno. Di solito questo passaggio inizia con il dimenticare nomi di persona, poi fatti accaduti nei giorni passati o poco tempo prima, ed infine la relazione spaziale ossia la mancanza del senso di orientamento e dunque di smarrimento.
Se i vuoti di memoria sono frequenti significa che si è vicini ad una patologia più grave come per esempio la demenza o l’Alzheimer.
Quali possono essere le cause di tale disturbo?
Il disturbo di memoria può essere acuto o insorgere lentamente. Tra le cause acute si annoverano i traumi cranici, episodi ischemici, amnesia di totale transizione o infine l’anemia dissociativa di origine psicogena.
Tra le cause croniche troviamo invece le encefaliti, l’arteriosclerosi, ed altre patologie quali l’Alzheimer.
Quale parte del cervello è implicata nei disturbi di memoria?
Dagli ultimi studi sembra che nei pazienti affetti da frequente amnesia, hanno rilevato un ruolo importante alcune strutture cerebrali quali l’ippocampo, l’amigdala, il talamo collegato alla regione temporale ed occipitale del cervello.
Lesioni a carico di una di queste strutture hanno come conseguenza un deficit di memoria di breve termine, mentre la memoria pregressa a lungo termine è conservata perché più profonda.
Alcuni pazienti tentano di riempire i vasti vuoti di memoria con ricordi falsi ovvero con le confabulazioni che possono assumere le forme di invenzioni elaborate o di memoria vera, ma, mal localizzata nel tempo.
Le memorie più antiche quali il proprio nome sono quasi sempre risparmiate nelle amnesie dovute a danno organico, mentre possono essere danneggiate in quelle laddove interviene il danno funzionale poiché sono psicogene.
Come si presentano i diversi quadri clinici?
- Trauma cranico: i traumi che comportano una perdita di coscienza sono associati a perdita di memoria sia a breve che a lungo termine. L’amnesia retrograda copre un periodo variabile di tempo, precedente al trauma. Può essere presente un’amnesia globale. Il periodo di offuscamento del ricordo va riducendosi con la ripresa della coscienza.
- Amnesia per mancata ossigenazione cerebrale: tali condizioni si verificano nel caso dell’arresto cardiaco e nell’avvelenamento da ossido di carbonio o infine a causa di un’occlusione di un’arteria cerebrale.
- Amnesia globale transitoria: si può avere se si va incontro ad arteriosclerosi. La memoria retrograda in queste persone è spesso conservata, senza però che quello che accade di nuovo possa essere acquisito. Chi ne soffre ripete la stessa domanda più volte anche dopo brevi intervalli di tempo.
- Amnesia dissociativa psicogena: un trauma emotivo, uno stress da lavoro e una forte responsabilità rappresentano le cause principali della mancanza di memoria dissociativa. Ci si sente persi, e non si riesce a trovare più la cognizione del tempo e dello spazio.
Come si può arrivare alla diagnosi?
Bisognerebbe rendersi conto di quante volte si perda un mazzo di chiavi o quanto spesso non si vada ad un appuntamento; questi episodi vengono visti come sbadataggini, ma, potrebbero essere spie. Se vi capita questo, è il caso di rivolgersi al neurologo o al neuro-psicologo, raccontando le vostre esperienze ed in base ai dati raccolti per preparare l’anamnesi, lo specialista potrebbe richiedervi se esistono altri casi in famiglia nei quali si verifica questo e quando è comparso il disturbo.
Grazie a tali elementi potrà avere un quadro completo e soffermarsi sul funzionamento anomalo del sistema nervoso. Gli esami emato-chimici aiuteranno ad escludere una sindrome metabolica (iperglicemia, ipercolesterolemia, o un eccesso di trigliceridi).
Tra gli esami strumentali sono utili l’ECG, la spirometria, la Tac o la RNM del cranio e del sistema nervoso (cervello e singole parti).
Conclusioni
I disturbi della memoria sono caratteristici dell’età senile che comporta talvolta un vuoto di memoria anche nel momento in cui si deve ritornare a casa poiché l’indirizzo o la strada non tornano alla mente. È drammatico se si dimenticano le chiavi prima di uscire o se si lasciano nei luoghi in cui ci si reca.
Se gli episodi non sono dovuti a cause di tipo acuto come traumi e sono di tipo passeggero non destano particolare preoccupazione poiché sono abbastanza normali e si ritorna alla normalità; se, invece, si ripetono con una certa frequenza e sono determinati da problemi di altra natura (patologie o conseguenze di ictus, blocchi di flusso sanguigno ed ossigeno al cervello o ancora Alzheimer), andrebbero diagnosticati precocemente per rallentare l’evolversi del decadimento.
FONTE: Neurologia Clinica, a cura di D. A. Greenberg